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RISORSE ECONOMICHE 

Conservatori,  tempi duri:  trema anche il Mascagni 

LIVORNO. Pare che non ci sia l’ultima tranche di cinque milioni e mezzo di euro chiesta nelle passate settimane dagli enti locali al governo. E se le cose stanno così, ci sono diciannove conservatori...

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LIVORNO. Pare che non ci sia l’ultima tranche di cinque milioni e mezzo di euro chiesta nelle passate settimane dagli enti locali al governo. E se le cose stanno così, ci sono diciannove conservatori italiani, quelli non statali, che rischiano addirittura di chiudere. O quanto meno rischiano di andare incontro a serie difficoltà.
La Repubblica.it, in un servizio sull’argomento, cita «l'istituto musicale di Taranto, in una città zavorrata e impoverita dalla questione Ilva, che è a rischio dal 2015. Il Bellini di Catania, il più grande di tutti, fondato dai Gesuiti nel 1555, ora ospitato nella sede del Sacro Cuore acquistata dal Comune, versa in condizioni finanziarie gravi». Ma secondo la Flc Cgil, tra i conservatori in pericolo ci sono anche il “Boccherini” di Lucca e il “Mascagni” di Livorno: entrambi, secondo la sigla sindacale che segue da tempo la vicenda, hanno ricevuto « l'ultima tranche dell'anticipo promesso dagli enti locali, ma non basta per progettare oltre il 2017».
Insomma, anche l’apprezzato istituto di via Galilei - che rilascia diplomi di primo e secondo livello validi in 47 Stati - rischia di dover fare i conti con seri problemi economici. Giulio Cesare Ricci, discografico e per dieci anni presidente del Conservatorio Mascagni, ha così commentato alla Repubblica.it : «Ho visto la commissione Cultura del Senato approvare un buon disegno di legge e poi rimetterlo nel cassetto per mancanza di fondi. A che serve sostenere la promozione dello sviluppo della cultura se poi si negano risorse per il sistema dell'alta formazione musicale? Sono finanziati dagli enti locali e dalle tasse degli studenti, ma le famiglie non riescono più a sostenere il costo».

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