Eni, un tavolo per monitorare l’inquinamento
Dopo gli sversamenti, ecco i primi risultati delle centraline di Arpat che aumenterà i controlli
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LIVORNO. Un tavolo per gestire l’emergenza ambientale dopo il nubifragio di domenica. Dopo la riunione di ieri al centro di coordinamento della protezione civile, su sollecitazione del presidente della Regione e del sindaco di Collesalvetti, in accordo con Usl e Arpat, è stato istituito un tavolo specifico rivolto alla gestione della situazione ambientale e alle eventuali problematiche sanitarie connesse, emerse nella frazione di Stagno. Il tavolo sarà coordinato dal sindaco di Colle, Lorenzo Bacci.
I riflettori sono puntati sulla raffineria Eni, spenta domenica mattina dopo l’allagamento. La città si è accorta degli sversamenti quando un puzzo di gasolio e nafta ha iniziato a invadere l’aria. Per quanto riguarda le maleodoranze collegate alle emissioni diffuse di idrocarburi, segnalate ancora ieri a Livorno e a Stagno, Arpat ha comunicato i primi risultati delle rilevazioni della centralina di via La Pira, appartenente alla rete regionale Qualità dell'Aria, ripristinata martedì alle 14, dopo l'alluvione. I primi dati – è stato riferito – fanno emergere che non ci sono variazioni rispetto ai valori misurati prima dell’alluvione che ha interessato la raffineria.
Ma Arpat installerà una centralina mobile anche in via della Costituzione a Stagno, vicino alle scuole Rodari, che consentirà di effettuare un monitoraggio specifico a Stagno. Saranno monitorati gli inquinanti: monossido di carbonio, biossido di zolfo, ossidi di azoto, Btx (benzene toluene e Xileni).
Il governatore della Toscana, Enrico Rossi, ha commentato positivamente i primi passi per cercare di superare le criticità: «Le istituzioni pubbliche monitorano appieno la situazione e le operazioni che l'azienda sta svolgendo per ritornare alla normalità».
«Pongo ora all'Eni di Livorno – ha aggiunto il presidente – alcuni interrogativi su quanto è accaduto. Il primo riguarda la questione del come sia potuto accadere che un sito industriale sia diventato cassa di esondazione delle acque alluvionali, al di fuori e all'interno dello stabilimento stesso. Trattandosi di uno sito industriale ad elevato rischio ambientale, soggetto alla normativa Seveso, è evidente che per evitare ingenti disastri ambientali si debbano prendere in considerazione non solo gli eventi che possono accadere nello stabilimento, ma anche quelli che possono avvenire all'esterno di esso».
I riflettori sono puntati sulla raffineria Eni, spenta domenica mattina dopo l’allagamento. La città si è accorta degli sversamenti quando un puzzo di gasolio e nafta ha iniziato a invadere l’aria. Per quanto riguarda le maleodoranze collegate alle emissioni diffuse di idrocarburi, segnalate ancora ieri a Livorno e a Stagno, Arpat ha comunicato i primi risultati delle rilevazioni della centralina di via La Pira, appartenente alla rete regionale Qualità dell'Aria, ripristinata martedì alle 14, dopo l'alluvione. I primi dati – è stato riferito – fanno emergere che non ci sono variazioni rispetto ai valori misurati prima dell’alluvione che ha interessato la raffineria.
Ma Arpat installerà una centralina mobile anche in via della Costituzione a Stagno, vicino alle scuole Rodari, che consentirà di effettuare un monitoraggio specifico a Stagno. Saranno monitorati gli inquinanti: monossido di carbonio, biossido di zolfo, ossidi di azoto, Btx (benzene toluene e Xileni).
Il governatore della Toscana, Enrico Rossi, ha commentato positivamente i primi passi per cercare di superare le criticità: «Le istituzioni pubbliche monitorano appieno la situazione e le operazioni che l'azienda sta svolgendo per ritornare alla normalità».
«Pongo ora all'Eni di Livorno – ha aggiunto il presidente – alcuni interrogativi su quanto è accaduto. Il primo riguarda la questione del come sia potuto accadere che un sito industriale sia diventato cassa di esondazione delle acque alluvionali, al di fuori e all'interno dello stabilimento stesso. Trattandosi di uno sito industriale ad elevato rischio ambientale, soggetto alla normativa Seveso, è evidente che per evitare ingenti disastri ambientali si debbano prendere in considerazione non solo gli eventi che possono accadere nello stabilimento, ma anche quelli che possono avvenire all'esterno di esso».
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