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Il consiglio boccia l’ipotesi e chiama Rossi in Comune
La richiesta di Raspanti, l’accusa di Cannito. Aurigi: io zittito in modo arrogante Marchetti ironizza: «Con Google Maps in mezz’ora ho trovato soluzioni migliori»
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LIVORNO. «Inaccettabile», «inattuabile», «incredibile». Sono solo tre degli aggettivi che ieri molti consiglieri comunali hanno usato per commentare il progetto del rio Maggiore-bis saltato fuori due giorni fa dal Genio civile e dallo staff del commissario. È proprio a Enrico Rossi che ora i rappresentanti di varie forze politiche chiedono un’audizione in Comune. Non solo per parlare dell’ipotesi del rio Maggiore bis – nata per alleggerire la potenziale corsa dell’acqua nell’area del tombamento, dove il 10 settembre è morta un’intera famiglia, come ha evidenziato più volte Rossi – ma per parlare delle opere in cantiere, dei vari interventi da fare. Insomma, della gestione del post-nubifragio.
Il primo ad attaccare ieri pomeriggio in consiglio comunale è stato Edoardo Marchetti, fuoriuscito dal gruppo M5S ma rimasto in maggioranza. «In mezz’ora, e ci ho messo sicuramente più di Rossi che ha fatto un rigo su una mappa di Google – ha ironizzato – ho buttato giù un progetto alternativo...». Lo ha detto premettendo che la sua vuole essere una provocazione: «Solo in via del Giaggiolo potrebbero essere fatte tre casse di espansione: una a monte, una all’angolo con via dell’Uliveta e una a valle. Più altre quattro: sulla sponda destra del viale Boccaccio, in via Cattaneo accanto alla tombatura, in fondo a via di Popogna prima del ponte, e dove ci sono i campi da calcetto dei pompieri, delocalizzandoli». «Da un banale calcolo, certo più approfondito di quello che è stato fatto – punzecchia – potrebbero così esserci 147mila metri cubi di contenimento di acqua in più rispetto ai 212mila attuali”».
Giuseppe Grillotti (Livorno libera) va giù duro col commissario: secondo lui è stato «scorretto nei rapporti», per come è saltata fuori l’ipotesi progettuale, e definisce «inaccettabile» il «disegnino» che si è visto per ora.
Anche Marco Cannito (Cd) parla di «intervento scriteriato», «non si può pensare di fare opere slegate dal contesto urbano». E la mette sul piano politico, usando parole pesanti: «Attenti a fare campagne elettorali sulle sfortune della gente».
Dai banchi del Pd non interviene nessuno. Mentre è Andrea Raspanti (Futuro) a chiedere per primo di convocare il commissario nel salone comunale, rivolgendogli un appello ad «avviare un percorso di condivisione con la città». «Difficile – dice – non essere d’accordo con Marchetti quando mette in evidenza come un’opera così impattante sia venuta fuori senza alcun percorso di condivisione, al di là del merito dell’intervento». Sulla stessa lunghezza d’onda Alessandro Mazzacca (Ll): «Si renda partecipe la città delle opere che vanno a modificarne l’assetto».
Una proposta-assist, quella di convocare Rossi in Comune, che viene subito accolta dal grillino Francesco Bastone, che presiede la commissione d’indagine aperta dopo l’alluvione.
«Quello che abbiamo letto ci ha lasciati interdetti, non si può fare una proposta così incredibile, in così poco tempo, si lavori insieme ai nostri tecnici...», è la posizione anche di Elisa Amato, guardando al canale che attraverserebbe l’area degli impianti spostivi.
L’assessore Alessandro Aurigi, che mercoledì si è scontrato con il commissario dopo il sopralluogo in via Cattaneo, a questo giro sembra sentirsi spalleggiato. E subito dice: «Mi fa piacere che il consiglio sia abbastanza unanime su queste perplessità, le avevo avanzate a Rossi, ma sono stato zittito in maniera arrogante». «Mi è dispiaciuto – aggiunge – sentire argomentare un intervento così impegnativo per la città e non sufficientemente supportato da valutazioni tecniche, semplicemente alludendo ai morti che purtroppo ci sono stati». Per Aurigi c’è stata una «sottovalutazione»: «Abbiamo appreso questa cosa così, invece andava condivisa prima».
