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Case a Magrignano, costruttore indagato per truffa
L’imprenditore secondo l’accusa ha raggirato almeno dieci acquirenti “vendendo” immobili in mano alle banche
LIVORNO . Le vittime lo urlavano da anni: «Siamo stati raggirati da chi ci ha venduto le case tra il Borgo di Magrignano e Coteto». Raccontavano anche, mostrando atti e versamenti, di «essere stati economicamente dissanguati». E peggio ancora, nonostante il maggior esborso di denaro rispetto alla cifra pattuita, si sono ritrovati «senza la possibilità di rogitare gli immobili perché in mano alle banche». Quelle denunce adesso sono diventate un capo d’imputazione, un reato del quale dovrà rispondere Riccardo Luschi, l’imprenditore edile legale rappresentante, tra le altre, della Cooperativa Edilizia Carducci, società di costruzione dichiarata fallita dal tribunale di Livorno l’11 novembre 2015.
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La nuova accusa nei confronti di Luschi emerge nell’atto di chiusura indagini notificata nell’ambito dell’indagine “Ginepraio”, il fascicolo coordinato dal pubblico ministero Daniele Rosa che nel marzo del 2016 aveva portato all’arresto dello stesso imprenditore, del suo braccio destro Carlo Alessandrini, 68 anni, e del contabile Paolo Paoli, 60. L’accusa principale per i tre indagati era ed è rimasta quella di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati fallimentari utilizzando – è l’ipotesi – numerose società tra cui la Coop Uil Casa, il Consorzio Edil Casa Toscana, la Ro.Ma. immobiliare srl, la Coop Ediliza Portuale, e la Edil Etrusca, società da loro amministrate o comunque a loro riferibili.
Più concretamente il vertice del «sodalizio criminale» tra il 2010 e il 2016 avrebbe fatto sparire «non meno di 3,5 milioni di euro», buona parte incassati dagli acquirenti che avevano opzionato immobili nel Borgo di Magrignano e utilizzati per costruire villette esclusive a Montenero per sé e i propri familiari attraverso la Cooperativa Collina di Montenero, anche questa dichiarata fallita. Adesso a questa ipotesi accusatoria il pubblico ministero, nei confronti del solo Luschi, ha aggiunto anche quella di truffa.
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Secondo l’accusa, l’imprenditore, tra il 2003 e il 2015 «con più azioni esecutive», avrebbe proposto a una decina di persone, l’acquisto a prezzi estremamente vantaggiosi di alloggi residenziali ancora da costruire nei quartieri di Coteto e nel Borgo di Magrignano. A questo punto li avrebbe convinti a iscriversi come soci della cooperativa sottoscrivendo le relative impegnative di prenotazione delle case e versando acconti per importi variabili tra i 40mila e i 100mila euro oltre ai compensi per le intermediazioni immobiliari, pari a circa 7mila euro ciascuno. Ma il raggiro si sarebbe compiuto successivamente quando Luschi – secondo la ricostruzione degli inquirenti – ha indotto i compratori a versare ulteriori ingenti somme di denaro, in alcuni casi pari all’intero prezzo dell’immobile, oltre all’anticipo di somme destinate a coprire spese per lavori contemplati nel capitolato, impedendo dall’altra parte qualsiasi riscontro sulla destinazione delle somme, e più in generale, sui bilanci della cooperativa.
L’ultima brutta sorpresa per gli acquirenti è arrivata quando Luschi non ha completato le case e ancora di più quando ha reso impossibile per tutti i clienti effettuare il rogito perché i debiti contratti dalla cooperativa con le banche avrebbero comportato per le vittime del raggiro un esborso ulteriore di 100mila euro.
È con questo sistema che l’imprenditore – è la conclusione della Procura – si sarebbe garantito un ingiusto profitto dalla distrazione del denaro versato nel corso degli anni per centinaia di migliaia di euro.
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