Il presidio
Non siamo coperti per morbillo e rosolia Varicella, che flop
La mappa dei dati statistici sulla percentuale di vaccinati Negli ultimi anni è calata la copertura (in modo busco)
LIVORNO. Nogarin dice che con la futura normativa regionale non potrebbe mandare i figli a scuola. E non sarebbe l’unico livornese a trovarsi in questa condizione, visto che nella nostra città le vaccinazioni - stiamo ovviamente parlando di quelle facoltative - ha subito come, sottolinea l’azienda sanitaria in una relazione riguardante i dati del 2015, «un calo legato alla presenza sul territorio di movimenti antivaccinazione».
Un calo che si è accentuato col passare degli anni, come è facile intuire anche osservando i dati relativi alla nostra provincia (il confronto è disponibile fino al 2014 compreso). Nell’Area Livornese, infatti, che comprende Livorno e Collesalvetti, la vaccinazione obbligatoria mantiene una copertura del 97% mentre i vaccini facoltativi - come morbvillo, rosolia e parotite - scendono dal 92% del 2012 all’89% del 2013 e addirittura all’85% nel 2014. Siamo quindi abbondantemente sotto la soglia di sicurezza del 95% che è stata fissata dagli studi scientifici: al di sotto di questa copertura, si ritiene che l’agente patogeno continui a circolare. In caso di copertura superiore al 95%, invece, l’Istituto supertiore di sanità ritiene che scatti la cosiddetta immunità di gregge: anche i non vaccinati beneficiano degli effetti positivi della vaccinazione. E per quanto riguarda la nostra provincia, le vaccinazioni facoltative sono tutte sotto questa soglia: la Bassa Val di Cecina nel 2014 era all’89%, la Val di Cordia al 92%, l’Elba all’87%. Percentuali basse, ma mai come a Livorno.
C'è però anche dell'altro. Basta sfogliare l'ultima relazione sanitaria che riguarda lo stato di salute dell'ex Asl 6: alla metà dello scorso decennio o, al più tardi, nel 2010 la copertura vaccinale relativa a dieci fronti caldi era per i livornesi sempre e comunque al di sopra sia della media regionale sia dello standard di quanto si registrava in tutta l'area vasta della Toscana Nord Ovest (che raggruppa l'area costiera dalla Lunigiana all'Elba). Unica eccezione, per una briciola di punto percentuale, il vaccino contro il papilloma virus: nel resto della Toscana cresce leggermente e sfiora la soglia del 76%, nella nostra provincia va giù in picchiata e si attesta poco al di sopra del 70%. In appena quattro anni.
Adesso no: anzi, per ciascuna di tali tipologie l'abbassamento della percentuale di quanti si vaccinano risulta in provincia di Livorno talmente marcato da sorpassare in discesa talvolta i dati relativi alla Toscana e al resto della maxi-Asl costiera. Anche qui salta fuori qualche eccezione: la copertura vaccinale dei livornesi rimane sopra gli standard regionali o di area vasta, ad esempio, per Dpt (difterite pertosse tetano), nell’antipolio, contro l’epatite B e per l’Hib (Haemophilus influenzae tipo B). Comunque, per quanto la percentuale sia al 95%, anche in ciascuno di questi campi l’andamento nell’arco degli ultimi dieci anni è in calo: e in provincia di Pistoia, per fare un paragone, si va non lontano dal 97% e in quella di Massa si oltrepassa la soglia del 98%.
Balza agli occhi, però come caso eclatante l’atteggiamento di fronte alla varicella: la copertura vaccinale a 24 mesi sfiorava il 90% nel 2010, eccola giù precipitata al 73,4% in un quadriennio. Non solo: l'ultimo riferimento disponibile è l'annata 2015, e qui la copertura è al 68,3%. E' vero che in provincia di Pisa è più bassa che da noi ma, per avere un raffronto, siamo dieci-undici punti al di sotto della provincia di Lucca (78,4%), Prato (78,8%) e Pistoia (79,1%) e quasi quindici in meno rispetto a quella di Massa Carrara (82,8%).
Una coincidenza? Mica tanto: l’ultimo dato della percentuali di vaccinati contro il meningococco (C e tetravalente) arriva qui da noi all’85,7% mentre nell’ex Asl pisana o in quella lucchese lo standard è all’88-89%, in provincia di Massa supera il 94% e in quella di Prato vola al 95,3%.
La percentuale livornese non raggiunge l’85% di vaccinati né per la rosolia né per la parotite e neppure per il morbillo. Il paragone? Pisa è a un soffio dell’89%, a Massa Carrara si va a un passo dal 92%.
È come se i livornesi avessero deciso di ritenersi al sicuro per quanto riguarda una sfilza di rischi: ci si sente indenni dal pericolo di contrarre la rosolia, si pensa di poter non tenere la parotite o il morbillo, per non parlare della varicella.
Resta da capire se l’atteggiamento riguardi i vaccini in quanto tali o, al contrario, sia legato all’atteggiamento di genitori di bambini piccoli. La riprova sta nell’approccio alle vaccinazioni anti-influenzali relative agli anziani: più della metà (50,4%) hanno scelto di premunirsi, due punti in più a paragone di quel che si registra su scala regionale.
Eppure stiamo parlando semplicemente dell’influenza: segno che l’atteggiamento nei riguardi dei vaccini cambia a seconda di una pluralità di aspetti: 1) le differenti generazioni; 2) la percezione dei fattori reali di rischio; 3) l’idea che si debba provvedere ai figli o che si debba pensare alla salute malferma. (a.g. m.z.)
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