Il Tirreno

Livorno

«La Coop di via Mastacchi? Non c’è niente di deciso» 

«La Coop di via Mastacchi? Non c’è niente di deciso» 

All’assemblea dei soci un centinaio di persone in rappresentanza di 65mila aderenti Lo stato maggiore annuncia: dimezzato il “rosso”, il prossimo anno il pareggio

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LIVORNO. Niente licenziamenti del personale, una “cura” per riportare i conti in attivo entro il 2019, incremento delle vendite fra il 3 e il 4% da inizio anno, il decollo dei negozi al Centro Levante e a Porta a Mare. Ma anche la paura di veder chiuso lo storico punto vendita di via Mastacchi, oltre al ridimensionamento di quello alla Rosa, che non a caso da Coop è diventato “Cooppina”. Sono stati tanti i temi caldi trattati nell'assemblea dei soci Coop ieri pomeriggio al circolo Arci La Rosa.
Di fronte a Juri Scardigli, a Massimo Vinciarelli, a Lilli Di Cristoforo, al presidente Marco Lami, a Monica Agostini e al presidente dei soci Luigi Pini, c’erano un centinaio di persone (in rappresentanza dei circa 65mila soci di Livorno): nella riunione è stata anche ricordata la figura di Maria Mazzarino Sfriso.
«Abbiamo varato – è stato detto dai dirigenti – un piano industriale per tornare a produrre reddito. Come? Con una riduzione significativa dei costi (sia di funzionamento che di personale), con interventi sugli assortimenti, sui prezzi e sulla gestione dei punti vendita. Gli interventi riguarderanno anche il rilancio, o in alcuni casi di cessione e di chiusura, di alcuni negozi».
E proprio su questo i soci sono intervenuti, chiedendo a gran voce il mantenimento del negozio di via Mastacchi e il rafforzamento, per quanto possibile, di quello storico di via Settembrini.
«La Coop di via Mastacchi – ha spiegato Lami – rientra in un ragionamento più ampio che comprende tutti i nostri punti vendita che non fanno utile. Ancora non è stato deciso niente. Noi, ovviamente, siamo molto di più di una semplice bottega, perché in quanto cooperativa abbiamo un aspetto sociale che non va dimenticato. Ma non si può neanche pretendere che un negozio abbia un deficit così grande».
Discorso molto simile per la Coop della Rosa: rimasta aperta sì ma a prezzo di un forte ridimensionamento, visto che ha un nuovo negozio a 300 metri di distanza sul quale è stato puntato molto. «La Rosa – ha detto Pini – è un negozio storico, ma bisogna saper anche guardare avanti. Al Levante abbiamo aperto in un'area che sarebbe stata comunque adibita a supermercato e se non ci fossimo andati noi, sarebbe arrivato un concorrente. E comunque quello è un punto vendita che va molto bene. In questi primi mesi di attività ha riscosso enorme successo».
Le perplessità sulle nuove aperture, comunque, hanno caratterizzato l'assemblea. «Perché avete aperto dei nuovi punti vendita in un momento di crisi – ha chiesto un socio – costringendo la Coop a fare delle scelte? Non potevate puntare sui negozi già esistenti?». «Siamo andati a Porta a Mare – è la risposta dell'azienda – perché in quella zona eravamo assenti. Comunque non sono previsti licenziamenti, stiamo valutando di utilizzare gli ammortizzatori sociali per gestire gli esuberi».
I sindacati stanno trattando eventuali contratti di solidarietà, ma nessuno andrà a casa.
E il bilancio? Il bilancio preventivo 2017 vedrà «il dimezzamento del “rosso” rispetto al 2016. Magari con l’idea di arrivare «nel 2018 al pareggio» e l'anno successivo in attivo. «Ma – è stato aggiunto – i numeri certi li avremo a giugno, quando convocheremo un'altra assemblea per presentare il bilancio definitivo. Ci sono le condizioni per riportare l'azienda davvero a produrre reddito. Il budget prevede un fatturato stabile rispetto al 2016 (più 0,16 per cento), considerando la stessa rete di vendita esistente al 31 dicembre. Ma non essendoci grandi segni di ripresa nei consumi delle famiglie, gli investimenti saranno limitati a quelli di ordinaria manutenzione della rete».
Nicolò Cecioni

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