I "bimbi della mota", centinaia di giovani spalano il fango a Livorno
Il professor Giannini: «Livorno dovrà ricordare questi giorni con sofferenza, ma anche con orgoglio».Toto Barbato è d’accordo: «Fatevi pure i selfie quando spalate se questo serve a far venire altra gente»
LIVORNO. A Livorno li chiamano tutti “i bimbi della mota”. Sono le centinaia di ragazzi e ragazzi che spontaneamente, all’indomani del disastroso nubifragio che ha colpito a Livorno, si sono messi a disposizione della collettività per riportare il più presto possibile Livorno alla normalità. C’è chi ha spalato, chi ha pulito, chi ha raccolto rifiuti, chi con i secchi ha svuotato garage e scantinati.
Molti di loro sono studenti, che hanno voluto deicare gli ultimi giorni di vacanza - le scuole riapriranno domani - per dare una mano alla città: qualcuno è andato ad aiutare parenti, amici o conoscenti mentre altri sono sempliucemente andati dove c’era bisogno. E così sono diventati il simbolo di una città che vuole rialzarsi dopo essere stata messa in ginocchio dalla più terribile catastrofe naturale degli ultimi 50 anni.
Chi abbia coniato la definizione “bimbi della mota” non è dato a sapersi con certezza. Di certo chi l’ha pubblicizzata e sostenuta anche sui social è Lamberto Giannini, psicopedagogista e professore al liceo Enriques. «La dizione angeli del fango è già stata usata - scrive Giannini su Facebook riferendosi ai volontari che aiutarono Firenze dopo l’alluvione del 1966 - Come molti hanno già suggerito diamo una definizione diversa perché Livorno dovrà ricordare questi giorni con sofferenza ma anche con orgoglio: per questo ribattezzerei questa generazione i “bimbi della mota”.
[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:foto-e-video:1.15847675:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/foto-e-video/2017/09/13/fotogalleria/alluvione-a-livorno-i-nostri-giovani-la-nostra-speranza-1.15847675]]
Una definizione meno raffinata ma che sicuramente rende bene l’idea della generosità di questi giovani di cui Livorno deve andare orgogliosa. Un concetto che viene ribadito anche da Toto Barbato, direttore artistico del The Cage. «Bimbe e bimbe livornesi - scrive sul suo profilo - che state passando le vostre giornate in mezzo al fango, non date retta ai soliti rosiconi, scattatevi tutti i selfie che volete quando spalate, fatevi foto e condividete più possibile, voi siete belli e ve lo potete permettere ... anzi, più fate così e più gente verrà ad aiutarvi. L'importante è continuare a spalare, il resto son chiacchiere da social network».
[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:foto-e-video:1.15852561:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/foto-e-video/2017/09/14/fotogalleria/i-volontari-al-lavoro-nel-fango-1.15852561]]
E a chi l’ha rimproverato per il richiamo ai selfie, Barbato ha risposto con decisione: «La verità è che tanta gente fino ad oggi è andata a spalare e la cosa importante è che ci torni anche domani ... Se un ragazzo spala, e si fa i selfie, non fa male a nessuno anzi, a livello comunicativo, porta altri ragazzi a spalare».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
