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«Istituto Mascagni statale e la musica non finirà»
di Cristiana Grasso
Il presidente Luise conferma l’allarme: il prossimo anno gli enti locali non avranno più soldi per il conservatorio. E l’unica soluzione è la statalizzazione per cui ci si batte da tempo
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LIVORNO. La soggezione la mettono i corridoi e certi saloni austeri, i marmi, le grandi finestre. Ma poi, a girare per le aule e gli spazi aperti dell’ottocentesco palazzo della Gherardesca che da quasi 15 anni è la sede dell’istituto Mascagni, tutto si riscalda. Perché c’è la forza della musica, delle musiche che si rincorrono di metro in metro, note tutte diverse come in un magico concerto a mille voci. Perché ci sono le ragazze e i ragazzi, circa 500, di tutte le età, che hanno quella luce negli occhi di chi studia per passione e non per dovere. Perché c’è l’entusiasmo, di tutti, docenti e allievi, per un lavoro collettivo che di anno in anno ha fatto crescere l’autorevolezza dell’istituto di studi superiori musicali. E di entusiasmo ora come non mai ce n’è molto bisogno. Perché ancora una volta, come ormai accade da anni, la sopravvivenza di questo prestigioso tempio della formazione musicale, che da un po’ di tempo accoglie anche corsi di livello universitario, è a rischio. Il problema è sempre lo stesso, i finanziamenti ballerini, e riguarda anche molti altri istituti musicali che lottano da una vita per ottenere quella statalizzazione prevista da una legge che ha quasi 20 anni, che garantirebbe appunto le certezze di un’inquadramento statale, e che non viene applicata. Così ancora una volta parte l’allarme: lo Stato ha annunciato nuovi tagli agli enti locali che hanno il compito di sostenere scuole come il Mascagni obbligandoli a chiudere i cordoni della borsa. Accade di nuovo e questa volta a rischio è il prossimo anno scolastico. Il presidente del Mascagni, Marco Luise, scuote la testa anche se non è tipo da rassegnarsi facilmente: «Noi faremo di tutto per non soccombere ma certo la situazione deve essere risolta, una volta per tutte. Non è possibile che siamo in queste condizioni perché una legge che c’è, e c’è dal 1999, non viene applicata. E sono tante le realtà come la nostra che soffrono di questa situazione». Di fatto il Mascagni è un ente pubblico autonomo e riceve soldi da Comune, Provincia, Regione, in piccola parte dal ministero. Con quel denaro, sul quale però non può contare che di anno in anno, di bilancio in bilancio, deve far fronte a tutte le spese e anche pagare gli stipendi dei docenti, una cinquantina tra di ruolo e non.
«Un’incertezza - spiega Luise - che non aiuta a fare progetti di lungo respiro, che non giova al morale dei docenti e degli studenti». Continua quindi la battaglia per ottenere la statalizzazione. Una battaglia già combattuta con ardore dall’ex presidente Giulio Cesare Ricci.
Dice ancora Luise: «Questo istituto è diventato un punto di riferimento per tutta la Toscana e non solo. Abbiamo anche realizzato una mensa, da quando offriamo anche il livello di istruzione universitaria il prestigio è aumentato». Non per niente l’orchestra del Mascagni tiene concerti di alto livello al Goldoni e non solo, da qui sono usciti musicisti di fama internazionale. Ma non basta per garantirsi la sopravvivenza. «Purtroppo nel 2018 saremo in difficoltà. Provincia e Regione, dalla quale ricevevamo 440mila euro, hanno già comunicato che non saranno in grado di darci niente. Poi riceviavamo 1 milione dal Comune e una quota ripartita tra 18 conservatori dal ministero. Ma la situazione è troppo incerta. Una spada di Damocle. Qui l’unica soluzione è diventare una scuola statale a tutti gli effetti. Perché i conservatori non statali sono figli di un dio minore».
