Il presidio
Porto 2000, nuova condanna per Lenzi e Crocchi
Livorno, gli ex vertici della società accusati di peculato: fatturavano i vestiti alla società, assolti i commercianti. L’ex presidente: «Nei guai per due cappine»
LIVORNO. Quarantamila euro di vestiti per i nipotini acquistati in una delle boutique più note della città, altrettanti spesi per abiti su misura di alta sartoria e fatti passare come divise per lavoro, a cui si aggiungono capi di marca per meno di diecimila euro passati per divise da hostess. Tutta merce - secondo la Procura - comprata tra il 2003 e il 2007 per sé e poi fatturata e pagata dalla Porto 2000.
Sono queste le accuse che hanno portato a una nuova condanna nei confronti di Bruno Lenzi e Bruno Crocchi nel processo che riguardava l’ultima costola della maxi inchiesta sulle irregolarità contabili e fiscali nella gestione della società che si occupa dei servizi ai passeggeri. Gli allora presidente e direttore erano imputati per peculato in concorso con tre commercianti legati al mondo dell’abbigliamento: Gabriella Billi, titolare di “Cuccuini Srl”, Benedetta Ferrucci per “Anni Verdi” e il sarto massese Stefano Gazzillo.
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Una configurazione di reato per i tre fornitori diversa rispetto ai loro colleghi imputati nel procedimento principale per reati fiscali, mentre qui, forse per allontanare la prescrizione, la contestazione è stata aggravata e di molto. Dopo oltre tre anni di udienze, i vertici di Porto 2000 sono stati condannati dal collegio presieduto dal giudice Angelo Perrone: Lenzi a un anno di reclusione in continuità con i quattro patteggiati nel maxi processo e Crocchi a due anni e sei mesi dopo la sentenza a tre anni e dieci mesi in primo grado.
«Il direttore ha avuto una pena più alta - precisa il suo avvocato Vinicio Vannucci - perché è ancora pendente il primo grado e dunque questo è stato trattato come un fatto a sé». Lo sconto, eventualmente, arriverà quando la prima sentenza passerà ingiudicato e si configurerà una continuità. Assolti invece Ferrucci per non aver commesso il fatto, Gazzillo perché il fatto non costituisce reato, Billi insieme a Crocchi e Lenzi per l’ultima delle tre contestazioni.
«Con questa sentenza - spiega l’avvocato Paolo Bassano, che rappresenta la Porto 2000 - si sono chiusi tutti i processi di primo grado che riguardano la gestione della Porto 2000, adesso la palla passa alla Corte d’Appello», sia per questo procedimento che per quello principale, andato a sentenza il 30 giugno del 2014. I giudici nel dispositivo depositato in cancelleria hanno anche condannato Lenzi e Crocchi al pagamento delle spese processuali e a risarcire in solido la Porto 2000 con 20mila euro.
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«Questa ultima presa di posizione del Tribunale - commenta Bruno Lenzi - non mi trova impreparato. Sono ormai dieci anni che subisco angherie e persecuzioni da chi rappresenta la casta livornese. Avevo accettato una carica di commissario che evidentemente dava fastidio. Allo stesso modo dava fastidio che la Porto Livorno 2000 avesse inventato un traffico traghettistico e turistico dal nulla portandolo a incrementi fino al 350%. Peccato che dopo certi cambiamenti, dal 2007 ad oggi, quella ricchezza sia stata depauperata del 50% per mancanza di conoscenza professionale dello shipping. Per questo ed altri motivi non è mai stato messo in luce che certi reati a me addebitati non mi sono mai appartenuti, mentre per dieci cappine e tre paia di occhiali si sono inventati altre contestazioni, dimenticandosi dei danni reali come lo scorporo della Porto 2000. Eppure - conclude - anche questi reati sono stati denunciati, ma senza che nessuno abbia mai alzato un dito».
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