Il presidio
Tutte le spine per Corsini al via
Caos riforma: avvicendamento fra intoppi e dietrofront Poi i tre bandi-chiave: maxi-Darsena, Porto 2000 e bacini
LIVORNO. Già era abbastanza singolare che l'incarico di commissario affidato al presidente Giuliano Gallanti sia andato avanti nonostante fosse scaduto da mesi, adesso al vertice dell'Authority abbiamo il quasi-presidente Stefano Corsini che si muove come se fosse di fatto già al timone dell'istituzione benché la firma del decreto non sia ancora arrivata. Del resto, questa nomina – che mette in moto la riorganizzazione delle Autorità portuali di Livorno e di Piombino in un unico ente – ha marciato più lentamente della moviola tv: è il 19 dicembre quando il ministro Graziano Delrio annuncia su chi ha intenzione di puntare (e il governatore Enrico Rossi è preso un po' in contropiede ma fa capire di non vedere storto la figura di Corsini). Solo che bisogna quasi arrivare a Befana prima che arrivi l'intesa formale da parte della Regione.
A quel punto si passa all'ok delle commissioni parlamentari ma c'è la pausa natalizia e le vacanze sono più lunghe di quelle dei liceali, dunque bisogna aspettare metà gennaio anche soltanto per veder calendarizzare il parere: per quanto siano tutti d'accordo, anche l'iter parlamentare va a passettini. Non basta: sembra tutto finito ma è necessario che il segretario generale di Palazzo Chigi controfirmi la messa in aspettativa dell'ingegner Corsini dal proprio posto di lavoro come dirigente dell'apparato tecnico nell'area Cipe.
C'è da sperare che non debbano passare due mesi e mezzo com'è accaduto nel 2011 per Massimo Provinciali, che doveva far mettere nel freezer il proprio posto di direttore generale al ministero: nomina a metà settembre, il via libera arriva a quasi a fine novembre.
LE “CHIAVI” DELLA NOMINA
Se gli esami non finiscono mai, figuriamoci i paradossi. L'incarico di Provinciali come numero due dell'ente ha come scadenza il 31 marzo. E poi? Solo il nuovo comitato di gestione può approvare la nomina del nuovo segretario generale. Peccato che non esista ancora: nessuno lo ha ancora nominato.
Già, perché con l’istituzione della nuova Authority di sistema Livorno-Piombino cambia anche l’identikit degli organi che governano la portualità: e, fra questi, il comitato di gestione che sostituisce il comitato portuale. Escono di scena i rappresentanti di sindacati e imprenditori, restano in campo solo le nomine della Regione, del Comune di Livorno e di quello di Piombino, oltre che della Capitaneria. Ma, appunto, bisogna far ripartire la ruota daccapo con un nuovo round di nomine. Nel convegno organizzato dal Tirreno tanto il sindaco M5s livornese Filippo Nogarin quanto quello Pd piombinese Massimo Giuliani hanno annunciato di avere in testa un candidato ma di non volerne fare il nome, probabilmente per non farlo finire nel tritacarne del toto-nomine.
Però stavolta non basta indicare un nomne di fiducia: la nuova normativa richiede per i componenti del comitato di gestione gli stessi requisiti di competenza e esperienza richiesti per il presidente. Tradotto: non ci può andare chiunque.
L’Autorità anti-corruzione ha respinto al mittente l’idea di diventare una sorta di “tribunale delle competenze”: si esprimerà sulla incompatibilità e sulla inconferibilità ma non sulla sussistenza di requisiti di competenza specifica. E questo spalanca la porta a due problemi: 1) una babele giuridica per acclarare se davvero questo o quel requisito siano sufficienti a soddisfare la “competenza” richiesta; 2) l’inconferibilità è una categoria retroattiva che spinge lo sguardo indietro e rende impossibile affidare l’incarico a chi negli ultimi due anni abbia avuto un certo tipo di ruoli). Come dire: non sarà affatto facile trovare i nomi del comitato portuale.
IL CASO DI CIVITAVECCHIA
La riprova è in quel che è accaduto a Civitavecchia. L’Autorità dell’ex pm Raffaele Cantone ha bocciato per conflitto d’interesse la nomina dell’ex presidente dei portuali Enrico Luciani che la Regione aveva designato come proprio uomo nel “comitato” della nuova Authority. Ne consegue che difficilmente potrebbero rientrare dalla finestra (tramite nomina da parte di Regione, Comuni o Capitaneria) gli esponenti delle forze sindacali o imprenditoriali che la riforma aveva messo fuori dalla porta del comitato portuale nuova versione.
Non è escluso che ci si possa trovare a fare i conti con un ginepraio giuridico: il presidente della nuova Autorità di sistema costretto a navigare a vista insieme ai vecchi comitati portuali delle vecchie Authority estinte, forse in un maxi-comitato unico o più probabilmente con due distinti comitati, l’uno relativo a Livorno e l’altro riguardante Piombino.
