Italia
Quelli che consentono il gioco incivile
di CRISTIANA GRASSO
È una scultura ma i baby Uomo Ragno vengono lasciati liberi dai genitori rischiando di farsi male
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È una scultura. Non uno scivolo, non una installazione interattiva, non un rifiuto ingombrante. Una scultura, anche se non ha la sagoma del David o la carica seduttiva del grande fagiolo di Chicago. Bisogna farcene una ragione. La grande “A” che l’artista Renato Spagnoli ha creato per abbellire piazza Attias non è lì per il diletto di ragazzotti armati di bombolette spray, per ospitare misera pubblicità adesiva da due soldi, per far da pista agli skate degli sfigati. E non è lì nemmeno per far giocare i bimbi all’uomo ragno, mi arrampico e scivolo sai che brividi e i genitori sotto a chiacchierare come se niente fossse, magari compiaciuti per le performance dei figlioli coraggiosi che se tanto tanto poi cascano e si sbucciano un ginocchio la colpa è del Comune che non ha messo il recinto, le guardie, il filo spinato.
È una scultura ma chi se ne frega, si diranno questi genitori, “e poi è anche brutta” , “dé e poi so’ bimbi”, “un la sciupano mi’a”. Anzi, in una esplosione di intento educativo, non solo se lo diranno ma lo diranno direttamente ai figlioletti magari titubanti perché vagamente si ricordano che ilmaestro ola maestra hanno spiegato in classe cosa è il rispetto per il bene pubblico, per l’arte, per me che magari quella A la vorrei pulita e non sbertucciata, la vorrei come è stata concepita e creata. “Ma vai, ’un o vedi che ci vanno tutti?”e via, il piccolo alpinista rompe ogni indugio e compie la scalata. Una, due, dieci volte. Su e giù. Perché si sa che ai bambini che hanno tutti i giochi del mondo piace tanto giocare con i non-giochi. Ma una cosa sono una montagna di cartoni abbandonati da trasformare in fortino una cosa è una scultura che andrebbe solo guardata e non toccata. Risposta standard di tutti quei genitori che stanno a contemplare i loro baby uomo ragno sulla A: “Boia dé quanto la fate lunga... E poi ’r bimbo cià anche le Adidas, ’un la sciupa mi’a...” .
(ha collaborato
Matteo Scardigli )
È una scultura ma chi se ne frega, si diranno questi genitori, “e poi è anche brutta” , “dé e poi so’ bimbi”, “un la sciupano mi’a”. Anzi, in una esplosione di intento educativo, non solo se lo diranno ma lo diranno direttamente ai figlioletti magari titubanti perché vagamente si ricordano che ilmaestro ola maestra hanno spiegato in classe cosa è il rispetto per il bene pubblico, per l’arte, per me che magari quella A la vorrei pulita e non sbertucciata, la vorrei come è stata concepita e creata. “Ma vai, ’un o vedi che ci vanno tutti?”e via, il piccolo alpinista rompe ogni indugio e compie la scalata. Una, due, dieci volte. Su e giù. Perché si sa che ai bambini che hanno tutti i giochi del mondo piace tanto giocare con i non-giochi. Ma una cosa sono una montagna di cartoni abbandonati da trasformare in fortino una cosa è una scultura che andrebbe solo guardata e non toccata. Risposta standard di tutti quei genitori che stanno a contemplare i loro baby uomo ragno sulla A: “Boia dé quanto la fate lunga... E poi ’r bimbo cià anche le Adidas, ’un la sciupa mi’a...” .
(ha collaborato
Matteo Scardigli )
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