Meteo
Don Antonio se ne va e il vice sindaco “comunista” non ci sta
di Valentina Landucci
In paese parte la raccolta firme per chiedere all’arcivescovo di ripensarci e far restare il parroco a Pontasserchio
3 MINUTI DI LETTURA
VICARELLO. Non siamo a Brescello né tra i protagonisti di questa vicenda c’è quel rapporto di amore-odio - che ha segnato un pezzo di storia del cinema - come quello tra Fernadel e Gino Cervi, sullo schermo Don Camillo e Peppone. Ma poco ci manca.
Di sicuro c’è quell’affetto e quella riconoscenza che legano una comunità a un parroco che ha saputo “costruire”, in senso proprio e figurato, come don Antonio Ratti.
Cinquantuno anni, da 14 parroco della comunità di Pontasserchio, sarà lui a partire dal 9 settembre a entrare come nella parrocchia di Vicarello, nel comune di Collesalvetti che è sì provincia di Livorno ma nella compessa geografia ecclesiastica non rientra nei confini della diocesi livornese ed è invece sotto l’autorità dell’arcivescovo di Pisa.
Sapendo che il sacerdote è stato destinato dai suoi superiori a essere trasferito a Vicarello, il paese di Pontasserchio è insorto. Da una parte i fedeli hanno avviato una raccolta firme per chiedere al vescovo di ripensarci e par restare il parroco al suo posto. Dall’altra ad esprimere il proprio dispiacere per la prossima partenza di don Antonio, con tanto di lettera aperta all’arcivescovo monsignor Giovanni Paolo Benotto, è stato il “comunista” della giunta sangiulianese, il vice sindaco Franco Marchetti che, per sua stessa ammissione, bazzica poco dalle parti della parrocchia ma, con altrettanta sincerità, riconosce al prete di aver fatto un gran lavoro al servizio della comunità.
Un po’ come Peppone con Don Camillo: avversari, si fa per dire, ma incapaci di star l’uno senza l’altro ed entrambi su diversi fronti protagonisti della vita sociale del paese
«Sono la persona meno indicata a dire delle cose, non sono un cattolico praticante, forse non sono neanche un cattolico, però quello che a me interessa porle alla attenzione è il rapporto umano che Antonio Ratti ha creato con la comunità», scrive Marchetti rivolgendosi all’arcivescovo.
«Un prete ha un ruolo importante, come tanti soggetti della società, proprio se sa entrare in empatia con la comunità che rappresenta, essendone parte attiva e punto di riferimento di tutte le persone, si proprio di tutte. Antonio è il prete e l’amico di tutti. Una persona di grande spessore intellettuale, non perché sa fare citazioni o sfoggia conoscenza, ma perché la sua vasta conoscenza la mette a disposizione di chiunque, ascoltando e imparando sempre da tutti. Con Antonio avevamo anche intrapreso percorsi per la riscoperta di un patrimonio artistico culturale, nascosto nelle chiese, della zona, per tornare a dargli luce. Il chiesino di Pontasserchio ne è un esempio. Un prete che della sua umiltà, e disponibilità ne ha fatto la sua forza. La partecipazione alla vita attiva della comunità ci sono esempi che stanno li a dimostrarlo, partecipando al moto club e alla sfilata del gioco del ponte, lavorare per fare bella la processione, sono atteggiamenti, insieme ad altri, molto positivi che la comunità ha saputo apprezzare. Quando gli ho chiesto una mano per le famiglie in difficoltà, non si è tirato indietro. Non lo so e non sappiamo se la decisione sia o meno definitiva, se Antonio rimarrà ne saremmo tutti contenti, se ciò non dovesse accadere ci dispiacerà molto. Chi verrà troverà comunque porte e braccia aperte, deve solo dare un po’ di tempo».
A confermare che si tratta di una decisione definitiva è proprio Don Antonio.
«Il vescovo mi ha convocato e domenica ho comunicato la notizia ai fedeli - racconta - e l’affetto che mi viene dimostrato in questa circostanza è certamente reciproco».
