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Ruggine, graffiti e gnocchi sotto al Leone
LIVORNO. Gli spunti per raccontare il degrado di Porta San Marco certo non mancano. La ruggine che ormai ricopre qualsiasi struttura ferrosa, i graffiti che colorano malamente buona parte dell’arco,...
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LIVORNO. Gli spunti per raccontare il degrado di Porta San Marco certo non mancano. La ruggine che ormai ricopre qualsiasi struttura ferrosa, i graffiti che colorano malamente buona parte dell’arco, gli arbusti che crescono nelle parte muraria alta, le porte in legno scheggiato che chiudono - o meglio dovrebbero chiudere - gli spazi interni dei due locali. Ma ieri, quando Il Tirreno è andato a visitare il monumento, l’attenzione è stata catturata da un barattolo mezzo pieno di gnocchi al ragù abbandonato su una delle finestre murate della Porta. È rimasto lì per almeno metà mattinata, sempre più offuscato dalla condensa interna provocata dal caldo estivo. Qualcuno deve aver lasciato lì quel barattolo di buon’ora, prendendo questi spazi come un enorme cestino a cielo aperto. E guardandosi intorno, non è stato l’unico.
Gli gnocchi sono l’antipasto più eclatante di un degrado diffuso in questo sito, dove l’abbandono - si capisce con uno sguardo - si perde nel tempo. Quando nel 1849 il popolo livornese si oppose agli austriaci, la Porta era sede dei doganieri e le sue volte erano sorrette da imponenti colonne di ghisa. Oggi verrebbe da dire di ruggine, se non fosse che c’è anche altro a imbrattarle, come chiazze di vernice e scritte spray per dichiarazioni adolescenziali di amore più o meno felice. La zona verde non sta certo meglio, dato che di verde ci sono soltanto le erbacce, mentre il resto è una distesa di terreno arido. In una delle porte che chiudono i locali dei doganieri c’è un foro e la tentazione di sbirciare all’interno è facile da soddisfare. Lo scenario tra dentro e fuori però è minimo, dato che i graffiti, lo sporco (bottiglie e bicchieri di plastica, fazzoletti usati e quant’altro) e i muri scalcinati caratterizzano anche questi spazi. Un set perfetto per un film horror. La parte muraria, poi, non sta certo meglio, dato che oltre alla nerastra patina sbucano nuove piante selvatiche. In alcuni casi dei veri e propri cespugli.
Più decorose sembrano stare le altre strutture comprese nel sito, come la vecchia stazione di San Marco, che si mostra con due facce: quella fatiscente che un tempo portava ai binari, ben intonata alla Porta, e quella dove vivono le famiglie del personale Fs, queste sì rimesse a nuovo a colorate con fiori all’ingresso. Anche le Mura Lorenesi si mostrano in uno stato migliore del monumento principale, accompagnate da un verde qui sì rigoglioso e una passeggiata ben curata, anche se i graffiti non hanno risparmiato neppure loro. Nulla in confronto della Porta di San Marco comunque, dove non si salva neppure il Leone, macchiato nelle fauci e nelle ali non più limpide, prese ormai in considerazione dai passanti solo come scaffale dove appoggiare mezzo barattolo di gnocchi. (al.f.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Gli gnocchi sono l’antipasto più eclatante di un degrado diffuso in questo sito, dove l’abbandono - si capisce con uno sguardo - si perde nel tempo. Quando nel 1849 il popolo livornese si oppose agli austriaci, la Porta era sede dei doganieri e le sue volte erano sorrette da imponenti colonne di ghisa. Oggi verrebbe da dire di ruggine, se non fosse che c’è anche altro a imbrattarle, come chiazze di vernice e scritte spray per dichiarazioni adolescenziali di amore più o meno felice. La zona verde non sta certo meglio, dato che di verde ci sono soltanto le erbacce, mentre il resto è una distesa di terreno arido. In una delle porte che chiudono i locali dei doganieri c’è un foro e la tentazione di sbirciare all’interno è facile da soddisfare. Lo scenario tra dentro e fuori però è minimo, dato che i graffiti, lo sporco (bottiglie e bicchieri di plastica, fazzoletti usati e quant’altro) e i muri scalcinati caratterizzano anche questi spazi. Un set perfetto per un film horror. La parte muraria, poi, non sta certo meglio, dato che oltre alla nerastra patina sbucano nuove piante selvatiche. In alcuni casi dei veri e propri cespugli.
Più decorose sembrano stare le altre strutture comprese nel sito, come la vecchia stazione di San Marco, che si mostra con due facce: quella fatiscente che un tempo portava ai binari, ben intonata alla Porta, e quella dove vivono le famiglie del personale Fs, queste sì rimesse a nuovo a colorate con fiori all’ingresso. Anche le Mura Lorenesi si mostrano in uno stato migliore del monumento principale, accompagnate da un verde qui sì rigoglioso e una passeggiata ben curata, anche se i graffiti non hanno risparmiato neppure loro. Nulla in confronto della Porta di San Marco comunque, dove non si salva neppure il Leone, macchiato nelle fauci e nelle ali non più limpide, prese ormai in considerazione dai passanti solo come scaffale dove appoggiare mezzo barattolo di gnocchi. (al.f.)
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