Lo sa bene Giulio Cesare Ricci che racconta: «Il Conservatorio Mascagni, purtroppo come tutti gli altri 18 Conservatori italiani non statali, ha subito, e ancora continua a subire i tagli agli enti locali, e in particolare alle Province, che ne mettono a rischio la sopravvivenza. Per questa ragione, è venuto il momento di battersi per favorire un processo di statizzazione rigoroso e veloce, che restituisca certezze di risorse, continuità didattica e serenità agli studenti per tutti gli istituti pareggiati. Mi sono battuto per questo approdo fin dall'inizio del mio mandato di presidente del Mascagni, e poi come Coordinatore della Conferenza dei presidenti dei conservatori non statali - continua -. Avevamo e abbiamo un enorme debito storico con coloro che ci hanno preceduti e hanno reso concreto un sogno, perché ogni conservatorio comunitario è frutto dei sacrifici, della volontà, dell'impegno dei nostri avi». Insomma, resta da fare solo una cosa per la salvezza del Mascagni e degli altri istituti: battersi per realizzare subito quel processo di statizzazione necessario. «E su questo - si infiamma Ricci - devono entrare in gioco tutti, ma proprio tutti, alzando la voce: le istituzioni cittadine e regionali, le famiglie e gli studenti, il corpo docente, i sindacati. Il Mascagni è di tutti noi, ci è stato regalato dai nostri padri. Non lasciamo che chiuda».
«Un’incertezza - spiega Luise - che non aiuta a fare progetti di lungo respiro, che non giova al morale dei docenti e degli studenti». Continua quindi la battaglia per ottenere la statalizzazione. Una battaglia già combattuta con ardore dall’ex presidente Giulio Cesare Ricci.
Dice ancora Luise: «Questo istituto è diventato un punto di riferimento per tutta la Toscana e non solo. Abbiamo anche realizzato una mensa, da quando offriamo anche il livello di istruzione universitaria il prestigio è aumentato». Non per niente l’orchestra del Mascagni tiene concerti di alto livello al Goldoni e non solo, da qui sono usciti musicisti di fama internazionale. Ma non basta per garantirsi la sopravvivenza. «Purtroppo nel 2018 saremo in difficoltà. Provincia e Regione, dalla quale ricevevamo 440mila euro, hanno già comunicato che non saranno in grado di darci niente. Poi riceviavamo 1 milione dal Comune e una quota ripartita tra 18 conservatori dal ministero. Ma la situazione è troppo incerta. Una spada di Damocle. Qui l’unica soluzione è diventare una scuola statale a tutti gli effetti. Perché i conservatori non statali sono figli di un dio minore».
Lo sa bene Giulio Cesare Ricci che racconta: «Il Conservatorio Mascagni, purtroppo come tutti gli altri 18 Conservatori italiani non statali, ha subito, e ancora continua a subire i tagli agli enti locali, e in particolare alle Province, che ne mettono a rischio la sopravvivenza. Per questa ragione, è venuto il momento di battersi per favorire un processo di statizzazione rigoroso e veloce, che restituisca certezze di risorse, continuità didattica e serenità agli studenti per tutti gli istituti pareggiati. Mi sono battuto per questo approdo fin dall'inizio del mio mandato di presidente del Mascagni, e poi come Coordinatore della Conferenza dei presidenti dei conservatori non statali - continua -. Avevamo e abbiamo un enorme debito storico con coloro che ci hanno preceduti e hanno reso concreto un sogno, perché ogni conservatorio comunitario è frutto dei sacrifici, della volontà, dell'impegno dei nostri avi». Insomma, resta da fare solo una cosa per la salvezza del Mascagni e degli altri istituti: battersi per realizzare subito quel processo di statizzazione necessario. «E su questo - si infiamma Ricci - devono entrare in gioco tutti, ma proprio tutti, alzando la voce: le istituzioni cittadine e regionali, le famiglie e gli studenti, il corpo docente, i sindacati. Il Mascagni è di tutti noi, ci è stato regalato dai nostri padri. Non lasciamo che chiuda».
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