Il presidio
«Frode fiscale», ecco chi è l'imprenditore arrestato
Livorno, ai domiciliari è finito Paolo Tanozzi, 53 anni: avrebbe raggirato l’Erario con fatture false pari a nove milioni di euro
LIVORNO. Delle 73 pagine di cui è composta l’ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice per le indagini preliminari Antonio Pirato più della metà riguardano fatture che secondo la finanza sarebbe totalmente false e che avrebbero dato origine a una frode fiscale da centinaia di migliaia di euro.
Inizia da qui il quadro accusatorio che ha portato all’arresto dell’imprenditore livornese Paolo Tanozzi, 53 anni, con il figlio (anche lui indagato), titolari della società di autotrasporti Logitrans che ha sede a Stagno. Diciassette le persone finite nei guai, 35 gli automezzi per il trasporto di merci sequestrati e 9 milioni di euro di fatture false per un danno all’Erario di almeno 300mila euro.
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L’attività d’indagine, coordinata dal pubblico ministero Massimo Mannucci e ribattezza "Ghost Truck" è iniziata a seguito di anomale operazioni di compravendita di mezzi stradali effettuate dall’imprenditore livornese a favore di imprese labroniche, per lo più fallite, che lavorano nel settore del trasporto di merci su strada per conto terzi, i cosiddetti padroncini.
UNA RETE DI PRESTANOME. Dai controlli i finanzieri sono riusciti a scoprire un articolato sistema di frode che ha visto coinvolte diverse aziende alcune delle quali, attive tra il 2010 e il 2013, hanno subappaltato l’effettuazione di prestazioni di trasporto ad imprese rivelatesi “cartiere”, prive, cioè, di una effettiva capacità patrimoniale, sprovviste di un reale impianto contabile, intestate a prestanome e inottemperanti, di fatto, agli obblighi fiscali. Queste ultime, attraverso l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti emesse da altre ditte, sempre riconducibili all’arrestato, hanno formalmente immatricolato numerosi trattori stradali e semirimorchi, senza esserne mai state, di fatto, le effettive proprietarie.
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In tal modo, le imprese fantasma si sono dotate di un parco di veicoli (di cui in realtà non disponevano) e hanno, al pari, formalmente assunto personale impiegato come “autista”, il quale, tuttavia, era gestito dall’imprenditore tramite delle società beneficiarie della frode. Le “cartiere” emettevano, a loro volta, fatture gonfiate, consentendo alle imprese beneficiarie - reali titolari dei mezzi di trasporto e dirette beneficiarie delle prestazioni rese dagli autisti, “di fatto” dipendenti – l’indebita deduzione dei relativi costi, la detrazione dell’Iva esposta in fattura e il mancato pagamento degli oneri contributivi e previdenziali connessi al personale. Le imprese “cartiere” hanno omesso la presentazione delle dichiarazioni, il versamento delle imposte e degli oneri contributivi e previdenziali. Evasori totali, quindi.
GLI ALTRI INDAGATI. Oltre all'arresto dell'imprenditore livornese che ha diversi precedenti, altre 17 persone sono finite nei guai, per i reati, a vario titolo, di emissione ed utilizzo di false fatture, omessa dichiarazione, omesso versamento di Iva, distruzione di documentazione contabile, falsità ideologica, riciclaggio e bancarotta fraudolenta. Inoltre l'uomo ai domiciliari, secondo l'accusa, avrebbe fatto sparire da una società a lui riconducibile ingenti somme di denaro e numerosi beni mobili registrati.
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