Il Tirreno

Livorno

Lotta alla ludopatia

di Nicolò Cecioni
Lotta alla ludopatia

LIVORNO. Fatta la legge, trovato l'inganno. Anzi, forse il motto migliore da usare sarebbe «se vuoi far come ti pare, a Livorno devi andare». Fatto sta che dopo il secondo tentativo di ordinanza...

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LIVORNO. Fatta la legge, trovato l'inganno. Anzi, forse il motto migliore da usare sarebbe «se vuoi far come ti pare, a Livorno devi andare». Fatto sta che dopo il secondo tentativo di ordinanza presentato dal sindaco Filippo Nogarin due giorni fa per ridurre l'utilizzo delle slot machine, l’altro ieri in città c'è chi ha continuato ad agire come se nulla fosse. Lo abbiamo verificato noi stessi.

«In qualità di responsabile della salute e della sicurezza pubblica – aveva scritto Nogarin sul proprio profilo Facebook – ho deciso di firmare un’ordinanza contingibile e urgente per limitare gli orari di apertura delle sale slot in città. Le sale gioco potranno stare aperte tutti i giorni dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 23, mentre i titolari dei locali che hanno al loro interno le cosìddette “macchinette mangiasoldi”, potranno tenerle accese nella stessa fascia oraria. Chi non rispetterà questa disposizione rischia fino a 500 euro di multa».

Con queste parole il sindaco ha esplicitamente vietato l'utilizzo nelle macchinette nelle ore più «a rischio», ovvero dalle 13 alle 17 e dopo le 23. Eppure qualcuno si è completamente disinteressato all'ordinanza e ha lasciato accesi gli apparecchi “mangia soldi”. Il divieto è formale.

L’ordinanza sindacale è stata inoltrata all’ufficio territoriale del Governo-Prefettura, al questore Orazio D’Anna e a tutta la questura, al comando provinciale dei carabinieri e al comando provinciale della guardia di finanza.

I FURBETTI DELLE SLOT. È impossibile controllare tutti i locali dove sono installate le slot, ma facendo un tour nei posti più frequentati, durante gli orari vietati, è venuto fuori che sono soprattutto le grandi sale da gioco che continuano a fare come prima.

È il caso della sala Admiral all'inizio del viale Itala, proprio davanti al Cantiere, e del Bingo, la storica sala da gioco a Marilia. Alle 14, fuori c'era un sole caldissimo e una luce quasi abbagliante. Al contrario, all’interno di entrambi i posti, era tutto buio e le stanze erano illuminate solo dalle luci intermittenti delle macchinette. E animato dal classico “rumore delle persone che spingono i pulsanti e inseriscono monete. Davanti agli schermi erano seduti in diversi, sia uomini che donne, di ogni età. Dalla trentenne al pensionato. Più affollato il Bingo, dove nella stanza principale una voce al microfono scandiva i nomi dei numeri estratti per la tombola, mentre nella saletta d'ingresso si giocava regolarmente alle slot.

Solo qualche «aficionados», invece, all'Admiral, dove un addetto ha spiegato che non era sua responsabilità, ma che gli era stato detto «dall'alto» di rimanere aperto, disinteressandosi dell’ordinanza del sindaco. Vietato, in entrambi i casi, fare foto alle macchinette accese o ai giocatori seduti lì davanti.

RISPETTIAMO IL DIVIETO MA... Situazione invece regolare nei vari tabaccai e bar che abbiamo ispezionato. Nella fattispecie, la tabaccheria Damasco in piazza della Repubblica, all'incrocio con via Buontalenti, la tabaccheria di Tamara Cioni in via Roma e la tabaccheria di Fabio Aglietti in corso Mazzini. In questi negozi le macchinette erano spente e addirittura in piazza della Repubblica era affisso un cartello con scritto «Slot accese dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 20». Pur avendo lasciato spenti gli apparecchi, però, tutti i tabaccai hanno espresso la propria contrarietà a questa normativa che, dal loro punto di vista, lascia comunque la possibilità di «rovinarsi» alle persone, ma al tempo stesso toglie lavoro ai tanti che vivono grazie a questo circuito. «Tutti i tabaccai – ha detto Fabio Aglietti – sono collegati direttamente con l'Agenzia delle Entrate. Ogni euro che entra qui dentro è dichiarato e ci vengono pagate le tasse. Non c'è niente di illegale o evasivo, è tutto alla luce del sole. Io non vado a prendere la gente fuori per la strada e la obbligo a giocare. Io sono qui e offro un prodotto, come le sigarette e tutto il resto».

Per il commerciante il divieto e le fasce orarie servono a poco. « Le fasce orarie non servono a niente - continua la sua riflessione - perché uno può tranquillamente venire dalle 10 alle 13 e buttare nella macchinetta un intero stipendio senza problemi. Sono profondamente contrario a questa ordinanza e come me lo sono in molti colleghi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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