Italia
Il vigile urbano e operaio condannato a due anni per truffa aggravata
Livorno, Fabio Dominici mentre era in servizio lavorava per il negozio di infissi della figlia. Assolto per la frode processuale
LIVORNO. Invece di andare a controllare le residenze dei nuovi livornesi Fabio Dominci, 60 anni, professione vigile urbano, si recava in orario di servizio a bordo dell’auto della Municipale a fare lavoretti e commissioni per il negozio di porte e infissi di proprietà della figlia. Tra il marzo e il maggio del 2013, ad esempio, cambiandosi spesso il giaccone, da quello di ordinanza a quello di operaio, è passato dalla casa in costruzione di un avvocato, al circolo ufficiali dell’Accademia Navale, ha fatto commissioni al negozio di elettronica in via Nicolodi, è entrato in diverse ferramenta, ditte di costruzione e infissi, ma anche al bar in piazza dei Domenicani per incontrare la compagna.
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A distanza di quasi quattro anni dall’arresto dell’agente da parte dei suoi stessi colleghi, nel pomeriggio di giovedì 2 marzo il giudice Maria Giuliana Civinini lo ha condannato per truffa aggravata a due anni di reclusione (pena sospesa), e al risarcimento del danno nei confronti del Comune di Livorno da quantificare in sede civile. Mentre è stato assolto dall’accusa di frode processuale per aver finto - era l’ipotesi dell’accusa - un intervento chirurgico per rinviare un’udienza. «È una sentenza che soddisfa le aspettative dell’accusa - spiegano dalla Procura - e conferma la bontà del lavoro fatto». Eppure dietro alla frase di circostanza pronunciata da chi ha indagato al termine dell’udienza si nasconde uno dei processi più duri della storia recente della giustizia labronica, dove più volte i difensori dell’agente hanno messo in discussione la professionalità e la deontologia di chi aveva indagato e di chi doveva giudicare.
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Nell’ordine, in tre anni di dibattimento dove si sono alternati due giudici, l’imputato ha denunciato per falsa testimonianza l’agente che lo ha pedinato (il fascicolo è stato archiviato), sostenuto attraverso un consulente il comportamenti giuridicamente scorretti del pubblico ministero Giuseppe Rizzo, ventilato la possibilità che le foto dei pedinamenti fossero state alterate e infine ricusato il giudice (la Corte d’appello ha respinto la richiesta multandolo di mille euro). Fabio Dominici, insomma, ha cercato di difendersi in tutti i modi raccontando di non essere un vigile urbano truffatore, ma al massimo un agente tuttofare, capace di fare alla bisogna - su richiesta anche dei vertici del Comando - lavoretti di ogni tipo e di avere un problema fisico che lo costringe a soste molto frequenti.
«Il vero dato - ha spiegato il pm durante la requisitoria - è che la prostatite è un pretesto attraverso il quale si giustificano le soste, guarda caso sempre in negozi di infissi. Eppure se è invalidante come sostiene la difesa imponeva la richiesta di un trasferimento che non è mai stata fatta». Poi, per quello che riguarda l’ipotesi che l’agente si occupasse della manutenzione della barca dei vigili, il pm cita la testimonianza della responsabile dell’ufficio economato del Comune. «La responsabile dell'ufficio rispose in udienza che per le spese superiori ai mille euro si deve fare un bando mentre per quelle al di sotto non c’è traccia di opere fatte da Dominci. Se le ha fatte come piacere non poteva farlo nell'orario di servizio. Stessa cosa se è andato a casa del comandante a fare dei lavori».
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