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Si allaga la raffineria, idrocarburi in mare
di Giulio Corsi
Eni ferma tutti gli impianti, 60 lavoratori rimandati a casa
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LIVORNO. La raffineria è diventata un lago. La pioggia di sabato notte ha invaso i piazzali e creato un enorme bacino artificiale dentro alla fabbrica dell’Eni, dove l’acqua, in alcune aree, ha raggiunto anche il metro e mezzo di altezza. Da tre giorni tutti gli impianti sono spenti e lo stabilimento è completamente isolato. Ad oggi non c’è una data ipotetica di riaccensione: prima bisognerà attendere che le acque si ritirino, poi avverrà il controllo delle strumentazioni e l’eventuale riparazione dei danni, che secondo alcuni addetti sarebbero ingenti. «Non ricordiamo negli ultimi decenni uno stop alla produzione di questa durata», raccontavano ieri alcuni storici operai di quella che per molti livornesi si chiama ancora Stanic.
Non ci sono conferme che il blocco della fabbrica abbia causato le forti maleodoranze che domenica hanno invaso i quartieri nord e il centro di Livorno. Di certo, dentro alla fabbrica la pioggia ha creato problemi enormi e ha causato lo sversamento di idrocarburi nei canali che costeggiano la raffineria e che sfociano in porto.
Una lunga lingua nero petrolio ieri, attorno all’ora di pranzo, sono state immortalate nell’Ugione, ma erano già state segnalate da alcuni nostri lettori nella giornata di domenica.
Eni - interpellata dal Tirreno - ieri sera ha parlato di «una leggera perdita di acqua mista a idrocarburi pesanti confluita in un fosso limitrofo al perimetro della raffineria, passando attraverso un varco del muro di cinta».
Secondo la società «questa è risultata essere l’unica fuoriuscita da tutto il perimetro». Ma sempre ieri pomeriggio altre macchie simili venivano avvistate nell’Antifosso delle Acque Chiare, un canale che passa dietro alla raffineria e confluisce nello Scolmatore all’altezza delle Porte Vinciane, praticamente in Darsena Toscana. Ad allertare l’Arpat e fornirle la documentazione fotografica era il consigliere comunale Grillotti.
Proprio l’Arpat, insieme alla capitaneria, veniva coinvolta per valutare i danni ambientali causati dallo sversamento nell’Ugione, mentre la Labromare provvedeva alle operazioni anti inquinamento, utilizzando barriere e provvedendo al pompaggio, che ieri sera non era comunque ancora terminato. Secondo Eni il prodotto è comunque stato confinato e in gran parte recuperato.
Il blocco della produzione - deciso nelle prime ore di domenica - è stato comunicato ieri mattina agli impiegati e ai cosiddetti “giornalieri” che sono stati fermati davanti ai cancelli di via Firenze e rimandati a casa, in permesso. Da oggi invece saranno in ferie. Si tratta di una sessantina di lavoratori su un organico di 420 unità.
Nella fabbrica per adesso restano solo tecnici e operai delle turnazioni oltre a quelli delle manutenzioni: il loro compito è quello di presidiare gli impianti e gestire eventuali emergenze.
Eni ha diramato un comunicato in cui annunciava il blocco della fabbrica solo ieri pomeriggio, un’ora dopo che il ministro dell’ambiente Gianluca Galletti aveva dato notizia di quanto accaduto in raffineria, 30 ore dopo l’allagamento della fabbrica.
«Gli impianti sono stati fermati in via precauzionale - spiegava la nota -. Il management della raffineria ha eseguito le operazioni nella prima mattina di domenica in totale sicurezza e anticipando ogni possibile criticità».
Nel tardo pomeriggio la direzione ha incontrato i sindacati e le Rsu per illustrare la situazione. «L’azienda ci ha informato che sono state messe in atto tutte le manovre previste dalle procedure di messa in sicurezza degli impianti e la loro relativa fermata», ha spiegato il segretario della Filctem Cgil Gianluca Persico.
In una nota poi le Rsu hanno evidenziato «le rassicurazioni che il ripristino della funzionalità della raffineria sarà effettuato garantendo la massima attenzione all’ambiente e alla sicurezza. Nei prossimi giorni continuerà il confronto con l’azienda per monitorare la situazione».
Non ci sono conferme che il blocco della fabbrica abbia causato le forti maleodoranze che domenica hanno invaso i quartieri nord e il centro di Livorno. Di certo, dentro alla fabbrica la pioggia ha creato problemi enormi e ha causato lo sversamento di idrocarburi nei canali che costeggiano la raffineria e che sfociano in porto.
Una lunga lingua nero petrolio ieri, attorno all’ora di pranzo, sono state immortalate nell’Ugione, ma erano già state segnalate da alcuni nostri lettori nella giornata di domenica.
Eni - interpellata dal Tirreno - ieri sera ha parlato di «una leggera perdita di acqua mista a idrocarburi pesanti confluita in un fosso limitrofo al perimetro della raffineria, passando attraverso un varco del muro di cinta».
Secondo la società «questa è risultata essere l’unica fuoriuscita da tutto il perimetro». Ma sempre ieri pomeriggio altre macchie simili venivano avvistate nell’Antifosso delle Acque Chiare, un canale che passa dietro alla raffineria e confluisce nello Scolmatore all’altezza delle Porte Vinciane, praticamente in Darsena Toscana. Ad allertare l’Arpat e fornirle la documentazione fotografica era il consigliere comunale Grillotti.
Proprio l’Arpat, insieme alla capitaneria, veniva coinvolta per valutare i danni ambientali causati dallo sversamento nell’Ugione, mentre la Labromare provvedeva alle operazioni anti inquinamento, utilizzando barriere e provvedendo al pompaggio, che ieri sera non era comunque ancora terminato. Secondo Eni il prodotto è comunque stato confinato e in gran parte recuperato.
Il blocco della produzione - deciso nelle prime ore di domenica - è stato comunicato ieri mattina agli impiegati e ai cosiddetti “giornalieri” che sono stati fermati davanti ai cancelli di via Firenze e rimandati a casa, in permesso. Da oggi invece saranno in ferie. Si tratta di una sessantina di lavoratori su un organico di 420 unità.
Nella fabbrica per adesso restano solo tecnici e operai delle turnazioni oltre a quelli delle manutenzioni: il loro compito è quello di presidiare gli impianti e gestire eventuali emergenze.
Eni ha diramato un comunicato in cui annunciava il blocco della fabbrica solo ieri pomeriggio, un’ora dopo che il ministro dell’ambiente Gianluca Galletti aveva dato notizia di quanto accaduto in raffineria, 30 ore dopo l’allagamento della fabbrica.
«Gli impianti sono stati fermati in via precauzionale - spiegava la nota -. Il management della raffineria ha eseguito le operazioni nella prima mattina di domenica in totale sicurezza e anticipando ogni possibile criticità».
Nel tardo pomeriggio la direzione ha incontrato i sindacati e le Rsu per illustrare la situazione. «L’azienda ci ha informato che sono state messe in atto tutte le manovre previste dalle procedure di messa in sicurezza degli impianti e la loro relativa fermata», ha spiegato il segretario della Filctem Cgil Gianluca Persico.
In una nota poi le Rsu hanno evidenziato «le rassicurazioni che il ripristino della funzionalità della raffineria sarà effettuato garantendo la massima attenzione all’ambiente e alla sicurezza. Nei prossimi giorni continuerà il confronto con l’azienda per monitorare la situazione».
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