Il metodo Norma, così la cancelliera indagata faceva sparire soldi e fascicoli dal Tribunale
Livorno, dalle carte dell'accusa emerge il sistema con cui la funzionaria che lavorava anche da casa si è appropriata di circa cento atti e 230mila euro. Il racconto: "In quell'ufficio faceva tutto lei"
LIVORNO. Sulle scale del Tribunale un avvocato si ferma e accende la memoria sull’argomento del giorno per chi mastica codici, cause e fascicoli: «Norma Margheri all’ufficio delle esecuzioni mobiliari - ricorda - faceva tutto: le pratiche ovviamente, ma incassava anche i soldi, smistava gli avvocati a suo piacimento e curava anche i verbali. Poi il giudice arrivava, firmava e se ne andava».
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La funzionaria tuttofare trasferita nel 2013 all’ufficio per la volontaria giurisdizione e sospesa l’estate scorsa dal servizio, è stata per oltre vent’anni l’unica depositaria dei segreti che si nascondono dietro alle stanze 238 e 239 del palazzo al numero 88 di via De Larderel. E leggendo le ventitré pagine del capo d’imputazione nel quale la sessantenne è accusata di peculato per una cifra di 230mila euro, di truffa ai danni di un’anziana ereditiera per 15mila e di aver fatto sparire un centinaio di fascicoli, quell’ufficio lo avrebbe gestito come se fosse l’orto della villetta dove vive, in provincia di Lucca, sequestrata il 13 gennaio scorso: portava a casa i fascicoli per lavorare anche nel fine settimana (la finanza ne ha trovati diversi nella sua auto), incassava gli assegni di una pratica e li versava per coprire gli ammanchi di un’altra, scambiava le marche da bollo e faceva sparire questa o quella pratica.
Ma cosa succedeva se qualcuno si accorgeva che qualcosa non andava? Capitava rarissimamente soprattutto prima che venisse trasferita, ma se succedeva la cancelliera cercava di mettere la polvere sotto al tappeto della giustizia che evidentemente era abbastanza ampio. Come è avvenuto con una nota dell’avvocata Francesca Blunda al giudice Roberto Urgese, oppure con una mail della collega Donatella Martorella allo stesso giudice che in calce delegava la cancelliera al ritrovamento del fascicolo. Era il 10 novembre 2014 e quell’atto, ad oggi, risulta scomparso.
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La finanza ha impiegato quasi due anni per ricostruire l’archivio fantasma che la funzionaria avrebbe fatto sparire tra il 2005 e il 2013 dall’ufficio delle esecuzioni mobiliari, prima di riproporre il modello Margheri anche alla volontaria giurisdizione dove ha lavorato fino all’estate scorsa e dove le sue tracce - secondo gli inquirenti - sono ancora più evidenti. Perché di comportamenti illegali gli investigatori ne avrebbero registrati molti e di tutti i colori, come le cartelline sparite: una blu dove era inserita una nota di liquidazione, una arancione che conteneva atti di amministrazione straordinaria di figli minori, una rossa per una esecuzione e un’altra dello stesso colore contenente alcune istanze di un amministratore di sostegno.
La prossima settimana è in agenda un faccia a faccia tra la cancelliera indagata e suoi legali che per il momento preferiscono non commentare l’inchiesta e tutte le accuse che la procura fa alla loro cliente. Per loro parlano tutti gli altri avvocati che negli anni hanno lavorato fianco a fianco con la funzionaria. «La cosa incredibile - dicono è che nessuno si sia mai accorto di nulla». E che la Margheri abbia potuto far sparire dal Tribunale un intero archivio di pratiche nel silenzio.
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