Il presidio
«E ora speriamo di riavere qualcosa»
Cittadini divisi: c’è chi non crede nei rimborsi e chi ha trovato tutte le risposte
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LIVORNO. «Andrò a spendere circa 15mila euro, ho riempito i moduli, speriamo bene». La speranza di Roberto Bernardini è la stessa di tutti i livornesi che ieri si sono messi in fila e hanno bussato agli sportelli comunali. «L’acqua che arrivava dall’Aurelia – spiega – è entrata in via del Fagiano e ha invaso il mio condominio. Nel seminterrato ho uno stanza che è adibita a studio. Avevo due computer. Il portatile era in terra ed è stato sommerso. E anche il fisso è andato ko, così come le macchine fotografiche e la cinepresa. L’ondata ha raggiunto 50 centimetri d’altezza. Ho dovuto gettare via tutto, venerdì mi arrivano i mobili nuovi. Nessun negozio ha fatto uno sconto per gli alluvionati. Fare una stima dei danni è difficile, ma se provo a fare il calcolo, la cifra sale parecchio».
Maria Sacco vive in via delle Macchie, a poca distanza dal carcere delle Sughere. È una delle zone più colpite dalla furia dell’acqua. «Il tetto – racconta – è venuto giù, il controsoffitto non ha retto e la casa si è allagata. Le incrostazioni sono arrivate fino al soffitto. Il giardino è irriconoscibile, così come gli interni». E allo sportello, come ribadisce, sperava di ricevere un’assistenza maggiore. «Sono venuta in Comune convinta che mi dessero subito un aiuto. Invece no, chissà quando arriverà qualcosa... Devo compilare un foglio che poi dovrà essere portato in via Nardini». Qualche perplessità anche per Nicla Tomei, che abita in via Norvegia. «Sono una collezionista – dice – e in casa avevo quadri, oggetti di antiquariato, ceramiche preziose. Alcuni armadi erano dell’inizio del’ 900 e valevano più di mille euro. È difficile fare una somma dei danni perché avevo tanta roba, e poi anche perché subito dopo l’alluvione ho buttato via un po’ di tutto, forse anche cose che potevo salvare. Tra l’altro senza fotografare niente. Ma lì per lì non ti rendi conto di quello che fai e mi sono fatta prendere dall’emotività. D’altra parte la cucina era distrutta e mentre la smontavo, aprendo i cassetti, mi rimanevano le maniglie in mano». «Ho già capito – aggiunge Sergio Pierini – verranno rimborsati solo quelli che hanno subìto danni grossi. E probabilmente non avranno un risarcimento completo neanche loro. Bisognerà presentare delle perizie, ma sono a carico dell’utente. E se uno deve spendere dei soldi senza avere la certezza di avere un rimborso, allora non ne vale neanche la pena».
È venuta via soddisfatta, invece, Daniela Nardini. «Hanno spiegato tutto nei dettagli, mi hanno messo a mio agio e hanno risposto a qualsiasi domanda. Sono venuta a prendere il foglio per mio padre, che abita in via Pacinotti, e per mia suocera, che sta in via Cambini a Salviano. Sono tantissime le cose che abbiamo perso». Tutto ok anche per Giulia Moschini. «Sapevo già cosa fare – ha detto – perché mi sono informata su internet e leggendo il Tirreno. Nel modulo, però, si parla solo di beni immobili. Io invece ho subito dei danni alla macchina. Perciò volevo avere delle delucidazioni e mi è stato detto di fare la documentazione completa dei danni anche dell’auto con le fotografie allegate». «Sono venuto a chiedere come fare per far rimuovere la macchina – ha chiuso Carlo Fenzi – io abito in via dei Pensieri e l’auto va buttata via. Ho riempito i moduli, poi andrò in via Nardini».
(n.c.)
Maria Sacco vive in via delle Macchie, a poca distanza dal carcere delle Sughere. È una delle zone più colpite dalla furia dell’acqua. «Il tetto – racconta – è venuto giù, il controsoffitto non ha retto e la casa si è allagata. Le incrostazioni sono arrivate fino al soffitto. Il giardino è irriconoscibile, così come gli interni». E allo sportello, come ribadisce, sperava di ricevere un’assistenza maggiore. «Sono venuta in Comune convinta che mi dessero subito un aiuto. Invece no, chissà quando arriverà qualcosa... Devo compilare un foglio che poi dovrà essere portato in via Nardini». Qualche perplessità anche per Nicla Tomei, che abita in via Norvegia. «Sono una collezionista – dice – e in casa avevo quadri, oggetti di antiquariato, ceramiche preziose. Alcuni armadi erano dell’inizio del’ 900 e valevano più di mille euro. È difficile fare una somma dei danni perché avevo tanta roba, e poi anche perché subito dopo l’alluvione ho buttato via un po’ di tutto, forse anche cose che potevo salvare. Tra l’altro senza fotografare niente. Ma lì per lì non ti rendi conto di quello che fai e mi sono fatta prendere dall’emotività. D’altra parte la cucina era distrutta e mentre la smontavo, aprendo i cassetti, mi rimanevano le maniglie in mano». «Ho già capito – aggiunge Sergio Pierini – verranno rimborsati solo quelli che hanno subìto danni grossi. E probabilmente non avranno un risarcimento completo neanche loro. Bisognerà presentare delle perizie, ma sono a carico dell’utente. E se uno deve spendere dei soldi senza avere la certezza di avere un rimborso, allora non ne vale neanche la pena».
È venuta via soddisfatta, invece, Daniela Nardini. «Hanno spiegato tutto nei dettagli, mi hanno messo a mio agio e hanno risposto a qualsiasi domanda. Sono venuta a prendere il foglio per mio padre, che abita in via Pacinotti, e per mia suocera, che sta in via Cambini a Salviano. Sono tantissime le cose che abbiamo perso». Tutto ok anche per Giulia Moschini. «Sapevo già cosa fare – ha detto – perché mi sono informata su internet e leggendo il Tirreno. Nel modulo, però, si parla solo di beni immobili. Io invece ho subito dei danni alla macchina. Perciò volevo avere delle delucidazioni e mi è stato detto di fare la documentazione completa dei danni anche dell’auto con le fotografie allegate». «Sono venuto a chiedere come fare per far rimuovere la macchina – ha chiuso Carlo Fenzi – io abito in via dei Pensieri e l’auto va buttata via. Ho riempito i moduli, poi andrò in via Nardini».
(n.c.)
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