Il Tirreno

Livorno

Scoglio della Regina, intanto l’area è terra di nessuno

Scoglio della Regina, intanto l’area è terra di nessuno

Livorno, accampamenti di fortuna, colonne già scritte, sporcizia. L’appello dell’assessora

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LIVORNO. La parola “inaugurazione” accostata allo Scoglio potrebbe anche far sorridere parecchi livornesi. Meglio parlare di “inaugurazione ufficiale”, visto che c’è già chi frequenta l’area come se fosse piazza Attias. Poco importa se il cancello che porta ai giardini e allo Scoglio dove faceva il bagno Maria Luisa di Borbone, dietro al viale Italia, è chiuso ai non addetti ai lavori: il muretto accanto all’ingresso è venuto giù e gli irriducibili dell’area hanno sistemato un po’ di tronchi a mo’ di scalino in modo da scendere sulla spiaggia e risalire sul viale interno. C’è chi, con il sole che inizia a scaldare la pelle, ha già indossato infradito e costume e usa il famoso Scoglio come fosse un Bagno Pancaldi bis. Ma c’è anche chi ha approfittato degli spazi ancora chiusi per ricavare rifugi di fortuna o prendersela con strutture nuove e già deturpate. Come le colonne dell’edificio principale, piene di scritte a pennarello nero. Poi scatoloni, coperte, scarpe, vino o birra.
Che ci fanno, invece, le luci interne all’edificio accese in pieno giorno? Guarda tutto dall’alto la statua di donna che in attesa del taglio del nastro era stata coperta da un telo di cui resta solo un po’ di nastro adesivo.
Davanti ci sono quei Bagnetti che negli anni, con il team d’eccellenza di Palio Dario, hanno dato forma al polpo robot. Tutt’intorno i giardini dal sapore mediterraneo sembrano una terrazza affacciata sul mare, se non fosse per lo schifo tra i cespugli e i faretti danneggiati.
«Sono andata a vedere di persona, ho fatto delle foto e presentato una richiesta agli uffici», commenta la stessa assessora Francesca Martini. Che poi lancia un appello: «Dai contatori dell’acqua sgangherati ai relitti delle barche abbandonati intorno, il Comune se ne occuperà con rigore. Faccio un appello a chi ha abbandonato le barche, sappia che interverremo per rimuoverle. E più in generale faccio un appello affinché si abbia cura di un bene che è di tutti, di pregio dal punto di vista paesaggistico e funzionale all’economia della città».(j.g.)

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