Il parroco ricorda la grande collaborazione avuta a Pontasserchio con Marchetti e l’amministrazione locale e rispetto alla sua prossima partenza rassicura: «Ci si affeziona alle persone, agli amici, ai luoghi, è umano e naturale che sia così ma come dico sempre: non dimenticate che il bene costruito, il bene nato è una cosa che rimane, non verrà dimenticato».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Di sicuro c’è quell’affetto e quella riconoscenza che legano una comunità a un parroco che ha saputo “costruire”, in senso proprio e figurato, come don Antonio Ratti.
Cinquantuno anni, da 14 parroco della comunità di Pontasserchio, sarà lui a partire dal 9 settembre a entrare come nella parrocchia di Vicarello, nel comune di Collesalvetti che è sì provincia di Livorno ma nella compessa geografia ecclesiastica non rientra nei confini della diocesi livornese ed è invece sotto l’autorità dell’arcivescovo di Pisa.
Sapendo che il sacerdote è stato destinato dai suoi superiori a essere trasferito a Vicarello, il paese di Pontasserchio è insorto. Da una parte i fedeli hanno avviato una raccolta firme per chiedere al vescovo di ripensarci e par restare il parroco al suo posto. Dall’altra ad esprimere il proprio dispiacere per la prossima partenza di don Antonio, con tanto di lettera aperta all’arcivescovo monsignor Giovanni Paolo Benotto, è stato il “comunista” della giunta sangiulianese, il vice sindaco Franco Marchetti che, per sua stessa ammissione, bazzica poco dalle parti della parrocchia ma, con altrettanta sincerità, riconosce al prete di aver fatto un gran lavoro al servizio della comunità.
Un po’ come Peppone con Don Camillo: avversari, si fa per dire, ma incapaci di star l’uno senza l’altro ed entrambi su diversi fronti protagonisti della vita sociale del paese
«Sono la persona meno indicata a dire delle cose, non sono un cattolico praticante, forse non sono neanche un cattolico, però quello che a me interessa porle alla attenzione è il rapporto umano che Antonio Ratti ha creato con la comunità», scrive Marchetti rivolgendosi all’arcivescovo.
«Un prete ha un ruolo importante, come tanti soggetti della società, proprio se sa entrare in empatia con la comunità che rappresenta, essendone parte attiva e punto di riferimento di tutte le persone, si proprio di tutte. Antonio è il prete e l’amico di tutti. Una persona di grande spessore intellettuale, non perché sa fare citazioni o sfoggia conoscenza, ma perché la sua vasta conoscenza la mette a disposizione di chiunque, ascoltando e imparando sempre da tutti. Con Antonio avevamo anche intrapreso percorsi per la riscoperta di un patrimonio artistico culturale, nascosto nelle chiese, della zona, per tornare a dargli luce. Il chiesino di Pontasserchio ne è un esempio. Un prete che della sua umiltà, e disponibilità ne ha fatto la sua forza. La partecipazione alla vita attiva della comunità ci sono esempi che stanno li a dimostrarlo, partecipando al moto club e alla sfilata del gioco del ponte, lavorare per fare bella la processione, sono atteggiamenti, insieme ad altri, molto positivi che la comunità ha saputo apprezzare. Quando gli ho chiesto una mano per le famiglie in difficoltà, non si è tirato indietro. Non lo so e non sappiamo se la decisione sia o meno definitiva, se Antonio rimarrà ne saremmo tutti contenti, se ciò non dovesse accadere ci dispiacerà molto. Chi verrà troverà comunque porte e braccia aperte, deve solo dare un po’ di tempo».
A confermare che si tratta di una decisione definitiva è proprio Don Antonio.
«Il vescovo mi ha convocato e domenica ho comunicato la notizia ai fedeli - racconta - e l’affetto che mi viene dimostrato in questa circostanza è certamente reciproco».
Il parroco ricorda la grande collaborazione avuta a Pontasserchio con Marchetti e l’amministrazione locale e rispetto alla sua prossima partenza rassicura: «Ci si affeziona alle persone, agli amici, ai luoghi, è umano e naturale che sia così ma come dico sempre: non dimenticate che il bene costruito, il bene nato è una cosa che rimane, non verrà dimenticato».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
