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Una targa per Iqbal dagli ex alunni delle De Amicis
La sala lettura della biblioteca dei Ragazzi dedicata al ricordo del piccolo eroe pakistano ucciso a 12 anni
LIVORNO. I bambini ci guardano e imparano. Ma spesso ci insegnano lasciandoci senza parole e facendoci vergognare di fronte a certi orrori del mondo adulto. Bambini come gli ex alunni di due quarte della scuola primaria “De Amicis”, oggi studenti di seconda media. E che tre anni fa, grazie a quella che al tempo era la loro insegnante, Susanna Filoni, e a al progetto Unicef al quale presero parte, si appassionarono alla storia di un ragazzino pakistano: Iqbal Masih.
Quel piccolo eroe che, reso schiavo in età da asilo perché venduto dai genitori poveri e costretto a lavorare per 12 ore al giorno, sette giorni su sette, prima in una fabbrica di mattoni e poi incatenato al telaio in una azienda tessile, riuscì, dopo vari tentativi, a scappare, studiare, e a diventare paladino dei diritti dei bambini. Ma che poi fu ucciso a soli 12 anni dalla mafia dei tappeti. Da qui l'idea dei ragazzi di dedicargli uno spazio pubblico che, dopo varie vicissitudini, è stato finalmente assegnato da questa amministrazione: la sala lettura della Biblioteca dei Ragazzi di Villa Fabbricotti.
Dove giovedì scorso è stata scoperta - alla presenza commossa dell’assessore Francesco Belais e della vicesindaca Stella Sorgente - una targa in sua memoria. Iqbal oggi avrebbe 34 anni e probabilmente sarebbe un avvocato come sognava e invece è morto nel 1995. «Questa storia ci ha talmente commosso - hanno raccontato Linda, Francesca, Margherita e Elettra, oggi alle Pazzini (II I e II G) - perché lui ha difeso i diritti dei bambini, in particolare quello alla felicità».
«Per noi - hanno concluso prima dei ringraziamenti alle loro insegnanti - Iqbal è importantissimo».
L’assessore, nel suo discorso, che ha fatto leggere alla vicesindaca, ha ricordato cosa disse Iqba, una frase che poi è riportata anche nella targa affissa alla parete della biblioteca dei Ragazzi: «Nessun bambino dovrebbe impugnare mai uno strumento di lavoro. Gli unici strumenti di lavoro che un bambino dovrebbe tenere in mano sono penne e matite». Iqbal prima di essere ucciso era riuscito a farsi conoscere in tutto il mondo fino agli Usa (con un prestigioso riconoscimento alla Northeastern University di Boston). Grazie a lui molte cose sono cambiate anche in Pakistan. E grazie a questa iniziativa il suo nome potrà per sempre essere conosciuto dai frequentatori della biblioteca.
«È bene - ha detto Belais - che vengano a conoscenza di storie di coetanei la cui quotidianità purtroppo è molto diversa dalla loro». Teresa Cini, dirigente scolastica del Circolo De Amicis, ha colto l’occasione per mandare un messaggio chiaro e forte agli studenti: «Siate liberi, non restate imbrigliati nelle mode. Lasciate da parte le chat e i telefonini, il pensiero è la forza più grande che avete». La vicesindaca ha spiegato di aver voluto partecipare non solo per l’importanza della cosa ma, perché «avete aspettato per tanto tempo e non volevo che gli adulti vi deludessero».
L’assessore Belais poi si è intrattenuto con i numerosi ragazzi intervenuti alla cerimo0nia di inaugurazione, chiedendo loro se leggono e sottolineando in particolare la fortuna che hanno nel poter andare a scuola. Molti, dei circa sessanta presenti, hanno risposto di leggere e il libro più citato è stato “Il diario di Anna Frank”.
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