Il Tirreno

Livorno

Crac milionario al campeggio, condanna bis per "Beppe" Doveri

di Federico Lazzotti
Crac milionario al campeggio, condanna bis per "Beppe" Doveri

Livorno, all’imprenditore 6 anni e 4 mesi di reclusione. A Sergio Quilici, sua braccio destro 6 anni e 9 mesi. Assolti la figlia e il cugino

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LIVORNO. È lungo (tre pagine) e molto articolato il dispositivo con il quale il tribunale di Livorno ha condannato a sei anni e quattro mesi di reclusione l’imprenditore Giuseppe “Beppe” Doveri, 69 anni, e a sei anni e nove mesi Sergio Quilici, 50, considerato l’amministratore di fatto delle società riconducibili allo stesso Doveri. E in particolare alla Turmar spa, una sorta di salvadanaio – secondo l’accusa – dal quale per anni sono entrati e usciti soldi, addirittura milioni di euro, e proprietà immobiliari, a cominciare dalla villa holliwodiana di via Montebello, con il risultato di aver frodato l’Erario. La sentenza depositata lo scorso 3 ottobre riguarda il processo bis nei confronti dell’imprenditore che nel maggio di due anni fa era stato condannato (con rito immediato) a otto anni di reclusione proprio per la bancarotta fraudolenta della Turmar, stimata in venti milioni di euro.

«In appello – puntualizza l’avvocato Davide Lera che con il collega Massimo Girardi difende Doveri – quella prima sentenza è stata già ridotta a sei anni e nove mesi. In ogni caso, in sede di una eventuale esecuzione della pena, sarà fatto un ricalcolo visto che molti dei reati contestati sono in continuazione». Stavolta al centro delle accuse nei confronti del sessantanovenne, arrestato dalla finanza il 29 aprile del 2012, c’era la bancarotta fraudolenta in qualità di amministratore pro tempore della International Camping Etruria srl, la società che gestiva l’omonimo campeggio nella zona di Castagneto Carducci e i reati tributari dal 2010 in poi, visto che quelli precedenti sono risultati prescritti o non sussistenti.

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Secondo la Procura, Doveri ha occultato i beni della del patrimonio sociale e in particolare ha distratto cospicue somme di denaro trasferendole sul proprio conto personale e di conseguenza mandando in perdita la stessa società per le annualità 2008, 2009 e 2010. Oppure trasferendo migliaia di euro dai conti della “Ice” a quelli di società che controllava, come la stessa Turmar oppure la Edilever. «Fino a creare – si legge nell’imputazione – una passività accertata di oltre quattro milioni di euro». È in questo contesto che la stessa Procura ha chiesto quattro anni fa il fallimento della società potendo poi contestare a Doveri la bancarotta fraudolenta. «La società – puntualizzano gli avvocati di Doveri è stata poi ammessa al concordato preventivo e ha pagato tutti i creditori». Ma nonostante ciò – come prevede il codice – il reato è stato ugualmente contestato.

Nel processo non erano imputati solo Doveri e Quilici, ma anche la figlia dell’imprenditore– Gianna Doveri – e il cugino Daniele. Entrambi sono stati assolti. La prima, accusata in concorso di frode fiscale per la cessione della villa al numero 99 di via Montebello, per intervenuta prescrizione, il secondo perché il fatto non sussiste per quello che riguarda l’accusa di aver presentato dichiarazioni infedeli nella gestione del campeggio di Castagneto.

A margine del dispositivo, oltre alle condanne e alle interdizioni, buona parte della sentenza riguarda la confisca dei beni. Il collegio, presieduto dal giudice Carlo Cardi ha disposto per Quilici la confisca fino a 355.993,51 mentre per Doveri fino a 2.957.424. A cominciare da villa Montebello, una casa in Borgo Cappuccini, un terzo di un terreno edificabile in via Norvegia e circa 2.500 euro in contanti. Inoltre nei confronti dell’imprenditore il collegio ha disposto il sequestro conservativo a garanzia del pagamento delle spese processuali di cinque Rolex e un lingotto d’oro di 50 grammi.
 

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