In Toscana c'è corruzione sui rifiuti. «È “Sei” il caso più inquietante»
Raffaele Cantone, presidente dell'Anac,ospite dell’Università di Pisa, ha risposto anche alle domande su Consip e preferenze. Ribaltando la prospettiva sui cervelli in fuga: «Il problema è che qui dall’estero non viene nessuno»
PISA. La Toscana non è immune alla corruzione. E l’attenzione deve essere massima e costante. Parola di Raffaele Cantone, il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, che ieri ha tenuto una lectio magistralis davanti agli studenti dell’università di Pisa. «La questione più rilevante – ha spiegato il magistrato, riferendosi alla nostra regione – è quella di Sei Toscana: c’è un’inchiesta giudiziaria e oggi l’azienda dei rifiuti è commissariata perché oggettivamente sono emersi fatti molto gravi. I rifiuti rappresentano un settore molto delicato, di cui non si può fare a meno e nel quale girano molti soldi. Dove gli interessi sono alti, lo sono anche i rischi».
LA LECTIO MAGISTRALIS
Ore 16,30, piazza Torricelli. L’Aula magna di Palazzo Matteucci, restaurata da pochi anni e con lo splendido soffitto affrescato, non ha più posti liberi. Fa molto caldo, manca l’aria condizionata, ma il folto pubblico di docenti e studenti non si tira indietro e partecipa attivamente al seminario. E il presidente dell’Anac – ospite del professor Alberto Vannucci, direttore del master in Analisi, prevenzione e contrasto della criminalità organizzata – parla del suo nuovo libro, “La corruzione spuzza”, edito da Mondadori. Non solo di Sei Toscana – l’azienda dei servizi ecologici per le province di Arezzo, Grosseto e Siena e per la Val di Cornia – il cui commissariamento è stato prorogato per altri nove mesi dopo l’inchiesta per turbativa d’asta e corruzione aperta dalla Procura di Firenze sul presunto appalto truccato da 3,5 miliardi di euro.
IL CASO CONSIP
A margine dell’incontro, Cantone ha anche parlato della vicenda Consip, la centrale degli acquisti della pubblica amministrazione da mesi sotto la lente di ingrandimento dei magistrati. «L’ultimo rapporto sulla spending review – ha spiegato il magistrato – ha evidenziato come centralizzare gli acquisti abbia avuto effetti molto positivi sull’economia. Ma è chiaro che il sistema vada messo a regime: dobbiamo intervenire per evitare meccanismi di concentrazione e monopolio. Non bisogna buttare via il bambino nell’acqua sporca. Degli aspetti politici – ha concluso Cantone – a me non interessa proprio nulla».
«POCHI CERVELLI IN FUGA»
Parlando del suo libro con il professor Vannucci, Cantone si è anche soffermato sui cervelli in fuga, i neolaureati che lasciano l’Italia per lavorare all’estero. Secondo una ricerca da lui citata il numero di chi emigra in cerca di una miglior occasione professionale non è così alto. «Il vero aspetto negativo – ha sottolineato il magistrato – è nel saldo fra entrate e uscite. In Germania, ad esempio, il 27% dei neolaureati va all’estero, ma l’attrazione è del 28%. In Italia, invece, abbiamo il 3% di ingressi e il 16% di uscite. È evidente come il nostro sistema non venga ritenuto appetibile, al pari del suo livello di meritocrazia. Difficile che i nostri migliori ricercatori – conclude amaramente Cantone – perdano tempo per cercare un posto di lavoro in Italia».
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CRITICHE ALLE PREFERENZE
Cantone, rispondendo alla domanda di uno studente, ha poi criticato il sistema delle preferenze in ambito elettorale, perché «è oggettivamente uno strumento pericoloso, esposto al rischio di voto di scambio». «Ricordo di un medico, in un comune del Sud Italia, che nella sua vita cambiò sette partiti – rivela il presidente dell’Anac – e riuscì ogni volta a mantenere intatto il numero delle preferenze, talvolta aumentandolo. Dietro lui c’erano sempre le stesse truppe cammellate». Ma Cantone – seppur critico alla scelta esplicita dei candidati nel segreto dell’urna – riconosce che può esserci di peggio. «Se l’alternativa è un computer dove tu non sai chi vota e chi non vota – conclude il magistrato – allora ben vengano le preferenze».
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