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Presi con 134 chili di droga, il processo salta per un cavillo
Livorno, dopo i nuovi arresti il giudice ha accolto l’eccezione dell’avvocato difensore Chiesto e ottenuto il trasferimento del processo a Firenze per competenza
LIVORNO . In Tribunale era tutto pronto per la lettura della sentenza nei confronti dei tre corrieri arrestati dai carabinieri la notte del 12 settembre scorso in via Passaponti con 134 chili di cocaina purissima e accusati di traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Addirittura nei mesi scorsi gli avvocati avevo presentato la richiesta di rito abbreviato e il pubblico ministero, nell’ultima udienza – siamo al primo marzo – aveva chiesto 16 anni di reclusione per Gabriele Bandinelli, 41 anni, e Luis Aldo Damian Lemucchi, 27, e due anni in più per Massimo Bulletti, 65, ex cuoco.
Il colpo di scena è arrivato mercoledì 10 maggio quando si è aperta quella che doveva essere l’ultima udienza, riservata alla repliche e alla camera di consiglio. È in questo contesto che l’avvocato Barbara Luceri, che difende uno degli imputati, ha sollevato al giudice per l’udienza preliminare Fabrizio Nicoletti l’eccezione di competenza del Tribunale di Livorno, chiedendo che il processo venisse trasferito a Firenze. Il motivo? Il 20 marzo scorso, pochi giorni dopo l’ultima udienza, la Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze ha eseguito dieci ordinanze di custodia cautelare nei confronti dell’organizzazione che aveva pianificato l’arrivo in Italia dello stupefacente. E tra gli indagati ecco comparire anche i nomi dei tre corrieri. Con il risultato di trovarsi con una doppia accusa rispetto al medesimo fatto da parte di due Procure diverse. È in questo apparente paradosso che sta il cavillo nel quale si è inserita la richiesta dell’avvocata.
«Ho sollevato – spiega l’avvocata Luceri – l’eccezione di incompetenza funzionale a favore della Procura Distrettuale Antimafia di Firenze dove già pendeva parallelo procedimento penale a carico anche dei tre imputati cioè il reato di associazione finalizzato al traffico internazionale di stupefacenti». Tra gli indagati figurano Riccardo Del Vivo, il suo braccio destro Ivano Seghieri, diversi ganci dentro al porto come Gino Giovannetti e Marco Corolini, oltre alle due guardie giurate definite infedeli: Sandro Di Lorenzo e Federico Chelli.
Un procedimento che a sua volta è una costola dell’omicidio di Giuseppe Raucci avvenuto nel dicembre del 2015 a Tirrenia.
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«Ciò che ho sostenuto innanzi al giudice – va avanti – era la questione di incompetenza funzionale in quanto quando nei confronti di un soggetto pende un altro procedimento per il reato associativo la competenza a decidere per tutti i reati fine (quindi non solo quello associativo) è del magistrato del Tribunale del distretto del capoluogo ove ha sede il giudice competente, ossia la Procura distrettuale antimafia quindi il giudice per le indagini preliminari di Firenze». In questo caso, dunque, subito dopo l’arresto dei tre corrieri, la Procura di Livorno avrebbe dovuto inviare tutti gli atti per competenza alla Dda di Firenze. Invece, così non è stato e ciò ha portato «a una situazione di assoluta irregolarità processuale».
«Il gip - spiega l’avvocata – ha accolto l’eccezione e inviato gli atti a Firenze, con parere contrario della Procura. Questa mossa – conclude – eviterà al Lemucchi, Bulletti e Bandinelli di subire due condanne distinte, ma di avere un solo processo dove sono chiamati a rispondere anche del reato associativo». L’udienza preliminare di questo maxi inchiesta è già stata fissata per il 25 maggio.
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