Meteo
Cubi e poliedri per far dialogare le energie pulite
di Manolo Morandini
Sembrano opere d’arte ma sono macchine multisorgente che scelgono quale fonte usare per alimentare gli impianti
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Indipendenza energetica, rispetto per l’ambiente e stile italiano. Le chiavi del sistema innovativo e originale messo a punto a Cecina dalla start up innovativa Verde 21 prendono forma in una macchina che si basa sulla tecnologia multisorgente per produrre e soddisfare tutti i fabbisogni di energia di un edificio. Si può scegliere tra cubo o poliedro. Le due soluzioni, adatte a contesti diversi e modulari, entrambe sotto il nome “Dynamo verde”. Due brevetti europei e uno italiano che coprono la tecnologia e il design con cui l’azienda si sta affacciando sui mercati. E ce n’è un quarto in fase di sviluppo, su cui però c’è riserbo. «È alla base di una macchina di taglia più piccola destinata al mercato privato – dice l’amministratore di Verde 21 Amerigo Della Pina –. Sembra l’uovo di Colombo, ma di fatto siamo i primi ad aver messo a punto questo sistema».
La metafora calcistica viene in aiuto. «È un po’ come avere una squadra di super campioni in cui nessuno passa la palla all’altro – spiega Della Pina –. Alla fine la formazione finisce per risultare più debole del suo reale potenziale. Il nostro sistema consente di integrare le tecnologie, non di sommare ma di creare flussi che dialogano tra loro. Tra le caratteristiche c’è anche la capacità di adattamento in continuo in base alle condizioni del meteo».
Verde21 è una i-srl, società di capitali iscritta nella sezione speciale start up innovative. Il piano industriale è ambizioso. Entro il 2022 le vendite dei macchinari dovrebbero attestarsi sui 400 pezzi all’anno e dare lavoro a venti persone, tra ingegneri, architetti, esperti di marketing tecnici e magazzinieri. Base a Cecina e orizzonte oltre i confini nazionali. «Abbiamo già venduto tre macchine, la prima sarà installata sul tetto della nuova sede direzionale della Banca di Credito cooperativo di Castagneto Carducci, che è in fase di costruzione – dice Della Pina –. Abbiamo altre trattative e alcuni canali distributivi già attivi in Svizzera, Olanda, Bulgaria. Contatti in Indonesia e a settembre ci affacceremo negli Stati Uniti». L’azienda è tra i protagonisti della delegazione italiana nel padiglione allestito ad Astana, in Kazakistan, all’Expò dell’energia fino al 10 settembre.
«Siamo riusciti a ottimizzare la produzione simultanea da più fonti attraverso il sistema degli accumuli di energia – afferma l’amministratore delegato Della Pina –. Riusciamo a ottenere una produzione ottimale combinando i diversi sistemi che lavorano in sinergia». Multisorgente significa sfruttare in un unico impianto il potenziale energetico che può essere ricavato dal sole, il suolo, l’aria e l’acqua. Le superfici dei poliedri in realtà sono fotovoltaiche e hanno la capacità di sfruttare anche l’irraggiamento riflesso. C’è poi il cuore tecnologico della macchina con pompa di calore per garantire la produzione sia di energia termica che elettrica. Il tutto può funzionare anche senza alcuna connessione alla rete elettrica. «Il nostro valore aggiunto è la sinergia attraverso una centralina che riesce a combinare il funzionamento delle diverse tecnologie».
Rinfrescare e raffrescare gli ambienti, avere acqua sanitaria. Il tutto per rendere l'utenza indipendente dalle fonti non rinnovabili. Un esempio di Dynamo. Il poliedro con le facce a pentagono ha un lato di 1,5 metri ed è alto 3,5 metri. A fronte di un investimento chiavi in mano di 60.000 euro consente di rendere autonomo sul piano energetico un edificio di 1. 200 metri quadrati, con un tempo di ritorno dell’investimento di cinque anni e una durata minima della macchina di 25 anni. «È il costo di un Suv», dice l’amministratore di Verde 21 per dare un parametro di paragone. «Impieghiamo materiali di uso diffuso e tutto, compreso le viti, è made in Italy. Una scelta precisa con cui vogliamo caratterizzarci sul mercato». A dare forma a Dinamo Verde è l’architetto Francesco Alocco. «La tecnologia non viene nascosta ma è una parte centrale del contesto in cui si inserisce – spiega Della Pina –. Un’estetica che ha anche il valore di un messaggio in positivo per cui crediamo che il macchinario possa trovare spazi all’interno di aziende e in contesti pubblici. Insomma, è come un totem che ha in sé i tratti distintivi dell’innovazione e del rispetto per l’ambiente».
