Il presidio
Gli scafisti del calcio: ecco come avveniva la tratta
L'inchiesta sulla tratta di baby calciatori che ha portato a quattro misure restrittive e numerose perquisizioni. Paolo Toccafondi, arrivato in Procura per l'interrogatorio di garanzia, si è dimesso da presidente del Prato calcio: "Sono tranquillo, io e la mia famiglia siamo onesti"
PRATO. «Se non gli danno il visto allora, se ha stomaco, deve arrivare fino in Libia, imbarcarsi su un gommone e arrivare in Sicilia. Poi, lì andiamo noi a prenderlo». C’è anche una frase come questa nelle intercettazioni telefoniche raccolte dagli investigatori a dimostrare il cinismo al quale erano arrivati alcuni procuratori sportivi nel gestire il traffico di baby calciatori dalla Costa d’Avorio e dal Senegal.
Promesse del calcio, ma soprattutto “merce” da valorizzare e vendere sul mercato delle società sportive. È il calcio peggiore quello che emerge nell’inchiesta portata avanti dalla Squadra mobile di Prato, diretta da Francesco Nannucci, sotto la guida del procuratore capo Giuseppe Nicolosi e dei sostituti Lorenzo Gestri e Lorenzo Boscagli. E nella mattina di venerdì 21 luglio i quattro indagati sono arrivati in procura per l'interrogatorio di garanzia (tutti si sono avvalsi della facoltà di non rispondere).Tra questi Paolo Toccafondi (difeso dall'avvocato Enrico Guarducci), che si è dimesso dalla presidenza del Prato Calcio e che ha rilasciato una breve dichiarazione: "Sono tranquillo, la cosa importante è emerga che io e la mia famiglia siamo sempre stati onesti". Al vertice della società è salita la sorella di Paolo, Donatella Toccafondi.
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Quattro le misure restrittive e numerose perquisizioni sono state compiute in varie città d’Italia nei confronti di persone e società sportive nell’ambito dell’inchiesta in cui si ipotizzano i reati di immigrazione clandestina, falso documentale, favoreggiamento reale e, nei confronti di molti di loro sono emersi anche profili di responsabilità per frode sportiva.
E a questo proposito sono entrati a pieno titolo anche il designatore degli arbitri toscani, un arbitro e dirigenti di almeno una decina di società che hanno partecipato al passato campionato di Eccellenza. Sotto la lente di ingrandimento anche l’incontro dei playout di Lega Pro fra Prato e Tuttocuoio del 28 maggio scorso, finito 0-0 e che ha permesso la salvezza del club biancazzurro in virtù del miglior piazzamento avuto in classifica al termine del campionato regolamentare. Alcuni componenti del cda del trust di tifosi Orgoglio Pratese, nelle intercettazioni telefoniche avrebbero confermato che la partita era combinata e di un risultato deciso a tavolino il giorno prima del match.
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LE MISURE CAUTELARI
Ma andiamo per ordine: le misure cautelari riguardano il presidente dell’Ac Prato, Paolo Toccafondi, 46 anni, interdetto per quattro mesi dallo svolgere l’attività di presidente della società biancazzurra; il presidente della Sestese, Filippo Giusti, 50 anni, posto agli arresti domiciliari, così come il procuratore sportivo, Filippo Pacini di 34 anni. È stata trasferita in carcere a Sollicciano invece Eulalie Stephanie Nety, ivoriana di 43 anni, e lì vi resterà fino al 15 settembre prossimo quando la misura restrittiva sarà sostituita con l’obbligo di dimora a Prato ed il divieto di espatrio. Nei confronti della donna la misura restrittiva è stata più severa perché la giudice delle indagini preliminari, Angela Fantechi, ha ritenuto che avesse la possibilità di inquinare le prove visto che con lei vivono due minori falsamente spacciati come figli per poterli far arrivare in Italia tramite la pratica del ricongiungimento familiare, oltre ad esserci il reale rischio di reiterazione del reato visto che dal 2005 al 2014 avrebbe chiesto il ricongiungimento famigliare di otto minori, riuscendo ad ottenerlo per sei.
