Il Tirreno

Livorno

Spacca con un calcio la porta dell’autobus

di Federico Lazzotti
Spacca con un calcio la porta dell’autobus

L’aggressione in piazza della Repubblica: il mezzo del Cpt  non si è fermato sulle strisce per far passare padre e figlio 

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LIVORNO. L’autista dell’autobus che non si ferma per far passare un uomo che in quel momento sta attraversando la strada, sulle strisce, portando il cane al guinzaglio e spingendo la carrozzina con il figlio piccolo.

È iniziato da una mancata precedenza il caos che si è creato ieri mattina in piazza della Repubblica e che si è concluso con la porta d’ingresso di un autobus di linea distrutta con un calcio e un livornese portato in ospedale con ferite sulla gamba.

Tutto è accaduto in pochi minuti intorno alle 10,15 di ieri. Secondo una prima ricostruzione della polizia e della direzione del Cpt (società del gruppo Ctt proprietaria del mezzo che stava effettuando il collegamento tra Livorno e Tirrenia), il pedone stava attraversando la strada sulle strisce spingendo il passeggino con il figlio.

L’autobus, un mezzo doppio, non avrebbe fatto in tempo a frenare proseguendo così la sua corsa ma riuscendo comunque ad evitare l’impatto. Tanta la paura però per il livornese, che stava per essere investito dal grosso veicolo.

Tutto finito? No, perché una cinquanta metri di metri più avanti, l’autista si è fermato per far salire e scendere i passeggeri, così l’uomo che poco prima stava attraversando la strada lo ha raggiunto per esternargli tutto il suo disappunto.

«A questo punto è nata una lite – racconta Bruno Bastogi, dirigente Ctt – prima sono volate offese verbali poi la situazione è degenerata».

L’uomo, Diego Lunardi, livornese di 32 anni, al culmine del diverbio con l’autista del bus, con un calcio ha sfondato la porta ferendosi.

Poco dopo in piazza della Repubblica è arrivata un’ambulanza della Misericordia di via Verdi e una volante della polizia. Il trentaduenne è stato trasportato in ospedale con alcune escoriazioni alla gamba e adesso rischia una denuncia per danneggiamenti.

Nella lettera che pubblichiamo qui a fianco, il trentaduenne spiega le ragioni del suo gesto, chiede scusa, ammette di aver sbagliato e aggiunge: «Posso dire che ho sbagliato a reagire così, avrei dovuto evitare, ma mi si era chiusa la vena davanti a una persona che bastava mi dicesse scusa, visto che aveva torto». E forse tutto sarebbe finito.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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