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Una lapide per ricordare Cangiullo
È stato esponente di punta del futurismo. L’assessore: «Ingiustamente dimenticato»
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LIVORNO. Francesco Cangiullo, uno dei massimi esponenti del futurismo, si è spento nella nostra città: in sua memoria, nel febbraio’89, fu posta una lapide sulla facciata della casa in piazza Giuseppe Emanuele Modigliani, dove l’artista napoletano aveva trascorso i suoi ultimi anni. A distanza di 40 anni esatti dalla morte, Cangiullo è stato ricordato dal Comune restaurando la lapide divenuta col tempo illeggibile. Un mazzo di fiori è stato deposto dall’assessore Francesco Belais, intervenuto alla cerimonia insieme all’attrice e regista teatrale livornese Simonetta Del Cittadino, a Laura Belforte ed a Renzo Trassinelli, i cui genitori (Ezio Trassinelli e Mena Joimo) ebbero per diversi anni ospite a casa loro l’artista nell’ultimo periodo della sua vita (e dove appunto si spense nel 1977).
«Cangiullo – spiega Belais – non solo scelse di venire a vivere a Livorno, ma volle anche morire nella nostra città. Mena Joimo, scomparsa due anni fa, mi raccontava che quando lui era ricoverato a Roma le telefonò per dirle di non voler morire in ospedale come il suo amico Palazzeschi. Gli artisti, diceva, devono morire in casa e su quella casa dovrà essere posta una lapide».
E così è stato: Mena Joimo, divenuta anche lei pittrice, si è poi battuta a lungo perché il Comune ponesse una lapide sulla casa dove Cangiullo aveva vissuto ed era serenamente spirato. «Cangiullo – continua Belais – è, secondo me, una figura ingiustamente dimenticata perché ha lasciato un patrimonio incredibile di poesie, di pitture, di teatro e di romanzi. Ed alcuni libri li ha pubblicati con Belforte proprio perché negli anni ’60 decise di venire a vivere a Livorno andando ad abitare al Grand Hotel Palazzo».
Frequentando poi il vicino negozio di olio e vini (ora divenuto una pizzeria) fece conoscenza con la famiglia Frassinelli che gestiva il negozio ed abitava proprio accanto: un incontro da cui scaturì una lunga amicizia. A Francesco Cangiullo, come ha anticipato Belais, verrà dedicata una mostra in programma fra un paio di mesi a Villa Fabbricotti: artista poliedrico, Francesco Cangiullo nasce a Napoli nel 1884 e giovanissimo si dedica alla composizione di canzoni, La svolta è nel 1910 incontrando Filippo Tommaso Marinetti, fondatore del movimento futurista a cui l’artista partenopeo aderisce collaborando poi con i suoi più noti esponenti come Giacomo Balla, Fortunato Depero e Mario Sironi. Si interessa quindi di pittura, di poesia (come il poema parolibero “Piedigrotta”), di musica (con Franco Casavola e Silvio Mix) e di teatro con varie rappresentazioni portate in scena da Ettore Petrolini, ma pure con il “Teatro della sorpresa”, il cui manifesto, scritto con Marinetti, sarà pubblicato nel 1922 e poi rieditato a Livorno nel 1968 da Belforte.
«Cangiullo – spiega Belais – non solo scelse di venire a vivere a Livorno, ma volle anche morire nella nostra città. Mena Joimo, scomparsa due anni fa, mi raccontava che quando lui era ricoverato a Roma le telefonò per dirle di non voler morire in ospedale come il suo amico Palazzeschi. Gli artisti, diceva, devono morire in casa e su quella casa dovrà essere posta una lapide».
E così è stato: Mena Joimo, divenuta anche lei pittrice, si è poi battuta a lungo perché il Comune ponesse una lapide sulla casa dove Cangiullo aveva vissuto ed era serenamente spirato. «Cangiullo – continua Belais – è, secondo me, una figura ingiustamente dimenticata perché ha lasciato un patrimonio incredibile di poesie, di pitture, di teatro e di romanzi. Ed alcuni libri li ha pubblicati con Belforte proprio perché negli anni ’60 decise di venire a vivere a Livorno andando ad abitare al Grand Hotel Palazzo».
Frequentando poi il vicino negozio di olio e vini (ora divenuto una pizzeria) fece conoscenza con la famiglia Frassinelli che gestiva il negozio ed abitava proprio accanto: un incontro da cui scaturì una lunga amicizia. A Francesco Cangiullo, come ha anticipato Belais, verrà dedicata una mostra in programma fra un paio di mesi a Villa Fabbricotti: artista poliedrico, Francesco Cangiullo nasce a Napoli nel 1884 e giovanissimo si dedica alla composizione di canzoni, La svolta è nel 1910 incontrando Filippo Tommaso Marinetti, fondatore del movimento futurista a cui l’artista partenopeo aderisce collaborando poi con i suoi più noti esponenti come Giacomo Balla, Fortunato Depero e Mario Sironi. Si interessa quindi di pittura, di poesia (come il poema parolibero “Piedigrotta”), di musica (con Franco Casavola e Silvio Mix) e di teatro con varie rappresentazioni portate in scena da Ettore Petrolini, ma pure con il “Teatro della sorpresa”, il cui manifesto, scritto con Marinetti, sarà pubblicato nel 1922 e poi rieditato a Livorno nel 1968 da Belforte.
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