Il mistero del maxi-uovo di calamaro, ecco l’ipotesi del biologo
Livorno, dopo la scoperta sul fondale di Calafuria, parla l'ex dirigente di Arpat: "Potrebbe trattarsi di un annidamento di un organismo cefalopode, ma va analizzato"
LIVORNO. «Potrebbe trattarsi di un annidamento di un organismo cefalopode, ma per dare una risposta precisa bisognerebbe esaminarlo in laboratorio o sul posto, o quantomeno avere a disposizione delle foto dotate di una maggiore risoluzione». Il biologo Fabrizio Serena, ex dirigente del settrore mare di Arpat, risponde così a chi gli chiede lumi sul mistero dell’“enorme uovo di calamaro”, individuato lo scorso 25 aprile a circa 30 metri di profondità da alcuni sub dell’associazione di appassionati di immersioni Cral Uncus davanti al diving “La Torre di Calafuria”.
Il mistero non è ancora stato svelato e rischia di rimanere… un mistero. I sub si erano interrogati su cosa potesse essere il grosso bozzolo traslucido di circa un metro di diametro e avevano immaginato che potesse esser un uovo di calamaro: gigante, appunto. Gli osservatori, che al momento dell’avvistamento non erano stati in grado di classificare l’oggetto, solo controllando in un secondo momento le fotografie scattate sul fondale, benché non si siano sbilanciati riguardo alla specie di appartenenza, hanno parlato in base all’esperienza: quella palla trasparente ha l’apparenza di un uovo di calamaro del tipo che comunemente si può osservare nel nostro mare, solo molto più grande.
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Il biologo Serena, giustamente, senza le prove non può confermare né smentire che si tratti di una specie del genere Architeuthis, i cui tentacoli brancolanti nei ciechi abissi del mito ancestrale hanno dato vita alla leggenda del Kraken. Trovare la soluzione del suggestivo enigma non sarà tuttavia così semplice. Perché l’ente di competenza vada ad investigare è necessario che venga inoltrata una segnalazione, e di conseguenza attendere i tempi della burocrazia; in alternativa potrebbero procedere gli stessi sub, ma qui si pone un altro problema. «Normalmente annidamenti di questo genere sono saldamente “ancorati” agli elementi del fondale – dice Serena – e qui, a giudicare da ciò che si vede nella foto in questione, non mi sembra che sia così». Elemento non da poco, che depone a sfavore dell’ipotesi “calamaro gigante”. Intanto, con ogni probabilità le correnti nel frattempo avranno trascinato chissà dove l’oggetto misterioso.
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