Il Tirreno

Livorno

Troppe bocche cucite  sulla fucilata al circolo 

di Nicolò Cecioni

Al momento in cui Palandri ha sparato a Civitillo erano presenti decine di persone ma nessuno vuol parlare dei fatti e si continua a sostenere la tesi del banale litigio

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LIVORNO. Da un lato gli esposti in questura, per denunciare una situazione sempre più critica nel quartiere di Salviano, casi sociali e derive delinquenziali sempre più sovrapposti, e frequentazioni un po’ borderline dentro e fuori dal circolo. Esposti evidentemente premonitori, visti i fatti di una settimana fa al circolo Carli, culminati nella fucilata di Stefano Palandri a Paolo Civitillo.
Dall’altro lato il silenzio diffuso e sospetto intorno a quel fatto di sangue, forse dettato dalla paura di raccontare qualcosa che non si deve, e il tentativo di far passare quella fucilata come l’epilogo fuori misura di una normale lite da circolo, due frequentatori che discutono per la Juventus o per una partita a carte e la diatriba che finisce a colpi di lupara.
In molti hanno assistito alla scena, ma subito dopo la fucilata di Palandri sono scappati via e anche adesso che sono passati sette giorni raccontano poco o niente di quella sera. Nessun dettaglio. Nessun elemento utile a ricostruire l’aggressione. A capire com’è possibile che in un circolo di periferia (cuore di un quartiere), a Livorno, possa partire un colpo di fucile che poteva uccidere.
Uno dei pochi a parlare è Sergio Alderigi, presidente della Casa del Popolo: «Al circolo facciamo volontariato, organizziamo eventi, cene, iniziative benefiche. Abbiamo squadre di calcio, scuole di ballo, corsi di ginnastica per anziani. Una cosa del genere ci ha lasciati sbigottiti».
Segnali che le cose non andassero troppo bene, come dicevamo, ce n’erano in abbondanza: tanto che nell'ultimo periodo sono stati tanti gli esposti e le denunce che i soci del circolo o i membri del comitato hanno presentato in questura. «Al circolo ci vengono in tanti – continua Alderigi – e perciò anche persone un po' esuberanti. Qualcuno prende fuoco facilmente e dal vociare alto si passa anche a qualche diverbio. Non capita spesso, ma a volte si è arrivati pure alle mani. Certo, un conto è una scazzottata che finisce lì e un altro è una fucilata...».
Il presidente della Casa del Popolo, Palandri lo conosceva bene. «Abitando a Salviano, sapevo bene chi era. È uno che alzava un po' la voce e a volte andava sopra le righe. Mai avrei pensato che avrebbe fatto una cosa simile».
Cosa c’era tra Palandri e Civitillo? Alla domanda nessuno si espone. «Probabilmente Palandri aveva già bevuto qualcosa», racconta Vinicio Bondi. Anche per lui la fucilata nasce solo da qualche bicchiere di troppo.
Anche Fabio Altini, presidente del circolo Arci, preferisce allargare il suo commento e divagare: «La violenza non fa parte della nostra cultura - spiega -. Noi vogliamo mantenere viva l'attività aggregativa e sociale della zona. Come altri, Salviano è un quartiere difficile dove l'emarginazione sociale si fa sentire non poco. Intorno al circolo ruotano moltissime persone, adulti, anziani, bambini e abbiamo tante attività di ogni genere». Purtroppo, però, soprattutto la sera, per via Costanza si aggirano anche individui poco raccomandabili perché dalle 20 in poi tutti gli altri bar sono chiusi e l'unico luogo dove andare è proprio il circolo: è questo il cuore di uno degli esposti.
E qualcuno al circolo sta pensando addirittura a chiudere prima delle 23. «Prenderemo delle decisioni tutti insieme e cercheremo di mettere in maggior sicurezza la struttura, con la partecipazione di tutti i rappresentanti delle attività che appartengono al circolo e che vogliamo mantenere», dice Altini.
A proposito delle attività, una delle più famose è senza dubbio quella calcistica portata avanti da Adriano Tramonti. «Per dare un segnale di come si vive al circolo e in tutto il quartiere di Salviano, abbiamo organizzato una cena sociale proprio nel giardino dove è accaduto il fattaccio. È la cena di fine anno della squadra, dovevamo farla al campo ma abbiamo deciso di spostarla qui. Sono state fatte denunce ed esposti per chiedere maggior sicurezza, adesso vogliamo delle risposte. La soluzione non può essere chiudere la struttura».

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