Morte di Jacopo, c'è una novità: "La donna bionda che cercate sono io"
Livorno, dopo l'appello si è presentata alla polizia municipale: ecco la sua versione dei fatti
LIVORNO . «La donna bionda che cercate sono io. Perché sono venuta solo adesso? Non credevo fosse importante...». Si è presentata così, al comando della polizia municipale, l’automobilista che gli investigatori speravano di rintracciare da oltre un mese perché considerata «una delle chiavi» per ricostruire la dinamica del tragico incidente stradale in cui ha perso la vita – all’angolo tra via Sicilia e via Bedarida – Jacopo Pieri, 17 anni da compiere. Era la notte tra il 3 e il 4 marzo scorso. La possibile svolta nelle indagini coordinate dal pubblico ministero Giuseppe Rizzo è arrivata all’indomani dell’appello pubblicato sul Tirreno nel quale gli stessi investigatori spiegavano quanto fosse importante risalire all’automobilista che due testimoni hanno raccontato di aver visto sul luogo della tragedia.
[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.15196812:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/cronaca/2017/04/14/news/morte-di-jacopo-svolta-nell-inchiesta-indagato-automobilista-1.15196812]]
Ma c’è di più, perché i primi soccorritori, quando sono stati ascoltati a verbale, ricordavano che quella stessa donna aveva detto di aver visto «quel ragazzo volare», ma che «aveva fatto tutto da solo».
Che cosa ha replicato la “donna bionda” agli inquirenti? Che cosa ha visto? E soprattutto: ha avuto un ruolo nello schianto? I verbali che la riguarda (è stata sentita almeno due volte), sono coperti da segreto. E dunque, visto che sono ancora in corso gli accertamenti, non è possibile avere accesso al loro contenuto. Ma alcuni elementi sono emersi.
Primo fra tutti, la donna ha negato di aver assistito all’incidente, ma di essere sopraggiunta in direzione opposta a quella dello scooter condotto dal diciassettenne quando il giovane era già a terra. Inoltre ha spiegato di aver fermato la sua auto, una Toyota Aygo, in un punto diverso rispetto a quello in cui la ricordavano gli stessi testimoni. Possibili tutte queste incongruenze? È proprio per verificare la veridicità di tutte le dichiarazione che fanno parte del fascicolo che gli agenti del nucleo di polizia giudiziaria della Municipale stanno riascoltando tutte le persone presenti quella sera.
[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.15201508:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/cronaca/2017/04/15/news/carambola-con-due-auto-jacopo-ha-perso-la-vita-cosi-1.15201508]]
Ma la donna ha raccontato anche un particolare nuovo e che potrebbe risultare interessante: ha notato una macchina con due persone a bordo di cui però non ricorda i volti. Che ruolo ha avuto quest’altra vettura?
Anche perché una delle ipotesi più attendibili, o meglio ancora quella dove ci sono il maggior numero di indizi concordanti, ricostruisce l’incidente mortale nel quale ha perso la vita il giovane calciatore come una carambola che ha coinvolto tre mezzi: lo scooter del diciassettenne e due auto.
Jacopo infatti, intorno alle 21 di venerdì marzo, stava tornando dagli allenamenti ed era diretto a casa, nella zona del Borgo di Magrignano.
Dai rilievi effettuati dalla Municipale, lo scooter sarebbe stato colpito da una Ford Focus che si sarebbe immessa in via Sicilia, proveniente da via Bedarida, senza rispettare lo stop. A questo punto Jacopo, che viaggiava con la borsa degli allenamenti appoggiata sulla pedana dello scooter, avrebbe perso l’equilibrio finendo nella carreggiata opposta dove sarebbe avvenuto l’impatto mortale. Con chi? Per ora sul registro degli indagati è finito solo il nome del conducente della Ford Focus, un trentenne livornese. L’accusa è quella di omicidio stradale aggravato dalla fuga.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
