Il Tirreno

Livorno

Cocaina alla Terrazza, caccia alla nave dei trafficanti

di Federico Lazzotti
Cocaina alla Terrazza, caccia alla nave dei trafficanti

Livorno, dopo il ritrovamento di un quintale e mezzo di droga gli investigatori stanno cercando di risalire anche ai corriere

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LIVORNO. Otto zaini neri di produzione sudamericana, due taniche vuote usate come galleggiante e il marchio della Porsche stampato su ogni confezione di cocaina trovata venerdì nello specchio di mare compreso tra la Terrazza Mascagni, i bagni Pancaldi e l’Accademia Navale. Parte da questi elementi e dalla certezza che i 150 chili di cocaina provenissero dalla Colombia, l’inchiesta della Procura coordinata dal procuratore capo Ettore Squillace Greco e dal sostituto Daniele Rosa per risalire agli organizzatori e ai corrieri che hanno cercato di far arrivare in Italia il maxi carico di sostanze stupefacenti che sul mercato avrebbe garantito un guadagno di almeno 15 milioni di euro.

Un’indagine molto complessa iniziata subito dopo il ritrovamento della droga. Per prima cosa la capitaneria di porto ha verificato quali navi nei giorni scorsi siano transitati dal porto di Livorno provenienti dall’altra parte dell’Oceano. Un’operazione abbastanza semplice che sembra aver portato a circoscrivere il sospetto su due navi che negli ultimi dieci giorni possono aver effettuato la rotta della droga. E una di queste, tra l’altro, sarebbe arrivata a Livorno proprio durante l’ultima libecciata che si è abbattuta sulla costa a ridosso del primo maggio.
Possibile che un passeggero che era a bordo di quella imbarcazione abbia abbandonato in mare il carico? E soprattutto: che cosa è andato storto?

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«È probabile – raccontava già venerdì chi sta seguendo le indagini – che la droga sia stata abbandonata in mare da una imbarcazione. Si tratta di una tecnica già vista in passato. Solitamente chi usa questo stratagemma – va avanti – utilizza una zavorra alla quale è attaccato un dispositivo Gps per permettere a chi deve recuperare il carico di intercettarlo grazie alla sua posizione». In questo caso e far saltare il piano potrebbe essere stata proprio la mareggiata che si è abbattuta sulla costa livornese nei giorni scorsi. Le onde hanno così distrutto il dispositivo e impedito al corriere di individuare la posizione precisa del carico per poterlo recuperare. Il resto lo hanno fatto le correnti che hanno spinto gli zaini galleggianti fino alla costa.

Se così fosse il carico di cocaina sarebbe rimasto in mare per alcuni o giorni. E certamente chi lo doveva recuperare si sarà dannato l’anima, visto il suo valore, per cercare di recuperalo prima che lo facesse qualcun altro. È durante questa folle corsa contro il tempo che gli investigatori sperano che abbia commesso un errore, un un passo falso che ora potrebbe costargli carissimo.
 

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