Tra i marittimi scoppia la protesta
Comandanti e direttori di macchine dovranno tornare a “scuola”: trasferta a Roma contro i nuovi corsi
LIVORNO. Sono sul piede di guerra i comandanti e i direttori di macchine livornesi. Insieme ai propri colleghi in tutta Italia, i marittimi hanno organizzato una manifestazione che si svolgerà domani a Roma, per andare sotto il ministero dei trasporti. Da Livorno partiranno circa 25 persone. Alla base di questa protesta, un corso di formazione di 300 ore per gli ufficiali di coperta e di 570 per i macchinisti che il Mit vorrebbe mettere obbligatorio.
«Quello che ci verrà insegnato durante le lezioni - ha spiegato Mario Piras, uno degli organizzatori della protesta - lo abbiamo già studiato negli anni del Nautico. Sarebbe un po' come se improvvisamente ci si rendesse conto che la laurea dei medici non ha più valore e i dottori dovessero tornare all'università. Magari dopo vent’anni di attività lavorativa». Il ministero dei trasporti vuole rendere obbligatorio un corso per tutto il personale già in possesso di qualifiche a livello direttivo, al fine di ottenere il rinnovo dei Certificati di competenza (Coc).
«Il percorso formativo da sostenere per acquisire i titoli e le competenze professionali di cui siamo in possesso, è da ormai molti anni regolamentato a livello internazionale dalla Imo (International maritime organization) per mezzo della convenzione Stcw (Sandard of training vertification and watchkeeping), alle quali l'Italia aderisce. Tali organismi internazionali hanno la funzione di aggiornare costantemente le normative vigenti sulla salvaguardia dell'ambiente, la sicurezza sul luogo di lavoro (intesa sia come "safety" che come "security") e l'adeguamento della formazione del personale di bordo ai nuovi sistemi ed alle nuove tecnologie installate sulle navi. Per quanto riguarda il personale impiegato a bordo, l'Stcw delinea i requisiti di formazione minimi fondamentali per ottenere le certificazioni che abilitano allo svolgimento di mansioni direttive (comandanti, direttori di macchina e primi ufficiali di coperta e macchina)».
Tutto è iniziato lo scorso agosto quando è uscito un decreto ministeriale con tutte le nuove normative per i rinnovi dei certificati, le cosiddette patenti, per direttori e comandanti. Un'altra circolare del 13 ottobre ha confermato, poi, che questi corsi da 300 o 570 ore li avrebbero dovuti fare tutti. «Con la riforma Gelmini - continua Piras - al Nautico sono state ridotte le ore tecniche e nel 2007 un’ispezione fatta dalla European maritime agency ha rilevato una non conformità di programma al Nautico di Viareggio. Perciò hanno detto che dobbiamo metterci in regola, ma durante quell'ispezione non è stato considerato che chi esce dal Nautico poi deve fare anni di esperienze tecniche e specializzazioni prima di poter lavorare. Negli altri paesi, invece, funziona diversamente e dopo il Nautico si è già pronti. Per noi sarebbe come tornare a scuola e perciò abbiamo preparato un ricorso».
Poco tempo fa, proprio grazie al ricorso, è uscita una nuova circolare europea nella quale si chiarisce che questi corsi non sono obbligatori per chi ha preso il diploma prima del 2002. E che, comunque, la legge dev'essere applicata agevolando il più possibile chi lavora già. Cosa che in Italia non sta accadendo. «Non siamo assolutamente soddisfatti di questo, perché si tratta di un'applicazione retroattiva della norma. Ho scritto anche alla Comunità europea per sapere se durante le ispezioni hanno trovato inconformità tali da chiedere una cosa del genere. Il Mit dà la responsabilità alla Ce, ma l'Europa se ne lava le mani. E noi dobbiamo tornare a scuola».
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