Il Tirreno

Livorno

Alle Vettovaglie, dal sottosuolo al cielo: il viaggio

Mercato Centrale, i segreti sopra e sotto i banchi

di Francesca Suggi
Mercato Centrale, i segreti sopra e sotto i banchi

Livorno, da Modì alla Lanterna, passando dalla sala del ghiaccio: i luoghi che non ti aspetti si raccontano grazie a Caffè Tirreno

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LIVORNO. È un panorama che ti toglie il fiato. Il faro, le nostre isole in lontananza fino ai profili della Corsica. Giri l’angolo e lo sguardo da quei 35 metri d’altezza nel cuore della città si perde fino alla Torre di Pisa, per insinuarsi nelle viscere di quella Livorno che corre lungo il Fosso Reale, quindi le Benci, la chiesa degli Olandesi.
Solo per noi si accende la Lanterna delle Vettovaglie: dalla cupola sconosciuta ai più del mercato ottocentesco più grande d’Europa comincia il viaggio di Caffè Tirreno alla scoperta di quegli spazi che gli occhi dei cittadini comunemente non vedono.

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DAL CIELO ALL’ ACQUA. Dal cielo alle vie d’acqua, passando sotto arcate e stanzoni oggi scalcinati e inutilizzati. Là dentro secondo racconti a metà tra leggenda e storia, hanno creato grande artisti livornesi, da Modigliani a Ulvi Liegi. Si parte dalla sommità. Una scala stretta e ripida porta su fino alla piccola passerella che incornicia la maxi vetrata che copre la struttura: il nostro Virgilio è Fabrizio Terreni. Il dipendente del Comune conosce ogni scantinato di quell’opera solenne progettata da Angiolo Badaloni e griffata dalle magie in ferro dei fratelli Gambaro che nel 1902, al secondo piano, ospitò una scuola commerciale. Per ragioni di sicurezza si può salire uno alla volta. È il modo migliore per godersi un panorama per cui i turisti impazzirebbero. L’unica nota che stride a questa sinfonia di mare, monti e storia sono quelle lastre di eternit a copertura che a breve, per fortuna, saranno tolte dall’amministrazione.


NELLA CASA DEL CUSTODE. Cancelletto dopo lucchetto si chiude dietro di noi l’accesso al cielo e si va giù. Nei meandri polverosi e malconci di quella che era la casa dell’ex custode. Centocinquenta metri quadri in tutto: regna il buio. C’è ancora il wc alla turca. Da qui una porticina in legno, come nelle migliori fiabe per bambini, apre a un mondo di archi, dossi e cunicoli: è la stanza di ispezione delle volte. Al piano di sotto, tra gli scaffali di quello che era l’ex archivio comunale ci sono altri 150 metri quadri in cerca di un demiurgo 2.0 che ci metta soldi e fantasia imprenditoriale. Ci sono ancora un paio di stufe d’epoca e la pavimentazione è quella di un tempo.
Questo, come altri locali al primo piano e nel sottosuolo che oggi bramano una nuova vita, in autunno sono messi a bando dal Comune: l’obiettivo è il rilancio. All’avviso pubblico di interesse che si è chiuso a marzo sono cinque i soggetti che si sono presentati, tra consorzi e imprenditori, interessati ad investire in un progetto pubblico-privato. In ballo ci quattro lotti, per un totale di circa 2mila metri: sono alcuni degli spazi del nostro viaggio. Oltre ai tecnicismi comunali c’è molto di più. Storia e storie, aneddoti e curiosità. Uno scrigno di tesori livornesi da aprire, speriamo presto, al turismo. Quello vero. Quello che in tour strutturati e promossi tutto l’anno possano portare occhi nuovi a scoprire per esempio uno dei luoghi di Modì.

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MODIGLIANI E LE TESTE. Il mercato centrale è anche questo. Amedeo Modigliani abitava a due passi dalle Vettovaglie. Secondo i racconti di Silvano Filippelli, intorno al 1909 l’artista ritornando da Parigi prese in affitto uno stanzone al primo piano del Mercato (quegli spazi a cui che oggi si arriva prendendo le scale a sinistra dalle “fontine”) e portandosi delle pietre si mise a fare scultura, realizzando alcune teste. Quelle teste, che sempre secondo la storia sono state gettate nel Fosso Reale; fosso che, nel 1984, fu teatro del famoso ritrovamento-beffa di alcune teste, realizzate da giovani livornesi burloni.


NELLA SALA DEL GHIACCIO. E ora giù. La ex fabbrica del ghiaccio ci aspetta: le vie d’acqua sono là sotto. Dal Fosso Reale c’è lo scalandrone: un tempo da lì arrivavano le derrate alimentari non solo per il Mercato, ma per tutta la città. Sono gallerie punteggiate di cantine. «Oggi qui come ai piani mezzanini ci sono depositi di stoccaggio dei banchi», racconta Terreni. Lo stanzone della sala del ghiaccio è un non-luogo oggi. Come il resto dei non-luoghi aspetta di diventare.
 

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