COME È NATA L’INCHIESTA
L’inchiesta è nata dalla denuncia presentata da un allenatore ivoriano della Sestese calcio che, avendo un contenzioso economico con la società, non riuscendo ad ottenere quello che chiedeva, ha deciso di raccontare la vicenda dell’ultimo tesserato in casa Sestese, ovvero un ragazzo del 2003 arrivato dalla Costa d’Avorio, una vera e propria promessa del calcio, prima appoggiato all’Ac Prato e poi tesserato dalla società del presidente Giusti e già venduto alla Fiorentina grazie alla firma messa su tutti i documenti dalla madre Stephanie Nety. Tutto regolare… apparentemente. Sì, perché in realtà l’allenatore ivoriano ha raccontato che quel ragazzo non era affatto figlio legittimo della signora Nety, bensì era stato fatto arrivare in Italia producendo una falsa dichiarazione di maternità per ottenere il ricongiungimento famigliare. E questo sarebbe stato l’ultimo di una serie di altri ragazzi africani fatti arrivare con lettere di invito e poi trattenuti in Italia oltre il termine dei 3 mesi previsti dalla legge con varie scappatoie.
L’INDAGINE: LA VERITÀ NEL DNA
La Squadra mobile di Prato si coordina con la procura e mette sotto controllo i telefoni dei dirigenti della Sestese e del Prato. Dopodiché decide di verificare se effettivamente il tredicenne ivoriano è figlio della signora Nety e procede all’esame del Dna. Esame che avvalora la denuncia dell’allenatore. Solo che le intercettazioni portano molto lontano e fanno scoprire un sistema ormai collaudato da molti procuratori circa la tratta di minori calcisticamente dotati dai Paesi africani. Fra gli altri compaiono i nomi dei procuratori sportivi Leonardo Giusti di Agliana e Mauro Cevoli di Rimini. Il procuratore sportivo di Agliana, Leonardo Giusti ha però tenuto a sottolineare tramite il suo avvocato Maurilio Prioreschi, di "non naver mai avuto alcun rapporto professionale nè col presidente dell'Aglianese né col presidente del Prato, Paolo Toccafondi, né con quello della Sestese, Filippo Giusti che non conosce neppure".
I SOLDI
Una delle posizioni che è sotto la lente di ingrandimento degli investigatori e che permette di avere un’idea del business è quella del giocatore Christian Kouamé, arrivato nel 2013, gestito fra Prato e Sestese prima di fare esperienze con Inter, Sassuolo e ora col Cittadella. Un trasferimento che avrebbe fruttato quattrocentomila euro al Prato.
INTER E FIORENTINA NEL MIRINO
Richiesta di acquisizione di documenti sono state fatte a Inter, Fiorentina e Cittadella, oltre al Prato calcio, dove l’acquisizione di documenti è partita all’alba di ieri mattina, con la presenza di Toccafondi, ed è andata avanti per diverse ore.
LE REAZIONI. E' Casa Pound a interevnire per prima sulla vicenda della tratta di baby calciatori provenineti dall'Africa. «La grottesca vicenda della tratta di minori dall’Africa che vede coinvolti tra gli altri, anche l’A.C. Prato, nella figura del suo presidente Paolo Toccafondi ci rattrista profondamente e ci lascia preoccupati per le sorti della realtà calcistica pratese. Al contempo però non possiamo non notare il dato politico che emerge da questo avvenimento: l’immigrazione clandestina, sia essa veicolata da scafisti attraverso i barconi, da associazioni pseudo-umanitarie, o da singoli soggetti pur con metodi illegali, lungi dall’essere mossa da motivi umanitari, è un vero e proprio business a tutti i livelli».
« Se venissero confermate le accuse, – continua la nota di CasaPound- la condotta posta in essere dal Presidente Toccafondi rappresenterebbe solo una parte di un sistema ben rodato nell’attuale mondo del calcio, in cui la tratta di minorenni acquistati per due caramelle in Africa, fatti arrivare in Italia attraverso falsi ricongiungimenti familiari e poi rivenduti in blocco ad altre società a prezzi di mercato e con mere finalità di lucro è pratica diffusa. Questa è l’ennesima riprova che a tutte le latitudini l’immigrazione clandestina rappresenta per molti una fonte di guadagno imprescindibile»
«Situazioni di questo tipo – conclude CasaPound – non devono nemmeno più far meravigliare. Se non si pongono dei paletti rigidi, se non si fissano delle norme di controllo più severe e stringenti chi specula sul fenomeno migratorio avrà sempre vita facile».
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