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Livorno

il viaggio al caprilli 

Nella terra di nessuno resistono cavalli e allenatori

Nella terra di nessuno resistono cavalli e allenatori

LIVORNO. Un cavallo sbuca dalla stalla numero 41 scuotendo le orecchie per scacciare le mosche che gli ronzano intorno. Tutto attorno il silenzio, tanti piccioni, detriti in terra e desolazione. Si...

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LIVORNO. Un cavallo sbuca dalla stalla numero 41 scuotendo le orecchie per scacciare le mosche che gli ronzano intorno. Tutto attorno il silenzio, tanti piccioni, detriti in terra e desolazione. Si presenta così, in una torrida mattinata di luglio, lo storico ippodromo Caprilli. Là dove un tempo regnavano corse, aggregazione e passione, adesso è calata una pace surreale.

«Le stalle saranno circa 250-300, ma di cavalli adesso ce ne sono meno di quaranta». Gli unici che sono rimasti all'interno dell'ippodromo sono gli allenatori. Loro oltre alla cura degli animali, de facto, hanno preso in gestione la struttura, pulendola e sistemandola. «Ma non è affatto facile – racconta Fabrizio Ferramosca – perché senza luce né acqua le cose si fanno male. Per quanto riguarda l'acqua, andiamo a prenderla al pozzo e alle cannelle fuori dal Caprilli. L'elettricità, invece, è ormai staccata da tempo. Si guastò una cabina e nessuno si mise d'accordo su chi doveva aggiustarla. Il Comune stanziò 100mila euro ma poi non trovò un punto d'incontro con la Livorno Galoppo che due anni dopo se ne andò. In seguito quella cabina ha subito anche dei furti di rame, che hanno peggiorato la situazione».

Degli interventi, comunque, l'amministrazione li ha messi in programma. I principali riguardano i tetti delle stalle che si affacciano su via dei Pensieri, la rimozione dell'eternit che è presente in un capannone e la costruzione di una rete che impedisca l'accesso all'area delle stalle dal lato dell'agenzia ippica che è ancora attiva. «Noi stiamo lavorando per tenere questa struttura al meglio – continua Ferramosca – anche se dovremmo stare solo dietro agli animali. Stiamo gestendo tutto noi, ma non possiamo fare da soli. Il Comune ha già iniziato i lavori per sistemare il tetto dei box che sono lungo la strada. Una tromba d'aria, infatti, lo aveva distrutto. L'eternit verrà rimosso a breve e so che dovrà essere installata una rete per mettere in sicurezza l'ippodromo evitando che la gente arrivi qui passando dalla parte dove è ancora aperta l'agenzia ippica. Inoltre tra qualche giorno verrà tolto il letame. Si tratta di un rifiuto speciale che dev'essere smaltito in un modo particolare. Lo smaltiamo una volta ogni mese e mezzo e arriverà un tecnico appositamente da Reggio Emilia».

Per parlare della questione ippodromo, in realtà, gli allenatori hanno spesso chiesto incontri e tavoli di confronto all'amministrazione. E dal Comune, nel limite del possibile, si sono anche resi disponibili. Ma trovare una soluzione a questo degrado non è semplice. «Ci hanno chiamato per affidarci l'ippodromo, ma non è semplice. Dobbiamo rivederci. Nel frattempo, in attesa di novità, continuiamo a occuparci della gestione al meglio delle nostre possibilità. La pista, per esempio, è perfetta. Sia quella da allenamento che ci serve per tenere in forma i cavalli, sia quella per le corse». E in effetti la parte che tutt'oggi si presenta nel modo migliore è proprio la pista. Anche le gradinate sono tenute bene, se non fosse per gli arbusti che in questi anni sono cresciuti in qua e là senza che nessuno li togliesse. Discorso inverso, invece, per il punto ristoro che si trova nel lato nord dell'ippodromo. Prima che il Caprilli cessasse la sua attività, quel bar è stato letteralmente saccheggiato. Bottiglie lasciate a metà chissà da quanto, sporcizia per terra, scaffali aperti e spazzatura un po' ovunque. Il segno delle razzie che sono state messe a segno è ancora ben visibile. Ed è difficile, se non improbabile, che qualcuno vada lì a pulire fino a quando la situazione non migliorerà.

Nicolò Cecioni

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