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Tarzia al comando della Capitaneria

Tarzia al comando della Capitaneria

Passaggio di consegne alla guida della Guardia costiera Il saluto di Di Marco: «Qui non mi sono mai sentito solo» 

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LIVORNO. «In questi due anni non mi sono mai sentito solo», dice Vincenzo Di Marco lasciando il comando della Capitaneria di porto di Livorno e della direzione marittima della Toscana. «Lavorerò con impegno e dedizione per una comunità di cui mi sento già parte», sottolinea invece il successore Giuseppe Tarzia. Il passaggio di consegne al molo capitaneria di ieri è stato un vortice di emozioni, una cerimonia illuminata anche da un gesto bellissimo del contrammiraglio Di Marco, che al termine dei ringraziamenti ha stravolto il programma e portato un mazzo di fiori alla moglie, tra gli applausi di un pubblico formato da autorità cittadine, provinciali e regionali.

Tarzia si è insediato proprio ieri, dopo aver ceduto il comando della direzione marittima del Lazio e della Capitaneria di porto di Civitavecchia, sotto gli occhi comandante generale del corpo delle Capitanerie di porto Vincenzo Melone. «Di Marco mi lascia un’istituzione sana e compatta - le sue parole - Livorno non rievoca soltanto i miei anni di formazione in Accademia e quelli passati da vice-comandante di questa capitaneria, ma è anche e soprattutto un capitolo nuovo della mia vita. Responsabilità, rigore e trasparenza saranno le basi del nostro lavoro».

Percorso inverso per Di Marco, che andrà al comando generale di Roma per coprire il prestigioso incarico di capo del quarto reparto, che si occupa delle gestione dei mezzi aeronavali della guardia costiera. «Livorno ha un waterfront spettacolare e merita grande attenzione - il saluto dell’ormai ex comandante della nostra guardia costiera - credo che sia stato un percorso costruttivo, di grande collaborazione con le forze dell’ordine e con le associazioni di soccorso. Ringrazio tutti, in particolar modo il vescovo Giusti per la costante attenzione e il sindaco Nogarin per aver portato a termine il progetto dello Scoglio della Regina».

Gianni Tacchi



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