Il Tirreno

Livorno

"Uccidono il corallo", studio internazionale boccia le reti da pesca

di Alfredo Faetti
"Uccidono il corallo", studio internazionale boccia le reti da pesca

Livorno, le associazioni hanno inviato queste ricerche alle autorità per bloccare la pesca lungo il miglio magico di Calafuria. Gli esperti: «Indispensabile l’impegno delle autorità locali»

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LIVORNO. «La pesca con le reti è probabilmente il metodo di pesca più dannoso e sta causando degrado di vaste aree di coralligeno. La pesca a strascico non solo reca un danno fisico diretto rompendo la struttura di coralligeno e i blocchi di coralligeno di rotolamento, ma interrompe anche la fotosintesi per le alghe e il resto della flora marina».

Tanto si legge nel decimo capito dello studio dal titolo (tradotto in italiano) “Progetto per la preparazione di un piano d’azione strategico per la conservazione della biodiversità nel Mediterraneo”, firmato da una serie di esperti di calibro internazionali per conto dell’Unep: il programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente. Uno studio che, insieme ad un altro, è stato allegato dalle associazioni di Calafuria nei propri appelli inviati a Comune e Capitaneria di porto perché venga introdotta un’ordinanza per vietare la pesca con le reti in quello che viene definito il “miglio magico”, al largo di Calafuria. Studi scientifici che individuano la pesca a strascico e le reti fantasma come i peggiori nemici per il corallo.

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«Anche la pesca tradizionale e quella sportiva può essere deleteria – continua il testo – Ma la pesca a rete porta ai danni maggiori per le aree di coralligeno, causando l’aumento di tassi di sedimentazione e torbidità». Questa è la parte di studio sulle biodiversità mediterranee che le associazioni hanno voluto portare all’attenzione delle autorità, così da rinforzare la propria tesi secondo cui occorre un intervento diretto dalle amministrazioni per impedire dei danneggiamenti ai fondali di Calafuria. E che sia necessario un intervento pubblico lo dimostra il secondo studio Unep allegato agli appelli, “Il coralligeno mediterraneo” (così tradotto), in cui viene illustrato il compito degli enti locali.

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«Tradizionalmente, la responsabilità per la conservazione della biodiversità si lega ai servizi governativi, tranne in casi come l’Italia e la Spagna, dove un grado di regionale è stato accettato (le Regioni appunto ndr). Le autorità locali non sembrano avere alcuna competenza in materia – si legge nel testo – Ultimamente, tuttavia, la situazione sta cambiando: le autorità locali, che sono i rappresentanti diretti delle società locali e sono più vicine agli elettori, hanno in linea di principio un migliore accesso a queste materie e possono essere maggiormente in grado di raggiungere tale consenso. Questa condivisione delle responsabilità tra i servizi centrali e le autorità locali è anche incoraggiata dal processo di decentramento, che è in corso almeno nei Paesi del nord del bacino. Il pericolo sta nel fatto che autorità locali sono invitate ad attuare obblighi derivanti dalle convenzioni internazionali, firmate da parte del governo centrale, e di cui sono poco informate». Serve insomma un maggiore impegno da parte di tutti i soggetti in gioco per tutelare le biodiversità. Nel caso di Calafuria, per tutelare il corallo.

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