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Sempre più prime case all’asta
Ceraolo: «Chiediamo alla Prefettura di bloccare i pignoramenti»
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LIVORNO. La casa di Alessandro D’Oriano, il disabile quarantaseienne ridotto in fin di vita da un aneurisma dopo la telefonata del curatore fallimentare, alla fine è stata aggiudicata all’asta. Il colpo di grazia, pensava il fratello Francesco, finché non è arrivata quella telefonata: «Il compratore, che ha scelto di restare anonimo, ha detto al nostro avvocato di famiglia che intende restituire l’appartamento ad Alessandro in forma di comodato d’uso gratuito».
Un gesto di solidarietà fuori dal comune che permetterà ad Alessandro, una volta dimesso dal centro di riabilitazione di Volterra, di tornare nella sua casa che il tribunale aveva messo all’asta dopo che, perso il lavoro, lui non era più riuscito a pagare il mutuo. «È il meraviglioso gesto di un privato – commenta Giovanni Ceraolo di Asia Usb – ma in casi come questo deve intervenire lo Stato».
«Sono sempre di più i Livornesi - aggiunge Ceraolo - che vengono da noi perché la loro prima casa viene messa all’asta, e quasi sempre venduta sotto costo per assecondare gli interessi delle banche. Chiediamo alla Prefettura di fornirci i dati per fare un quadro della situazione a livello provinciale, e di intervenire per bloccare i pignoramenti almeno nei casi di maggiore criticità». Con lui al presidio di giovedì, sotto palazzo del Governo ci sono molte delle persone che si sono rivolte all’Asia (una decina di segnalazioni, con varie problematiche), ed anche Francesco D’Oriano. «Leggendo sul Tirreno del caso di Alessandro, siamo tornati a chiedere di essere ricevuti, come è stato concesso a tutte le altre sigle», prosegue Ceraolo: «Paradossalmente ci sono più riguardi nei confronti di chi viene sfrattato perché non paga l’affitto, poiché nel pensare comune si ritiene che il proprietario di una casa messa all’asta sia un benestante che ha colpevolmente buttato via il suo denaro; il contraccolpo psicologico su queste persone è molto pesante». Le dimensioni del fenomeno sono ancora incerte, e non sembrano limitate a zone specifiche della città, ma un elemento accomuna tutti i casi: la perdita del lavoro che obbliga alla scelta della sopravvivenza.
Matteo Scardigli
Un gesto di solidarietà fuori dal comune che permetterà ad Alessandro, una volta dimesso dal centro di riabilitazione di Volterra, di tornare nella sua casa che il tribunale aveva messo all’asta dopo che, perso il lavoro, lui non era più riuscito a pagare il mutuo. «È il meraviglioso gesto di un privato – commenta Giovanni Ceraolo di Asia Usb – ma in casi come questo deve intervenire lo Stato».
«Sono sempre di più i Livornesi - aggiunge Ceraolo - che vengono da noi perché la loro prima casa viene messa all’asta, e quasi sempre venduta sotto costo per assecondare gli interessi delle banche. Chiediamo alla Prefettura di fornirci i dati per fare un quadro della situazione a livello provinciale, e di intervenire per bloccare i pignoramenti almeno nei casi di maggiore criticità». Con lui al presidio di giovedì, sotto palazzo del Governo ci sono molte delle persone che si sono rivolte all’Asia (una decina di segnalazioni, con varie problematiche), ed anche Francesco D’Oriano. «Leggendo sul Tirreno del caso di Alessandro, siamo tornati a chiedere di essere ricevuti, come è stato concesso a tutte le altre sigle», prosegue Ceraolo: «Paradossalmente ci sono più riguardi nei confronti di chi viene sfrattato perché non paga l’affitto, poiché nel pensare comune si ritiene che il proprietario di una casa messa all’asta sia un benestante che ha colpevolmente buttato via il suo denaro; il contraccolpo psicologico su queste persone è molto pesante». Le dimensioni del fenomeno sono ancora incerte, e non sembrano limitate a zone specifiche della città, ma un elemento accomuna tutti i casi: la perdita del lavoro che obbliga alla scelta della sopravvivenza.
Matteo Scardigli
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