Italia
A Livorno si rivede il morbillo dopo il crollo delle vaccinazioni
Undici casi in città, solo l’85% dei neonati fa il trivalente. Il primario: «Malattia che in teoria non dovrebbe esserci»
LIVORNO. Undici casi di morbillo in meno di quattro mesi. Livorno (per fortuna) è ben lontana dai livelli record di Pisa e Viareggio (dove si sono contati rispettivamente 54 e 53 contagi nello stesso arco di tempo), ma il dato racconta comunque un incremento rispetto agli anni scorsi e accende un campanello d’allarme sul ritorno di una malattia che sembrava scomparsa.
«Non abbiamo avuto le problematiche che si sono registrate altrove, ma il morbillo teoricamente non dovrebbe neanche esserci», spiega Spartaco Sani, il primario di malattie infettive di viale Alfieri, nel cui reparto tra l’altro sono stati ricoverati per morbillo sei pazienti provenienti dalla Versilia.
Il ritorno del morbillo in realtà non è un fulmine a ciel sereno: basta rileggere quanto denunciava un anno fa sul Tirreno il responsabile dell’unità operativa di igiene pubblica Alessandro Barbieri: un crollo delle vaccinazioni sul nostro territorio, scese abbondantemente sotto la soglia del 95%, vale a dire il limite stimato per garantire l’immunità di gregge, cioè la capacità della popolazione di resistere alla diffusione della malattia grazie al tasso di copertura vaccinale.
A LIVORNO RECORD NEGATIVO DI VACCINAZIONI. La tendenza a non somministrare ai neonati i vaccini facoltativi risulta in calo costante negli ultimi cinque anni. Nel 2012 il 92% dei bambini livornesi veniva vaccinato contro morbillo, rosolia e parotite. Tre anni dopo, quel numero è sceso all’85%.
Un fenomeno che secondo l’Asl è legato strettamente alla presenza sul territorio di movimenti antivaccinazioni e che a Livorno ha raggiunto picchi peggiori anche rispetto al resto della provincia: a Piombino ad esempio la percentuale di vaccinazioni trivalenti supera il 92%, a Cecina sfiora il 90%.
OGNI ANNO 200 BIMBI IN PIÙ A RISCHIO. «C’è un 15% di genitori che decide di non vaccinare i propri figli - sottolinea Barbieri -. Significa circa 200 bambini ogni anno che sono a rischio di ammalarsi di morbillo, rosolia e parotite, a cui si aggiunge anche la varicella, contro cui dal 2014 ci si può vaccinare».
«E’ una scelta preoccupante - continua il responsabile dell’Asl -. Il morbillo è quello che dal punto di vista delle sequele ha gli effetti più gravi: in particolare può causare encefaliti e broncopolmoniti. E può essere addirittura mortale. Chi dice che un tempo l’immunità ci si faceva prendendo la malattia, non parla di quanti bambini in quegli anni hanno poi avuto encefaliti o polmoniti».
RISCHI DI ABORTO IN GRAVIDANZA. Che il morbillo non sia uno scherzo lo confermano i numeri dell’ultimo boom che si è registrato in Italia (casi quintuplicati rispetto all’anno scorso): il 34% dei malati ha avuto almeno una complicanza, il 40% è stato ricoverato, il 15% è finito al pronto soccorso. «Nell’adulto il decorso è più impegnativo - spiega Spartaco Sani -. E difficile è spesso la diagnosi». Non solo, ma il virus del morbillo contratto in gravidanza può aumentare poi il rischio di aborto e prematurità.
LA REGIONE: VACCINATEVI. Il vaccino trivalente, come noto, non è obbligatorio, ma raccomandato. E il nodo, come dicevamo, riguarda l’effetto gregge, come ha ricordato due giorni fa anche l’assessore regionale alla sanità Stefania Saccardi: «La vaccinazione è un atto che riguarda non solo chi la fa, ma l'intera comunità: chi si vaccina protegge non solo se stesso, ma anche chi, per motivi di salute, non può vaccinarsi ed è quindi più esposto. E' quello che gli esperti chiamano "effetto gregge": per garantirlo, la copertura vaccinale deve essere del 95%, mentre anche in Toscana è scesa molto al di sotto di questo livello». In particolare il dato regionale su morbillio, rosolia e parotite è dell’89%. Mentre a Livorno siamo arrivati all’85%.
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