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Provincia rebus, e ora non sparisce più
Azzerati i dirigenti, tutto in mano a nuovi funzionari (e nuovi consiglieri), ma...
LIVORNO. La Provincia è l’esempio-clou di un rivolgimento che ha cambiato tutto e ora, dopo la stop del referendum alla riforma costituzionale, sembra aver perso la bussola. A Palazzo Granducale è stata ridisegnata daccapo la mappa delle responsabilità degli uffici. A cominciare da quella di vertice: il segretario generale non è più Roberto Gerardi (che è andato a Prato a reggere Comune e Provincia in tandem) ma Maria Castallo in arrivo da Rosignano. Con un network di 12 figure con il rango di “posizioni organizzative” sono stati rimpiazzati dal novembre scorso i ruoli dirigenziali, tutti cancellati: in sella Anna Roselli (cultura e scuola), Elena Marini (economato), Barbara Moradei (manutenzioni), Gabriella Del Corso (contratti), Elena Di Lorenzo (organizzazione), Maurizio Trusendi (polizia provinciale), Lelio Franceschi (coordinamento), Angelo Mollo (protezione civile), Cristina Borrini (finanze), Irene Nicotra (sviluppo strategico), Massimo Canigiani (viabilità), Paola Meneganti (affari generali). A motivo del trasferimento di funzioni, della mobilità volontaria, delle soprannumerarietà e dei pensionamenti, ecco che escono di scena i dirigenti: Alberto Bartalucci (ragioneria), Guido Cruschelli (sviluppo e cultura), Reginaldo Serra (mobilità), Stefano Simm (segretariato generale), Luca Della Santina (infrastrutture), Claudio Bini (turismo), Enrico Bartoletti (territorio), Paolo Teglia (sviluppo rurale), Andrea Rafanelli (tutela ambientale), Mario Ferrari (lavori pubblici).
È la manovra più grossa, ha rifatto la macrostruttura dell’ente. Accompagnata dal completo cambiamento degli ingranaggi anche dal versante politico: ora sono i consiglieri di ciascun Comune che votano chi sta in consiglio provinciale pescando al proprio interno, l'ultimo voto solo pochi giorni fa. Solo 12 seggi, appena due riconfermati rispetto al consesso precedente: Sandra Scarpellini del Pd e Marco Bruciati di Buongiorno. Con una curiosità: ritroviamo fra gli eletti anche chi ha totalizzato zero voti: è il caso di Irene Visone.
Ma sono quisquilie rispetto al paradosso politico-istituzionale che c'è dietro: riguarda il tormentone della cancellazione della Provincia. L'ente è stato sfasciato, la funzioni sono state o riassegnate o abbandonate per strada, i dirigenti smistati fra pensioni e altri enti. Chissà cosa accadrà: un rebus del quale nessuno si occupa, neanche più a suon di slogan.
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