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Livorno

Sequestrato il cantiere dei Bagni Italia

CASTIGLIONCELLO. Sequestrato il cantiere dei Bagni Italia, avviato nel febbraio dell’anno scorso per ristrutturare i locali dello stabilimento balneare e realizzare un ascensore che scendesse alla...

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CASTIGLIONCELLO. Sequestrato il cantiere dei Bagni Italia, avviato nel febbraio dell’anno scorso per ristrutturare i locali dello stabilimento balneare e realizzare un ascensore che scendesse alla baia. Un intervento che in verità ha già subito svariati ritardi, ma che sembrava potersi concretizzare entro l’estate. Almeno stando alle notizie dei giorni scorsi, quando l’assessore all’urbanistica Margherita Pia aveva annunciato che erano praticamente conclusi i passaggi relativi alla seconda variante del progetto di riqualificazione dello stabilimento. Passaggi che includevano il via libera definitivo del Demanio per la realizzazione dell’ascensore. Dalla scorsa settimana, infatti, i lavori sono ripresi a tempo pieno, con l’obiettivo di portare a termine la riqualificazione della struttura e l’ascensore entro l’estate.

Adesso la nuova doccia fredda per l’attuale proprietario dello stabilimento, Mark Lombardo (il bagno è stato realizzato dal nonno Antonio Cecconi). Ieri, infatti, sulla recinzione del cantiere è stato affisso l’avviso di sequestro preventivo. L’operazione è stata portata avanti dalle sezioni di Polizia giudiziaria della Guardia di finanza e della Polizia municipale, e le indagini vengono condotte dal procuratore capo della Procura di Livorno, Ettore Squillace Greco.

Da chiarire i motivi che hanno portato a mettere i sigilli al cantiere, che comunque sono da collegare a ipotesi di abuso edilizio. In particolare c’è da capire se i lavori siano stati portati avanti con tutte le autorizzazioni necessarie e resta da valutare anche se le strutture realizzate siano a carattere temporaneo o definitive. A disporre il sequestro preventivo (ai sensi dell’articolo 321 del Codice di procedura penale), come specificato nel cartello affisso sulla recinzione, è stato il Tribunale di Livorno. Il procedimento penale a cui si fa riferimento è il numero 3183/2016, lo stesso che portò al primo sequestro preventivo del cantiere, avvenuto il 17 giugno dello scorso anno. Come all’epoca aveva spiegato Lombardo, era collegato a un esposto fatto dai confinanti della struttura. In quel caso i sigilli furono tolti dopo un mese.

(a.c.)

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