Il Tirreno

Livorno

il caso AAMPS

di Juna Goti ;
il caso AAMPS

LIVORNO. Dalle linee dell’inceneritore agli uffici della Tari, dalle isole ecologiche ai camion che raccolgono la spazzatura. Da ieri tra i lavoratori dell’Aamps circola un documento, firmato dai...

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LIVORNO. Dalle linee dell’inceneritore agli uffici della Tari, dalle isole ecologiche ai camion che raccolgono la spazzatura. Da ieri tra i lavoratori dell’Aamps circola un documento, firmato dai rappresentanti sindacali: annuncia che tra meno di dieci giorni, il 30 gennaio, in azienda partirà il blocco degli straordinari, che andrà avanti almeno per nove giorni. Dice, insomma, che lo stato di agitazione proclamato il 21 dicembre, e confermato dopo una serie di tentativi di conciliazione andati a vuoto, entra nel vivo. Ma soprattutto racconta che nella pancia di Aamps, tra i 300 dipendenti, scorre un fiume di tensioni che per ora nessuno è riuscito a disinnescare. Anzi. Si scopre oggi che nell’ultimo mese sono partite decine di lettere di contestazione disciplinare che hanno a che fare con un braccio di ferro dilagato sugli straordinari dopo la decisione di licenziare due quadri.

Il nostro viaggio dentro l’azienda riparte da qui, dai lavoratori. Perché è anche sul fronte del personale, come gli stessi dipendenti sanno bene, che si gioca una parte del futuro dell’ex municipalizzata che ha imboccato la strada del concordato. E che nei prossimi cinque anni - solo per guardare al piano presentato al tribunale - dovrà dimostrare di riuscire a onorare i suoi debiti con i creditori e a garantire, anzi implementare, i servizi (se è vero che l’amministrazione pentastellata vuole estendere il porta a porta a tutta la città).

I dati dicono che intorno a via dell’Artigianato oggi ruotano circa 300 dipendenti: ai 256 riportati nel sito internet aziendale, fermo al 31 dicembre del 2015, vanno infatti aggiunti i 33 precari stabilizzati un anno fa. Si contano un dirigente e una ventina di posizioni organizzative, gli amministrativi sono una quarantina (ufficio Tari, contratti, appalti...), il resto è diviso tra i servizi operativi (dal porta a porta alla raccolta dei rifiuti con i camion), l’inceneritore, e altri servizi che vanno dalle stazioni ecologiche alle manutenzioni. Nell’azienda dei rifiuti non c’è nessuno spazzino, o meglio nessun addetto allo spazzamento manuale delle strade, esternalizzato anni fa (prima Cooplat, poi Avr).

È proprio quando si pronuncia la parola servizi che fuori dai cancelli di Aamps i primi dipendenti scattano. Nessuno vuole finire sul giornale. Ma dalla Rsu riassumono qual è uno dei temi sul piatto del lavoro: «Siamo preoccupati perché per mesi abbiamo sentito ripetere che c’era la volontà di reinternalizzare i servizi, invece se ne stanno esternalizzando sempre di più». Un paio di esempi: «La raccolta dei rifiuti ingombranti è appena andata a gara, e piano piano stiamo perdendo anche lo spazzamento meccanizzato delle strade». «Lo scorso anno - raccontano i lavoratori che abbiamo incontrato - l’azienda ha iniziato una sperimentazione con Avr per ottimizzare i servizi: Avr si è attrezzata con 4 spazzatrici e ora si sta allargando, i nostri mezzi escono sempre meno». Perché? Secondo alcuni per due motivi: da una parte c’è la vecchia storia del costo del lavoro ( occhi puntati sui contratti degli esterni, contro il multiservizi), dall’altra la partita del porta a porta. «Abbiamo l’impressione che vogliano recuperare il personale da altre attività perché c’è la corsa ad estendere il porta a porta a tutta la città entro la fine di quest’anno...». Ma una bandierina non può bastare e i riflettori sono mirati su come è e sarà organizzato un servizio che entra nelle case di migliaia di livornesi (già 20mila).

Le linee del piano industriale presentate da Aamps la scorsa estate prevedono un incremento entro il 2021 di 26 lavoratori, «principalmente - c’è scritto - in seguito a nuove assunzioni per il porta a porta», dove sono previste 56 unità in più, che però andranno di pari passo con la non sostituzione automatica dei pensionamenti. È stimato che il costo del lavoro nei prossimi 5 anni crescerà di un milione di euro (da 14,8 a 15,6 milioni per l’«incremento del numero di risorse», il «venir meno dell’incentivo del Jobs Act» e «l’introduzione del direttore generale»). Al tempo stesso scenderà il costo medio per dipendente: effetto prima di tutto della «rivisitazione degli accordi di secondo livello». Già partita. «Da quasi un anno è stata azzerata la contrattazione di secondo livello - ricordano dalla Rsu - che per molti ha significato 200-250 euro in meno in busta. I lavoratori hanno fatto la loro parte, ora vogliamo sederci a un tavolo e vedere il piano industriale, la pianta organica, capire cosa l’azienda vuole fare da grande. Da parte nostra c’è disponibilità a riaprire il confronto. Ma sul piatto non possono esserci i licenziamenti».

Già, i licenziamenti dei due quadri, che hanno ricevuto la lettera la settimana di Natale. Da lì è partita una nuova escalation di tensioni: che forse non si sono respirate fuori dall’azienda, perché i servizi hanno continuato ad essere garantiti, ma si sono sentite dentro. Dal 15 dicembre al 7 gennaio, quando scatta il “salva-servizi” e non ci sono forme di protesta, tra i lavoratori è stato registrato una sorta di rifiuto generale, seppur individuale, a fare gli straordinari. Di risposta l’azienda ha disposto ordini di servizio giornalieri, allegando le ore di straordinario da fare. Il braccio di ferro è andato avanti fino a quando non sono state inviate decine lettere di contestazione disciplinare: almeno una settantina, stando a quanto si racconta fuori dai cancelli. In questo clima, la prossima settimana, partiranno le audizioni azienda-sindacati-lavoratori.

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