Nelle stanze di Verde 21 all’interno del Polo tecnologico Magona, si fa la progettazione e l’assemblaggio. «Per la produzione ci avvaliamo della rete di fornitori con cui collaboriamo negli interventi di riqualificazione energetica di edifici e capannoni», sostiene Della Pina. Oltre ai tre soci intorno all’azienda ruotano già 8 persone.
La metafora calcistica viene in aiuto. «È un po’ come avere una squadra di super campioni in cui nessuno passa la palla all’altro – spiega Della Pina –. Alla fine la formazione finisce per risultare più debole del suo reale potenziale. Il nostro sistema consente di integrare le tecnologie, non di sommare ma di creare flussi che dialogano tra loro. Tra le caratteristiche c’è anche la capacità di adattamento in continuo in base alle condizioni del meteo».
Verde21 è una i-srl, società di capitali iscritta nella sezione speciale start up innovative. Il piano industriale è ambizioso. Entro il 2022 le vendite dei macchinari dovrebbero attestarsi sui 400 pezzi all’anno e dare lavoro a venti persone, tra ingegneri, architetti, esperti di marketing tecnici e magazzinieri. Base a Cecina e orizzonte oltre i confini nazionali. «Abbiamo già venduto tre macchine, la prima sarà installata sul tetto della nuova sede direzionale della Banca di Credito cooperativo di Castagneto Carducci, che è in fase di costruzione – dice Della Pina –. Abbiamo altre trattative e alcuni canali distributivi già attivi in Svizzera, Olanda, Bulgaria. Contatti in Indonesia e a settembre ci affacceremo negli Stati Uniti». L’azienda è tra i protagonisti della delegazione italiana nel padiglione allestito ad Astana, in Kazakistan, all’Expò dell’energia fino al 10 settembre.
«Siamo riusciti a ottimizzare la produzione simultanea da più fonti attraverso il sistema degli accumuli di energia – afferma l’amministratore delegato Della Pina –. Riusciamo a ottenere una produzione ottimale combinando i diversi sistemi che lavorano in sinergia». Multisorgente significa sfruttare in un unico impianto il potenziale energetico che può essere ricavato dal sole, il suolo, l’aria e l’acqua. Le superfici dei poliedri in realtà sono fotovoltaiche e hanno la capacità di sfruttare anche l’irraggiamento riflesso. C’è poi il cuore tecnologico della macchina con pompa di calore per garantire la produzione sia di energia termica che elettrica. Il tutto può funzionare anche senza alcuna connessione alla rete elettrica. «Il nostro valore aggiunto è la sinergia attraverso una centralina che riesce a combinare il funzionamento delle diverse tecnologie».
Rinfrescare e raffrescare gli ambienti, avere acqua sanitaria. Il tutto per rendere l'utenza indipendente dalle fonti non rinnovabili. Un esempio di Dynamo. Il poliedro con le facce a pentagono ha un lato di 1,5 metri ed è alto 3,5 metri. A fronte di un investimento chiavi in mano di 60.000 euro consente di rendere autonomo sul piano energetico un edificio di 1. 200 metri quadrati, con un tempo di ritorno dell’investimento di cinque anni e una durata minima della macchina di 25 anni. «È il costo di un Suv», dice l’amministratore di Verde 21 per dare un parametro di paragone. «Impieghiamo materiali di uso diffuso e tutto, compreso le viti, è made in Italy. Una scelta precisa con cui vogliamo caratterizzarci sul mercato». A dare forma a Dinamo Verde è l’architetto Francesco Alocco. «La tecnologia non viene nascosta ma è una parte centrale del contesto in cui si inserisce – spiega Della Pina –. Un’estetica che ha anche il valore di un messaggio in positivo per cui crediamo che il macchinario possa trovare spazi all’interno di aziende e in contesti pubblici. Insomma, è come un totem che ha in sé i tratti distintivi dell’innovazione e del rispetto per l’ambiente».
Nelle stanze di Verde 21 all’interno del Polo tecnologico Magona, si fa la progettazione e l’assemblaggio. «Per la produzione ci avvaliamo della rete di fornitori con cui collaboriamo negli interventi di riqualificazione energetica di edifici e capannoni», sostiene Della Pina. Oltre ai tre soci intorno all’azienda ruotano già 8 persone.
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