Il Tirreno

Livorno

Rissa in piazza Cavour arrestati due giovani

di Gianni Tacchi
Rissa in piazza Cavour arrestati due giovani

Sono stati fermati per spaccio dopo il blitz della polizia nella loro casa in Venezia I due tunisini sarebbero fratelli: denunciata la fidanzata livornese del 19enne

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LIVORNO. Si sentivano braccati, sapevano di essere nel mirino. Lo conferma anche quella pagina del Tirreno dello scorso 12 ottobre, con articoli sui casi in cui sono coinvolti, trovata dalla polizia su un mobile del loro appartamento in Venezia, tra dosi di cocaina e alcuni cellulari per prendere appuntamenti per lo spaccio: avevano preso il giornale per sapere qualcosa in più sull’amico arrestato, per informarsi sulle indagini, per capire meglio gli ultimi sviluppi. «Quella pagina ritagliata dal Tirreno e poi sequestrata dagli agenti intervenuti - conferma Salvatore Blasco, il capo della squadra mobile - è la prova della loro consapevolezza, del loro timore di essere sotto l’attenzione per quanto fatto negli ultimi mesi, dallo spaccio alla violenza». E infatti sono stati fermati.

I tunisini Khaled Mejri, 26 anni, e Ahmed Mohamed, 19, sono stati arrestati e portati in carcere con l’accusa di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio. Entrambi irregolari sul territorio nazionale, nei confronti del primo - in Italia dal 2015 e seguito dal secondo un anno dopo - c’è anche un ordine di espulsione. Il blitz nella loro abitazione di via del Toro, che sarebbe stata subaffittata da una donna livornese, è scattato mercoledì scorso dopo settimane di pedinamenti e servizi: all’interno sono state trovate 35 dosi di cocaina (10 grammi, valore di circa 800 euro), una bilancina di precisione, quattro cellulari, una piccola parte dei proventi dell’attività di spaccio (90 euro) e appunto la pagina del nostro quotidiano, ma l’ipotesi degli agenti è che «la maggior parte della droga e dei soldi sia nascosta altrove».

La polizia, intervenuta dopo la vendita di una dose di droga da parte del 26enne in via degli Ammazzatoi, era sulle loro tracce da tempo perché i due fanno parte della banda di quattro tunisini che, nella notte tra l’11 e il 12 agosto, aggredirono due giovani marocchini in piazza Cavour: quella rissa venne filmata da un residente della zona e diventò subito virale, tra condivisioni sui social e indignazione. A questo punto manca solo il quarto tunisino da identificare, perché il primo - il 18enne Ahmed Chouchoui, conosciuto come Rayen e spacciatore abituale di un giovane livornese morto per overdose a inizio anno, al centro di quella pagina del Tirreno - è in carcere da due settimane con l’accusa di spaccio in concorso. «Ahmed Mohamed è quello che scaraventò lo sgabello sulla testa di uno dei due marocchini, una delle scene più sconvolgenti del video - continua Blasco - mentre Khaled Mejri seguì l’altro fino a casa per picchiarlo ancora. Il personale della polizia ha fatto un grande lavoro prima per l’identificazione e poi per l’arresto dei due, che fanno parte della banda di Chouchoui».

La polizia ritiene che Ahmed Mohamed stia mentendo sul nome, tanto da dichiarare di essere palestinese perché il rimpatrio in Palestina è più difficile rispetto a quello in Tunisina, e che sia addirittura il fratello di Khaled Mejri, ma per questo si aspetta il riconoscimento e la conferma ufficiale del consolato tunisino. Oltre all’arresto per spaccio, nei loro confronti sono scattate le denunce per lesioni aggravate (durante la rissa in piazza Cavour), resistenza a pubblico ufficiale (spinte agli agenti durante il blitz, quando il più giovane ha tentato anche di buttare la droga dalla finestra) e ricettazione (nel loro appartamento sono state trovate le chiavi di uno scooter rubato e parcheggiato sotto casa).

Con loro, nell’abitazione di via del Toro, c’era anche la fidanzata del 19enne tunisino, una livornese maggiorenne da appena un mese che è stata denunciata per detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio, visto che è stata sorpresa in quella casa. E proprio per la maggiore età, anche se raggiunta da poche settimane, la questura non ha potuto coinvolgere o informare la famiglia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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