Il Tirreno

Livorno

fino a ieri: il 5° padiglione

di Giulio Corsi
fino a ieri: il 5° padiglione

LIVORNO. Per chi sostiene che il nuovo ospedale non serve e che la strada giusta è sistemare quello di viale Alfieri, il secondo padiglione è l’esempio perfetto di come anche un vecchio edificio di...

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LIVORNO. Per chi sostiene che il nuovo ospedale non serve e che la strada giusta è sistemare quello di viale Alfieri, il secondo padiglione è l’esempio perfetto di come anche un vecchio edificio di quasi cento anni, inaugurato nel 1931 dal re Vittorio Emanuele III e intitolato a Costanzo Ciano, oggi possa tornare ad essere accogliente e funzionale.
Per chi invece sostiene che serve un ospedale nuovo, adeguato ai tempi e alla medicina moderna perché curare i malati in viale Alfieri è un po’ come andare in guerra con la Vespucci anziché con la superfregata Bergamini, il secondo padiglione è l’esempio perfetto di come nonostante milioni di investimenti e anni di lavori un edificio di un secolo fa non potrà mai essere paragonabile, proprio in termini di efficienza e comfort, ad una struttura tirata su ex novo.
Oggi però, almeno per un giorno, guelfi e ghibellini dell’ospedale nuovo o vecchio saranno insieme a festeggiare un evento storico per la città: il taglio del nastro del nuovo (pardon, ristrutturato) secondo padiglione che permetterà - finalmente - di svuotare il quinto padiglione, vergogna indiscussa, dal punto di vista strutturale, del nostro sistema sanitario.
Sette anni di cantiere ci sono voluti, un’eternità. Addirittura 16 anni se si pensa al maxi-appalto da 25 miliardi con cui nel 2001 si prevedeva la ristrutturazione di quasi mezzo ospedale.
Non andò tutto liscio: varianti, intoppi, il costo lievitato fino a raddoppiare in 27 milioni di euro, contenziosi legali tra l’allora Asl 6 e la Inso, la ditta che si era aggiudicata la super-commessa, l’ultimo dei quali proprio su un incremento dei costi per il secondo padiglione, che nel 2012 ha comportato il blocco dei lavori e per cinque anni ha impedito la consegna della struttura, fino a quando la nuova Asl della costa, sotto la regia del direttore generale Maria Teresa De Lauretis, ha sciolto l’impasse e fatto ripartire il cantiere.
Oggi a mezzogiorno comincia un’altra storia: l’assessore regionale alla salute Stefania Saccardi con a fianco la De Lauretis e il sindaco Filippo Nogarin, taglierà il nastro all’edificio.
Da domani il secondo inizierà a funzionare: nell’ala nord del pian terreno saranno operativi gli ambulatori di gastroenterologia diretti dal primario Giovanni Niccoli, che si trovavano al quinto terreno. Il trasloco e l’installazione dei macchinari per colon, gastro e duodenoscopie, iniziati venerdì scorso, sono proseguiti e terminati durante il weekend.
Poi sarà la volta dei malati ospitati a Medicina diretta dal primario Alberto Caimati, Pneumologia guidata da Rigoletta Vincenti e Neurologia diretta da Giuseppe Meucci: il loro trasferimento è previsto da giovedì. «Ci saranno momenti in cui medici e infermieri lavoreranno contemporaneamente su due padiglioni», spiega Roberto Bigazzi, direttore del dipartimento delle specialistiche mediche dell’Asl Toscana Nord Ovest, che ha curato la regia del trasferimento ma soprattutto ha coordinato tutta l’organizzazione del nuovo padiglione. «Non sarà possibile fare lo spostamento in un solo giorno. Il nostro auspicio è riuscirci in due, con una possibile appendice al terzo giorno», aggiunge. L’operazione si concluderà comunque entro sabato.
Ancora ieri il reparto era al massimo della capienza: 114 degenti su 114 posti. Uno alla volta, sdraiati sul proprio letto, saranno portati dal quinto al secondo padiglione, passando dai corridoi sopraelevati che collegano tutto l’ospedale. Con loro sarà trasportato dagli addetti soltanto il comodino con gli effetti personali.
Arrivati al nuovo padiglione i malati troveranno tutto il resto del mobilio nuovo. Ma soprattutto un ambiente completamente diverso da quello attuale: non più camerate enormi, coi soffitti alti cinque metri, le crepe nei muri, i bagni comuni in fondo ai corridoi, ma stanze da quattro persone, con bagno in camera e soffitti ribassati, climatizzazione estate-inverno, avvolgibili elettriche, maggior privacy e minor rischio di contaminazione. E poi colori tenui e odore di nuovo.
Rispetto al quinto padiglione, i letti saranno dislocati su 4 piani anziché su tre: l’ala sud del terreno (17 posti) e poi primo (35), secondo (35) e terzo (27).
L’azienda ha garantito un incremento di personale infermieristico in modo da rispondere a questa situazione, ma i sindacati chiedono numeri maggiori. È uno dei problemi già emersi, strettamente connessi ai vincoli di una struttura spalmata su 4 piani. L’altro è legato all’antisismica, che rispetta una normativa nel frattempo evoluta. Un altro ancora alla informatizzazione del reparto che non c’è e che impedirà l’utilizzo delle cartelle cliniche digitalizzate.
«Se avessimo costruito da zero un reparto di medicina, avrebbe avuto altre caratteristiche», spiegava tempo fa al cronista il primario Bigazzi. Da domani, c’è da scommetterci, la diatriba tra ospedale vecchio e nuovo ripartirà, basandosi anche sull’esempio concreto del 2° padiglione.

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