Il Tirreno

Livorno

Ciclista morto, la fidanzata: «Stefano non è caduto giù dal ponte da solo»

di Federico Lazzotti
Stefano Perrone con la fidanzata Valentina
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Stefano Perrone con la fidanzata Valentina

Livorno, la fidanzata del ciclista trovato morto racconta il rapporto tra il giovane infermiere e la sua bici: «Non l’avrebbe mai lasciata sul ponte per poi allontanarsi»

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LIVORNO. Valentina Martino da cinque giorni percorre avanti e indietro montagne tristi e pianure piene di dubbi. La strada del dolore, dove prima c’erano sorrisi e progetti, l’ha imboccata per disgrazia domenica mattina quando dopo quindici ore di ricerche i vigili del fuoco hanno trovato il corpo senza vita del suo compagno in fondo a un burrone lungo la strada provinciale 10 che collega il Gabbro a Castelnuovo della Misericordia.

«Stefano Perrone è uscito di casa in bicicletta sabato 22 aprile alle 14,30 e non è più rientrato», scriveva domenica notte l’infermiera dell’ospedale di Livorno originaria di Giovinazzo, nel barese, lanciando un disperato appello a chiunque potesse aiutarla. A distanza di quattro giorni da quella che inizialmente sembrava una disgrazia, la Procura ha indagato un automobilista livornese di 40 anni che secondo gli investigatori avrebbe in qualche modo causato l’incidente prima di rubare la bicicletta “Cannondale” nera con la scritta bianca sulla quale Stefano stava pedalando facendola anche sparire.

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Che idea si è fatta di quello che è successo al suo fidanzato?

«Non lo so, dopo quello che ho letto sul giornale resto senza parole. Ora penso che tutto sia possibile».

Inizialmente si è pensato a una disgrazia mentre adesso prende piede la tesi dell’incidente e poi della fuga del responsabile...

«Credo anche io che si sia trattato di un incidente stratdale».

Cosa glielo fa pensare?
«Perché Stefano non era un sprovveduto, era una persona molto attenta. In bicicletta sapeva andarci. Io sono stata sul luogo dell’incidente e non posso pensare che si sia fermato in quel punto».

Perché?

«Era troppo pericoloso. E lui certi rischi non se li prendeva, al massimo quando andava a fare un giro in bicicletta si fermava lungo la strada, in sicurezza, per scattare una foto e mandarmela».

Secondo la teoria della disgrazia Stefano avrebbe lasciato la bici sul ponte e poi si è allontanato per andare a fare un bisogno ed è caduto...

«È impossibile. Alla sua bicicletta teneva troppo, non si sarebbe mai allontanato così tanto lasciandola incustodita, per di più lungo la strada. Solo per dare l’idea di quanto ci facesse attenzione non voleva lasciarla nemmeno sul balcone per paura che succedesse qualcosa».

La persona indagata si difende, attraverso il suo avvocato, dicendo che è stato lui a farsi avanti domenica dopo aver letto l’appello...

«È vero, la sua telefonata l’ho ricevuta intorno alle 11. Mi ha detto che il giorno precedente aveva visto la bicicletta vicino a quel ponte...»

E lei che cosa ha fatto?
«Gli ho dato il numero dei vigili del fuco dicendogli di contattare loro».

Come le è sembrato? Che tono aveva?
«Mi è sembrato normale, tranquillo. Insomma né nervoso né tantomeno agitato».

Sempre l’indagato sostiene di aver accompagnato un parente della vittima sul luogo dell’incidente.
«Questo non è vero, io era già sul posto con i vigili del fuoco e nessuno dei familiari di Stefano è stato accompagnato sul luogo dell’incidente da questa persona».
 

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