Di più: non è escluso che il duello in casa Pd con la fuoriuscita del governatore dal partito possa avere conseguenze anche sugli organi delle istituzioni portuali. Ad esempio, davvero potrebbe dirsi costituito il nuovo comitato di gestione se Firenze tardasse, deliberatamente o no, a indicare il nome di propria competenza? Ed eventualmente quanti mesi ci vorrebbero per uscire dall’impasse giuridico?
IL DECRETO RIMANGIATO
Nel frattempo, a ingarbugliare ancor di più lo scenario c’è il (doppio) decreto relativo all’incarico a Provinciali: prima la proroga di altri tre mesi con il provvedimento n. 45, tempo poche ore e col provvedimento n. 47 arriva la revoca.
Nelle motivazioni del primo decreto, il commissario Gallanti mette l’accento su tre aspetti: 1) l’«unanime apprezzamento» per Provinciali; 2) le precedenti proroghe erano state «adottate all’unanimità»; 3) «non è stato ancora nominato il presidente dell'Autorità di sistema portuale del Mar Tirreno settentrionale né sembrano prossimi i tempi per la nomina del Comitato di gestione».
Poco più tardi, si ritiene «superata la necessità di prorogare l’incarico» oltre il 31 marzo. E la ragione messa nero su bianco è questa: sono state «acquisite assicurazioni sulla avvenuta predisposizione degli atti volti alla formalizzazione del decreto di nomina del Presidente dell'Autorità di sistema portuale del Mar Tirreno settentrionale nonché della plausibile rapida indicazione da parte degli enti deputati dei componenti del Comitato di gestione».
I TRE BANDI NEL MENÙ
Sarà una lunga transizione, insomma: e tutto quel che è stato detto fin qui racconta che non sarà semplice. Ma presto o tardi – fra un anno? – usciremo da questo traghettamento che sembra non finire mai. C’è allora da mettere sul piatto anche qualche tema di merito: a cominciare dai tre maxi-bandi che hanno il compito di ridisegnare il futuro del porto.
Stiamo parlando di: 1) l’espansione a mare con la maxi-Darsena; 2) la privatizzazione della Porto 2000, cioè lo scalo crociere & traghetti; 3) la concessione dei bacini.
Da non dimenticare che l’avviso per richiamare l’attenzione degli operatori privati interessati a investire nel project financing è stato prorogato a fine maggio.
Non è un segreto che Corsini, con le proprie competenze di ingegnere sul fronte delle grandi infrastrutture, sia stato mandato a raddrizzare le sorti di una grande opera che la Regione, con delibera di giunta, aveva chiesto di rimettere sui binari giusti.
Ma è l’esito della gara della Porto 2000 la prima cosa che l’ingegnere romano troverà nel menù appena seduto a Palazzo Civico. Già aperte le buste, entro fine settimana è in vista l’ultima riunione della commissione giudicante che si sta occupando dell’offerta tecnica. Poi il break con Livorno in vetrina al Seatrade in Florida, il più importante appuntamento del business crociere. Comunque, la gara è in dirittura d’arrivo: in lizza tre cordate di big del settore.
Non meno importante – anzi, politicamente incandescente dopo gli attacchi del sindaco Nogarin – è la soluzione del rebus bacini. Era quasi completato l’iter della gara per affidarli quando, nell’agosto di due anni fa, il crollo della nave Urania Cnr aveva ucciso un operaio e creato seri danni all’infrastruttura. Da allora il bacino è rimasto sotto sequestro e tutto è finito sotto naftalina. Dagli ultimi rilievi risulta che i danni potrebbero essere relativamente limitati: dunque , sarebbe l’Authority ad accollarsi il costo della riparazione e si potrebbe passare direttamente all’apertura delle buste. Insomma, non ci sarebbe da ricominciare dall’inizio l’appalto riscrivendolo daccapo con l’inserimento degli oneri della riparazione del guasto a carico del vincitore.
GRAZIE AL MICROTUNNEL
Questi sono i tre banchi-chiave per il futuro di Livorno. Ma fin dal primissimo sopralluogo l’ingegner Corsini ha messo gli occhi anche su altre due cose che metterà al centro della propria iniziativa.
Il primo tassello del puzzle è l’operazione microtunnel e quel che significa: la maxi-Darsena è un progetto indispensabile per rendere il porto accessibile alle navi portacontainer al di sopra degli 8mila teu e per avere a disposizione nuovi spazi per l’esplosione di traffici come le “autostrade del mare”, i forestali, i project cargo o altro ancora. Il microtunnel serve a far passare sotto il fondale le condutture dalla Darsena Petroli alla raffineria Eni, così da potergli togliere da una delle sponde del Canale d’accesso e dunque allargarlo rosicchiando una striscia di banchina.
E l’altro elemento? È la costruzione di una offerta strategica che faccia delle “nozze”fra Livorno e Piombino qualcosa di più di una aggregazione burocratica. È questo un aspetto che Corsini sembra aver ben chiaro fin dai primi convenevoli con il cronista: e non soltanto Piombino ma anche l’isola d’Elba.
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