Il Tirreno

Livorno

Nel debutto di Corsini il duello con il sindaco

di Mauro Zucchelli

Scontro (indiretto) su chi può essere nominato nel “comitato”

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LIVORNO. Riguarda il Prg delle banchine il primo doppio salto mortale dell'ingegner Stefano Corsini, presidente appena arrivato della nuova Authority Livorno-Piombino. Doppio, e a distanza di pochi anni dal piano regolatore firmato da Giuliano Gallanti (già un mezzo miracolo, visto che è arrivato a più di mezzo secolo da quello precedente): da un lato, Corsini ricorda che ha da far decollare davvero le previsioni di quel Prg con una serie di trasferimenti che alla fine lasceranno più spazio alle banchine dedicate a traghetti e crociere; dall’altro, sottolinea che c’è da armonizzare il “disegno” relativo al porto di Livorno e quello riguardante lo scalo di Piombino, mica ci si può limitare al copia-incolla di quel che c'è e appiccicarlo come capita.

Corsini si presenta all'imprenditoria delle banchine fuori dall'ufficialità istituzionale: allo Yacht Club va in scena un incontro conviviale del Propeller, l'associazione di settore guidata da Maria Gloria Giani. Via il tavolo che fa tanto conferenza, solo due poltrone in dolce stil talk show per un tentativo dichiarato di approccio informale. Figurarsi che poi tutto culminerà nel “siparietto” del presidente degli agenti marittimi Enrico Bonistalli che dona al neo presidente la maglia calcistica da “numero uno”: ma è quella di Gigi Buffon, proprio a Corsini romanista doc…

Avrebbe potuto esser questa la falsariga dell'incontro: convivialità e pacche sulla spalla, auguri di buon lavoro e strette di mano. Di fronte a una platea forse mai così affollata: a cominciare dal prefetto Anna Maria Manzone e dai comandanti di Capitaneria (Vincenzo Di Marco), Accademia (Pierpaolo Ribuffo) e carabinieri (Alessandro Magro), poi il senatore Marco Filippi, il capopilota Massimiliano Lupi, l'ex presidente Toremar Angelo Roma più una folla di imprenditori come Piero Neri, Andrea Palumbo, Enzo Raugei, Enio Lorenzini e esponenti delle associazioni di categoria come Enrico Bonistalli, Roberto Alberti, Paolo Caluri, Federico Barbera, solo per citarne alcuni dell’ottantina di operatori e addetti ai lavori. Più tardi arriverà da Milano anche il sindaco Filippo Nogarin

Sarà proprio il duello a distanza fra Corsini e Nogarin il tema a pronta presa della serata: beninteso, senza sgarbi o scontri diretti bensì in risposta alle domande del cronista. Inutile dirlo, la questione è la nomina del comitato portuale (che ora si chiamerà “di gestione” e taglierà fuori imprese e sindacati).

Il presidente dell’Authority lo ripete: la riforma dice che non può essere nominato chiunque ma solo specialisti del settore che abbiano una comprovata esperienza, e questi requisiti di professionalità specifica valgono anche per politici e amministratori («è così, con esperti di rango, che si rappresentano davvero gli interessi della collettività»). Al contrario, il sindaco M5s non fa nulla per nascondere la tentazione di autonominarsi: e non solo perché rivendica le proprie competenze di ingegnere. «Forse a Genova vale una legge che non vale a Livorno?». Il riferimento è al fatto che a Genova il suo collega Marco Doria, alla testa di una giunta di centrosinistra, ce l'ha fatta a nominare sé stesso. Poi non ha torto quando dice al giornalista: «Con un gettone di pochi euro per ogni seduta, quali grandi esperti potrebbero accettare di assumersi responsabilità pesanti?». Interrogativo sacrosanto, anche se questa deriva dell'azzeramento dei compensi ha lo zampino pure la sua parte politica.

Nogarin ha poi ieri annunciato in consiglio comunale di aver inviato la lettera con la nomina. Intanto, nel (futuro) comitato di Palazzo Rosciano un nome c'è già: è il comandante della Capitaneria, Vincenzo Di Marco, ora ammiraglio. L'unico caso che la legge ammette come autonomina.

Non è questione burocratica: è nelle mani del comitato di gestione il voto sulla nomina del segretario generale. Fra pochi giorni scade Massimo Provinciali, numero due dell’era Gallanti. Con proroga avallata anche dal ministero in attesa del nuovo comitato, dice Corsini. Per quanto il neo-presidente difenda lo spirito della riforma, dal punto di vista giuridico balza agli occhi il pateracchio: con la nomina di Corsini è nata la nuova Autorità di Sistema Livorno-Piombino ma governa il porto di Livorno riesumando il vecchio comitato portuale dell'Authority che non esiste più, idem a Piombino (dove però il segretario generale non c'era e le funzioni erano distribuite).

Insomma, Corsini non fa melina a centrocampo e, pur fra sorrisi e cortesia, gira al largo dalla tentazione di fare il piacione. Qualche esempio? L'avvocato Enrico Longhi che gli parla con rimpianto del degrado dei bacini, lui risponde che quando studiava da ingegnere erano una infrastruttura che stava nei libri, ora che la città ha “aggredito” gli spazi del porto c'è da chiedersi se ha ancora senso tener lì quel tipo di lavorazione.

Niente di deciso anche se la musica è quella: lui comunque dà merito al suo “stellone” di esser arrivato praticamente in contemporanea al dissequestro che sblocca l'iter. Diciamola tutta, lo “stellone” fortunato di Corsini ha fatto gli straordinari: pochi giorni dopo è giunta qui pure la delegazione dei cinesi interessati a investire nel porto di Livorno.

Già, se la Darsena Europa attira l’attenzione di un gigante come China Railway International – dice poi Corsini – dev’essere qualcosa di importante. Di più: «Io ci credo e la voglio fare il più presto possibile, ci metterò quel che so fare cercando di evitare le sabbia mobili dei contenziosi».

Altolà alla quantificazione del numero di anni necessari per realizzare la maxi-Darsena, fatto sta che secondo Corsini «c’è da porsi il problema di come arrivarci vivi»: tema, questo, assai caro agli operatori. E qui l’attenzione è a interventi come il microtunnel, i drgaggi e le porte vinciane. «Giocando anche in tandem con Piombino, per affrontare la transizione nella fase di costruzione della maxi-Darsena».

E ancora: «Non mi interessano 100mila teu in più, voglio puntare al salto di qualità». Insomma, basta con la Lega Pro, il porto deve stare in serie A.

Ma la strategia di Corsini non è quella del prendersi a gomitate con i porti vicini: all’opposto, – afferma rispondendo a Palumbo – se vogliamo rispondere al porto di Rotterdam che viene a Milano alla conquista di contenitori italiani, bisogna fare squadra con i porti dell’Alto Tirreno per andare al contrattacco con una logica di sistema-Paese, non cercando di fregare mille teu al porto accanto».

Presentandosi agli occhi degli operatori, Corsini non si nasconde dietro un dito. Snocciola quel che ha fatto in una vita professionale «fra privati, istituti scientifici e amministrazione», dice che gli riconoscono buone doti di mediatore ma sa anche di essere «un po’ troppo ingegnere»: è per questo che chiede alle categorie economiche di «fare da antenne per capire dove va il mercato». Apertura sì ma con i puntini sulle “i”, parola di uno che mette nel curriculum di essere un ex ufficiale dell’Aeronautica. «Mi sento uomo delle istituzioni: significa che la prima regola è il rispetto delle regole. Vale per tutti e sempre».

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