Il Tirreno

Livorno

Il Caprilli che fu Ora è il regno dell’abbandono

di Enrico Paradisi
Il Caprilli che fu Ora è il regno dell’abbandono

È in balìa di ladri e vandali dalla fine del 2015 Tra erbacce e razzie l’impianto è inutilizzabile

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LIVORNO. Per ricordare l’ultima volta che un cavallo ha corso sulla pista del Caprilli, bisogna risalire al 26 dicembre 2015. Nonostante i richiami da più parti alla conversione turistica della città, uno degli ex appuntamenti fissi dell’estate livornese anche per quest’anno salterà, spezzando una tradizione centenaria. E chissà semmai se sul celebre impianto, si tornerà a galoppare.

«Il silenzio assoluto dell’amministrazione - racconta Paolo De Santi, ex direttore della Livorno Galoppo - come tempo fa nell’ultima commissione sulla questione dei lavoratori dell’ippodromo in cui si è limitata a dire che è sempre in essere il contenzioso con Alfea e non ci sono progetti, è eclatante». Aggiunge poi: «La sensazione è che Alfea non abbia più interesse all’impianto, ma a rivalersi per i danni provocati dalla mancata assegnazione, secondo accordi del 2013 con tutte le certificazioni previste, dopo aver vinto tre gradi di giudizio con il Comune».

L’ex direttore racconta di aver lasciato un Caprilli in perfette condizioni, visto che si veniva da una stagione estiva e invernale con una buona affluenza di pubblico, a impianti perfettamente funzionanti.

Dal 31 dicembre 2015, il patatrac. A quella data l’orologio si è fermato. La Livorno Galoppo ha licenziato tutto il personale non avendo più la convenzione per la gestione dell’ippodromo, che era già in proroga dall’anno precedente. Unica area chiusa al pubblico era il “prato”, per scelta della Livorno Galoppo che intendeva riqualificare la zona del ristorante self service, che già era in una condizione precaria, in attesa di un’assegnazione a medio lungo termine.

La commissione di agibilità che si era presentata a maggio 2015 trovandola interdetta limitò quindi la capienza dell’ippodromo a circa 4500 mila posti. Dalla dismissione della Livorno Galoppo sono cominciati i guai.

Nel marzo 2016 si è verificato un guasto sull’impianto elettrico che mise fuori uso la corrente elettrica di tutto l’impianto. Dopo lunghe diatribe sembrava che il Comune, avesse destinato 100 mila euro per la riparazione del guasto - spiega De Santi - riparazione che ad oggi invece non è stata ancora effettuata.

Poi la situazione è precipitata perché ci sono stati furti in serie e razzie di rame con l’ultima, verso la fine del 2016, in cui è stata seriamente danneggiata una cabina elettrica su via Randaccio, che era quella primaria sulle tre cabine di trasformazione esistenti. Qui il danno ammonta a molte centinaia di migliaia di euro. Perché per ripristinarla (la cabina è stata completamente distrutta per rubare il rame) va ricostruita ex novo.

Problemi anche per l’impianto di illuminazione della pista, che a fine di ogni stagione veniva smontato completamente e ricoverato in locali protetti con relativa manutenzione per l’anno successivo, e che è rimasto invece insatallato dalla fine del 2015. Senza personale, infatti, non era possibile smontare l’impianto, che oggi in diversi punti è caduto e collassato sulla pista da corsa, oltre ad essere rimasto esposto agli agenti atmosferici che lo renderanno di fatto inutilizzabile. Le lampade costano 40 euro l’una (non sono più in produzione e venivano fatte fare apposta) e i proiettori sono 273. Lasciandole lì appese non saranno più utilizzabili nemmeno quelle. Un impianto che, correndo in notturna, era elemento indispensabile per la stagione ippica.

Stessa sorte per tutti gli altri impianti tecnologici: irrigazione e sollevamento acqua, sono fermi dalla stessa data . «Non credo che ci sia la possibilità di utilizzarli se non con grandi interventi», ammette De Santi.

Lo stato di abbandono ha colpito anche il verde: la pista da corsa non si può più definire tale, dice l’ex direttore, perché anch’essa veniva sottoposta a manutenzioni ripetute, particolari e mirate (livellata, diserbata, tagliata e concimata) e da un anno e mezzo è completamente abbandonata.

«Si tratta ormai di un appezzamento di terra - ripete De Santi - non si può più definire un ippodromo». E lo stato di abbandono si è abbattuto pure sugli immobili (che anch’essi erano sottoposti a manutenzione continua). «Il colpo di grazia - ammette con amarezza - è arrivato con il fallimento della Labronica, la società partecipata dal Comune che ha gestito l’ippodromo dal 1973 fino al fallimento, nell’aprile 2016: tutte le attrezzature, trattori, gruppi elettrogeni, e quelle indispensabili per svolgere l’attività ippica come il “video finish” (telecamera con computer per determinare l’ordine d’arrivo), le strutture per il presidio medico veterinario, tutte le attrezzature degli uffici, mobilio arredi e computer, sono finite nei beni che andranno all’asta». Chi entra ormai non si trova in mano che un appezzamento di terra che per svolgere l’attività impone un investimento iniziale di qualche milione di euro. Terra di nessuno è dir poco.

«Quindici giorni fa siamo tornati dentro gli uffici con il curatore fallimentare e una rappresentanza del comune per recuperare alcune planimetrie - conclude l’ex direttore - Entrare è stata una cosa angosciante, dal gioiello che era vedere questo stato di abbandono totale questo sopravvento che ha preso la natura. La strada che porta al peso si sta chiudendo dagli arbusti e i rovi: dà il senso della tristezza e di un bene che difficilmente sarà recuperabile».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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