Aurigi torna poi a chiedere dove si troverebbero i soldi. Dice che per tutte le opere da fare dopo l’alluvione servirebbero «60 milioni», «attualmente i soldi a disposizione sono 35 milioni, 28 di questi andranno a coprire interventi di soccorso e di somma urgenza», quindi «rimangono 7 milioni per la gestione del rischio residuo» (dove rientra il rio Maggiore bis). «Ribadisco le mie perplessità – conclude – la proposta è azzardata là dove non è supportata da uno studio idraulico approfondito e da elementi tecnici che ci dicano con certezza che è la soluzione migliore. Per noi possono essere realizzati interventi a monte dell’area urbanizzata».
Juna Goti
Il primo ad attaccare ieri pomeriggio in consiglio comunale è stato Edoardo Marchetti, fuoriuscito dal gruppo M5S ma rimasto in maggioranza. «In mezz’ora, e ci ho messo sicuramente più di Rossi che ha fatto un rigo su una mappa di Google – ha ironizzato – ho buttato giù un progetto alternativo...». Lo ha detto premettendo che la sua vuole essere una provocazione: «Solo in via del Giaggiolo potrebbero essere fatte tre casse di espansione: una a monte, una all’angolo con via dell’Uliveta e una a valle. Più altre quattro: sulla sponda destra del viale Boccaccio, in via Cattaneo accanto alla tombatura, in fondo a via di Popogna prima del ponte, e dove ci sono i campi da calcetto dei pompieri, delocalizzandoli». «Da un banale calcolo, certo più approfondito di quello che è stato fatto – punzecchia – potrebbero così esserci 147mila metri cubi di contenimento di acqua in più rispetto ai 212mila attuali”».
Giuseppe Grillotti (Livorno libera) va giù duro col commissario: secondo lui è stato «scorretto nei rapporti», per come è saltata fuori l’ipotesi progettuale, e definisce «inaccettabile» il «disegnino» che si è visto per ora.
Anche Marco Cannito (Cd) parla di «intervento scriteriato», «non si può pensare di fare opere slegate dal contesto urbano». E la mette sul piano politico, usando parole pesanti: «Attenti a fare campagne elettorali sulle sfortune della gente».
Dai banchi del Pd non interviene nessuno. Mentre è Andrea Raspanti (Futuro) a chiedere per primo di convocare il commissario nel salone comunale, rivolgendogli un appello ad «avviare un percorso di condivisione con la città». «Difficile – dice – non essere d’accordo con Marchetti quando mette in evidenza come un’opera così impattante sia venuta fuori senza alcun percorso di condivisione, al di là del merito dell’intervento». Sulla stessa lunghezza d’onda Alessandro Mazzacca (Ll): «Si renda partecipe la città delle opere che vanno a modificarne l’assetto».
Una proposta-assist, quella di convocare Rossi in Comune, che viene subito accolta dal grillino Francesco Bastone, che presiede la commissione d’indagine aperta dopo l’alluvione.
«Quello che abbiamo letto ci ha lasciati interdetti, non si può fare una proposta così incredibile, in così poco tempo, si lavori insieme ai nostri tecnici...», è la posizione anche di Elisa Amato, guardando al canale che attraverserebbe l’area degli impianti spostivi.
L’assessore Alessandro Aurigi, che mercoledì si è scontrato con il commissario dopo il sopralluogo in via Cattaneo, a questo giro sembra sentirsi spalleggiato. E subito dice: «Mi fa piacere che il consiglio sia abbastanza unanime su queste perplessità, le avevo avanzate a Rossi, ma sono stato zittito in maniera arrogante». «Mi è dispiaciuto – aggiunge – sentire argomentare un intervento così impegnativo per la città e non sufficientemente supportato da valutazioni tecniche, semplicemente alludendo ai morti che purtroppo ci sono stati». Per Aurigi c’è stata una «sottovalutazione»: «Abbiamo appreso questa cosa così, invece andava condivisa prima».
Aurigi torna poi a chiedere dove si troverebbero i soldi. Dice che per tutte le opere da fare dopo l’alluvione servirebbero «60 milioni», «attualmente i soldi a disposizione sono 35 milioni, 28 di questi andranno a coprire interventi di soccorso e di somma urgenza», quindi «rimangono 7 milioni per la gestione del rischio residuo» (dove rientra il rio Maggiore bis). «Ribadisco le mie perplessità – conclude – la proposta è azzardata là dove non è supportata da uno studio idraulico approfondito e da elementi tecnici che ci dicano con certezza che è la soluzione migliore. Per noi possono essere realizzati interventi a monte dell’area urbanizzata».
Juna Goti
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