Caffè Tirreno, ciak con Barresi e Brandi
I due attori tra i protagonisti delle serate con i film di Virzì Tanti ricordi legati all’esperienza sui set del regista
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LIVORNO. Gente che va, gente che viene alla postazione di “Caffè Tirreno” nel cuore del Villaggio Ovosodo. E anche tanti attori, gente di cinema e di spettacolo. Ieri, in occasione della proiezione di “La pazza gioia”, uno dei film di Paolo Virzì in programma in queste sei serate dedicate alle celebrazioni del ventennale di “Ovosodo” hanno partecipato alla proiezione, con un breve e scherzoso intervento anche Emanuele Barresi e Fabrizio Brandi ambedue nel cast . C’era anche la costumista Adelia Apostolico, compagna di Barresi, ormai livornese d’adozione.
Piccoli ma significativi i ruoli di Brandi e Barresi nel film che racconta della fuga di due donne, tanto diverse eppure molto vicine, da una struttura per persone con problemi psichiatrici, una fuga che attraversa mezza Toscana e molte emozioni. Barresi, che compare in quasi tutti i film di Virzì, interpreta il tassista che a un certo punto prende a bordo una delle due fuggitive. «Un piccolo ruolo che mi ha dato molto - dice Barresi - anche perché lavorare con Virzì è sempre un’esperienza formativa». Barresi ha una piccola parte anche in “Ovosodo”.
«Di quel film ricordo tanti aneddoti anche se interpreto un piccolo ruolo, sono uno degli operai con cui fa amicizia il protagonista. Un aneddoto riguarda la partecipazione al Festival di Venezia, dove fu premiato con Premio Speciale della Giuria. Ricordo che tra noi ci domandavamo se il pubblico avrebbe capito le battute in livornese, se avrebbe riso. Risero tutti e molto. E io pensai che era un po’ come quando io vedevo i film di Troisi, magari non capivo le parole ma la comicità andava al di là del linguaggio».
Barresi è entusiasta di questa manifestazione che celebra “Ovosodo”. «Perché questo film merita davvero di essere ricordato dalla città anche se non credevo che qualcuno avrebbe preso un’iniziativa del genere. Bravi Toto Barbato e il The Cage ad averci creduto, e infatti il successo che sta avendo dimostra che era un’idea azzeccata. Perché - dice - alla fine questo, dopo “Mare Matto”, che è del ’63 è l’unico film uscito dai confini cittadini che davvero racconta Livorno, la fa conoscere. Quindi è un po’ una pietra miliare della nostra storia».
Fabrizio Brandi invece ai tempi di “Ovosodo” non era a Livorno, viveva a Bologna. «Andai a vedere questo film con degli amici di laggiù e rimasi di stucco. La mia città, che mi mancava tanto, eccola lì sullo schermo, raccontata così bene. Un sogno, un’emozione enorme anche vedere come i miei amici ridevano, erano coinvolti dalla storia». Senza contare che Brandi proprio in quei palazzi della Guglia dove è ambientato “Ovosodo” è cresciuto e lì ha ambientato il suo spettacolo “Blocco 3” che sta avendo un grande successo ed è stato rappresentato anche in Argentina. «Perché, e “Ovosodo” lo ha dimostrato per primo, c’è un modo esportabile di raccontare la città. Poi bisogna dire che Paolo Virzì riesce a costruire racconti al tempo stesso semplici e profondi, che arrivano al cuore». Prima di “La pazza gioia” Fabrizio Brandi ha interpretato per Paolo Virzì una parte decisamente importante in “La prima cosa bella”. Era il vigile urbano logorroico e noioso, marito dei Claudia Pandolfi: «Non ci credevo che mi avesse scelto. È stato indimenticabile. E quando arrivai a Cinecittà, tra i grandi attori come la Sandrelli, ecco fu davvero incredibile. Interpretare quel ruolo - racconta - è stato gratificante e poi una grande esperienza formativa perché Virzì ha un modo particolare di dirigere gli attori, costruire le scene. Coinvolge, ti fa dare il meglio. E per un attore sono lezioni che non si dimenticano»
(c.g.)
Piccoli ma significativi i ruoli di Brandi e Barresi nel film che racconta della fuga di due donne, tanto diverse eppure molto vicine, da una struttura per persone con problemi psichiatrici, una fuga che attraversa mezza Toscana e molte emozioni. Barresi, che compare in quasi tutti i film di Virzì, interpreta il tassista che a un certo punto prende a bordo una delle due fuggitive. «Un piccolo ruolo che mi ha dato molto - dice Barresi - anche perché lavorare con Virzì è sempre un’esperienza formativa». Barresi ha una piccola parte anche in “Ovosodo”.
«Di quel film ricordo tanti aneddoti anche se interpreto un piccolo ruolo, sono uno degli operai con cui fa amicizia il protagonista. Un aneddoto riguarda la partecipazione al Festival di Venezia, dove fu premiato con Premio Speciale della Giuria. Ricordo che tra noi ci domandavamo se il pubblico avrebbe capito le battute in livornese, se avrebbe riso. Risero tutti e molto. E io pensai che era un po’ come quando io vedevo i film di Troisi, magari non capivo le parole ma la comicità andava al di là del linguaggio».
Barresi è entusiasta di questa manifestazione che celebra “Ovosodo”. «Perché questo film merita davvero di essere ricordato dalla città anche se non credevo che qualcuno avrebbe preso un’iniziativa del genere. Bravi Toto Barbato e il The Cage ad averci creduto, e infatti il successo che sta avendo dimostra che era un’idea azzeccata. Perché - dice - alla fine questo, dopo “Mare Matto”, che è del ’63 è l’unico film uscito dai confini cittadini che davvero racconta Livorno, la fa conoscere. Quindi è un po’ una pietra miliare della nostra storia».
Fabrizio Brandi invece ai tempi di “Ovosodo” non era a Livorno, viveva a Bologna. «Andai a vedere questo film con degli amici di laggiù e rimasi di stucco. La mia città, che mi mancava tanto, eccola lì sullo schermo, raccontata così bene. Un sogno, un’emozione enorme anche vedere come i miei amici ridevano, erano coinvolti dalla storia». Senza contare che Brandi proprio in quei palazzi della Guglia dove è ambientato “Ovosodo” è cresciuto e lì ha ambientato il suo spettacolo “Blocco 3” che sta avendo un grande successo ed è stato rappresentato anche in Argentina. «Perché, e “Ovosodo” lo ha dimostrato per primo, c’è un modo esportabile di raccontare la città. Poi bisogna dire che Paolo Virzì riesce a costruire racconti al tempo stesso semplici e profondi, che arrivano al cuore». Prima di “La pazza gioia” Fabrizio Brandi ha interpretato per Paolo Virzì una parte decisamente importante in “La prima cosa bella”. Era il vigile urbano logorroico e noioso, marito dei Claudia Pandolfi: «Non ci credevo che mi avesse scelto. È stato indimenticabile. E quando arrivai a Cinecittà, tra i grandi attori come la Sandrelli, ecco fu davvero incredibile. Interpretare quel ruolo - racconta - è stato gratificante e poi una grande esperienza formativa perché Virzì ha un modo particolare di dirigere gli attori, costruire le scene. Coinvolge, ti fa dare il meglio. E per un attore sono lezioni che non si dimenticano»
(c.g.)
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