Anche un Leonardo tra i quadri spariti durante la guerra
di Nicolò Cecioni
L’Accademia degli Avvalorati consegna ai carabinieri il dossier «Oltre 120 le opere trafugate alla città, ecco l’elenco degli artisti»
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LIVORNO. Sono tantissime le opere d'arte che sono state trafugate a Livorno durante la seconda guerra mondiale. A denunciare questa scomparsa è l'associazione Accademia degli Avvalorati che ieri ha consegnato un dossier di 480 pagine al comando dei carabinieri per la tutela dei beni culturali. «Abbiamo svolto una ricerca lunga cinque anni – ha spiegato il presidente dell'associazione, Massimo Signorini – collaborando con molti enti. Altri, purtroppo, si sono dimostrati meno disponibili e ci hanno reso le cose difficili. Non esiste una documentazione di quello che è stato evacuato, perciò non si può sapere ciò che c'era prima dei bombardamenti e ciò che è stato riconsegnato dopo il 1945».
Stando alla tesi dell'Accademia degli Avvalorati, sarebbero oltre 120 le opere mancanti. Ma è probabile che il numero sia molto più alto. Sette opere di Tommaso Gazzarrini, gli «Esuli di Siena» di Enrico Pollastrini e la «Maternità» di Paolo Demi, «La Madonna di Montenero adorata da Santa Barbara e San Rocco» e moltissimi altri quadri, sculture e testi di ogni genere sono stati inseriti nel dossier nell'elenco delle opere che potrebbero essere sparite durante la guerra, trafugate, distrutte dalle bombe o addirittura buttate via per sbaglio.
«Fino al '43 – continua Signorini – si pensava che Livorno non avesse niente da salvare. Poi cambiò la sovrintendenza e il professor Piero Sampaolesi venne in città e rimase esterrefatto dalla quantità di opere d'arte. Così, insieme all'allora custode del Museco Civico, il professor Costagliola, decise di andare a evacuare personalmente musei e chiese della città. Furono due eroi perché sfidarono i bombardamenti per andare a mettere in salvo un gran numero di opere. Inizialmente le portarono fuori città, al Cisternino, a Pian di Rota, alla Valle Benedetta. Poi, con calma, le collocarono in zone più sicure come Palazzo Pitti o Villa Certosa di Calci. Alcune cose, come il dipinto Gli Esuli di Siena non riuscirono a portarlo via perché era troppo grande. Altri, invece, siamo certi che siano stati rubati. Un esempio certo di furto, invece, il Volto di Giuda di Leonardo Da Vinci che fu trafugato a un esponente della comunità ebraica livornese. Altri furti vennero fatti nella chiesa della Madonna e in quella degli Armeni. Adesso i carabinieri potranno finalmente indagare, anche se non sarà facile». Anche il Comune di Livorno, nella persona dell’assessore Francesco Belais, si è reso disponibile a collaborare con l'associazione. «È un lavoro difficilissimo, ma i nostri archivi sono sempre aperti. So con certezza che nella lista delle opere trafugate c'è lo stemma degli Avvalorati che possiede un famoso antiquario di Livorno. Ma non si può prendere perché lui ha la regolare ricevuta di acquisto e ha dimostrato la sua buona fede».
Stando alla tesi dell'Accademia degli Avvalorati, sarebbero oltre 120 le opere mancanti. Ma è probabile che il numero sia molto più alto. Sette opere di Tommaso Gazzarrini, gli «Esuli di Siena» di Enrico Pollastrini e la «Maternità» di Paolo Demi, «La Madonna di Montenero adorata da Santa Barbara e San Rocco» e moltissimi altri quadri, sculture e testi di ogni genere sono stati inseriti nel dossier nell'elenco delle opere che potrebbero essere sparite durante la guerra, trafugate, distrutte dalle bombe o addirittura buttate via per sbaglio.
«Fino al '43 – continua Signorini – si pensava che Livorno non avesse niente da salvare. Poi cambiò la sovrintendenza e il professor Piero Sampaolesi venne in città e rimase esterrefatto dalla quantità di opere d'arte. Così, insieme all'allora custode del Museco Civico, il professor Costagliola, decise di andare a evacuare personalmente musei e chiese della città. Furono due eroi perché sfidarono i bombardamenti per andare a mettere in salvo un gran numero di opere. Inizialmente le portarono fuori città, al Cisternino, a Pian di Rota, alla Valle Benedetta. Poi, con calma, le collocarono in zone più sicure come Palazzo Pitti o Villa Certosa di Calci. Alcune cose, come il dipinto Gli Esuli di Siena non riuscirono a portarlo via perché era troppo grande. Altri, invece, siamo certi che siano stati rubati. Un esempio certo di furto, invece, il Volto di Giuda di Leonardo Da Vinci che fu trafugato a un esponente della comunità ebraica livornese. Altri furti vennero fatti nella chiesa della Madonna e in quella degli Armeni. Adesso i carabinieri potranno finalmente indagare, anche se non sarà facile». Anche il Comune di Livorno, nella persona dell’assessore Francesco Belais, si è reso disponibile a collaborare con l'associazione. «È un lavoro difficilissimo, ma i nostri archivi sono sempre aperti. So con certezza che nella lista delle opere trafugate c'è lo stemma degli Avvalorati che possiede un famoso antiquario di Livorno. Ma non si può prendere perché lui ha la regolare ricevuta di acquisto e ha dimostrato la sua buona fede».
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