Italia
«Sughere da chiudere, situazione choc»
Il sindacato Fp Cgil all’attacco: pericoli per igiene e sicurezza, ora le istituzioni intervengano
LIVORNO. La lista dei guai si apre così: 1) «infissi che lasciano passare non solo spifferi ma copiosi scrosci d’acqua»; 2) servizi igienici di uso promiscuo, «arrichiti dalla presenza di inflorescenze vegetali»; 3) «ferraglia, materiale cartaceo e oggetti di scarto accumulati nei corridoi e in locali privi di mezzi antincendio»; 4) il solaio della sezione detentiva “transito” «pericolosamente sostenuto da numerosi “cristi”». Parte da qui la delegazione del sindacato Fp Cgil guidata dal segretario Mauro Scalabrini per denunciare «le numerose irregolarità in materia di tutela della sicurezza e salubrità sul lavoro riscontrate» al carcere livornese delle Sughere.
Gli esponenti sindacali dicono che il carcere «non può che essere un luogo difficile sia per chi è condannato a scontare una pena sia per chi ci lavora», tuttavia «la quantità e “qualità” delle carenze» riscontrate nel corso di una ispezione «va ben oltre quanto in un paese civile si dovrebbe vedere». Nel mirino anche il fatto – viene sottolineato – che detenuti e personale rischino la vita «in caso di emergenza» o il fatto che lungo le pareti scendano «acque sporche provenienti dalle docce dei detenuti» («talmente fatiscenti» che per curare l’igiene personale è meglio «evitare di metterci piede»). Secondo la delegazione Cgil, in nome «del rispetto dei diritti umani prima ancora che costituzionali», questa struttura «dovrebbe semplicemente essere chiusa per evitare a detenuti e lavoratori l’esposizione a rischi inaccettabili per la sicurezza e la salute loro, delle loro famiglie e dell’intera cittadinanza livornese». La delegazione Fp Cgil denuncia «la gravissima condizione riscontrata» per sollecitare ogni istituzione coinvolta: e qui l’elenco riguarda «l’Amministrazione Penitenziaria nelle persone del Provveditore Regionale e del Capo Dipartimento; l’Amministrazione comunale; il Garante dei detenuti comunale e regionale; la Asl livornese. Dito puntato anche contro il sovraffollamento: il ricorso alla “terza branda” si è reso necessario «anche in celle che, secondo le norme successive alla ben nota “sentenza Torregiani”, prevederebbero al massimo la presenza di due detenuti per cella». Senza contare che dal 1° luglio gli educatori si ridurrano a due.
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